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Non solo gas: ecco perché Johnson rischia un nuovo Inverno del Malcontento

Future Fund

Le preoccupazioni del governo britannico nel punto di Daniele Meloni

L’Inverno del Malcontento. Il ritorno alla settimana lavorativa di tre giorni. Sulla stampa britannica (specie quella vicina ai Laburisti, ma non solo), non si fa altro che dipingere uno scenario fosco per il futuro ormai prossimo di Londra. Un mix potenzialmente letale di rialzo delle tasse, problemi energetici e nella fornitura dei supermercati ha fatto sì che il ministro per il Business e l’Energia, Kwasi Kwarteng riferisse in Parlamento per confermare che non ci saranno problemi di approvvigionamento e che “le luci non si spegneranno”, come successe durante la crisi energetica degli anni Settanta, che, durante il governo Tory di Ted Heath, costrinse il Regno Unito a contingentare l’uso dell’elettricità e limitare la settimana lavorativa a tre giorni. Scenario da incubo per Johnson, che si trova a New York per l’Assemblea Generale dell’Onu e per l’incontro alla Casa Bianca con Biden.

L’aumento dell’1,25% della National Insurance (partirà però da aprile) e delle bollette del gas e la fine del regime di rafforzamento dell’Universal Credit – una specie di sussidio universale che copre reddito, casa e assistenza medica – rischiano di colpire le classi più deboli, quelle che alle elezioni del 2019 hanno dato il loro sostegno a Johnson e ai Conservatori, ribaltando anni e anni di dominio Laburista nel nord-est dell’Inghilterra. Parlando con Bbc Newsnight, l’ex ministro per la Brexit, David Davis, ha messo in guardia il governo su una possibile crisi che riguardi il tenore di vita di “operai, idraulici e camionisti”.

La questione del costo del gas è, però, quella che preoccupa di più Whitehall. Il costo della commodity è alle stelle e molti fornitori rischiano di andare gambe all’aria se il governo non toglierà il massimale sul prezzo delle forniture nelle bollette. Senza giri di parole le società che operano nel settore hanno chiesto di far ricaricare i costi della crisi sui clienti, ma, così facendo si avrebbe un imponente aumento annuale dell’esborso dei consumatori (si parla di circa 150 sterline), che per il governo sono anche elettori. Kwarteng a Westminster ha confermato il “cap”, il tetto sul costo delle bollette, ma la storia non sembra essere finita.

Altro discorso, che riguarda più che altro il Cancelliere dello Scacchiere, Rishi Sunak, è quello legato all’Universal Credit. Durante la pandemia il governo Tory ha aumentato di 20 sterline la cifra a disposizione delle fasce più povere della popolazione, ma a fine ottobre la misura decaderà e non ci sono dichiarazioni di Johnson o dello stesso Sunak in favore di una sua proroga. L’ex leader del partito, Iain Duncan Smith, brexiteer ma vicino all’ala più social-conservatrice del partito, ha già presentato un emendamento in tal senso. Vedremo se nel prossimo Budget, in ottobre, Sunak e il Cabinet troveranno la quadra.

Il Primo Ministro, dal canto suo, ha cercato di rassicurare tutti da New York. Non ci sarà nessun problema di taglio delle forniture del gas e dell’elettricità, l’inflazione è sotto controllo e, anzi, i salari aumentano e l’economia britannica è quella con il più alto tasso di crescita tra i paesi dell’Ocse. Johnson, però, sa che se un governo chiede alla popolazione di non andare in panico spesso ottiene il risultato opposto, e conosce pure molto bene il Riccardo III di Shakespeare – da cui è tratto il termine “Winter of Discontent” – e la storia del governo Heath: non ci tiene proprio a passare alla storia come il secondo premier azzoppato – o addirittura fatto fuori – dall’Inverno del Malcontento.

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