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Chi vive grazie agli annunci di nuove sciagure

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Il direttore del World Food Program ha avvertito che — causa la coincidenza di locuste, siccità, conflitti, Coronavirus e altro ancora — “potremmo trovarci di fronte a carestie di proporzioni bibliche tra pochi mesi”. La Nota diplomatica di James Hansen

 

Si ha un po’ l’impressione che stiamo improvvisamente vivendo tempi biblici: data la pestilenza, non poteva mancare la piaga delle cavallette. Dall’anno scorso si sta allargando in Africa, la Penisola Arabica e in Sud Asia una gravissima invasione di locuste che minaccia molto seriamente la produzione alimentare dei paesi coinvolti. L’infestazione è già la peggiore degli ultimi 70 anni in Kenia e 25 anni in Etiopia, Somalia e India. Ha cominciato ad allargarsi nel giugno del 2019, per poi proseguire e accelerare nel 2020.

È scoppiata inizialmente nel Rub’ al Khali, il desolato “deserto di sabbia” che occupa una larga parte della Penisola Arabica meridionale. È piovuto molto nella zona — un evento assolutamente insolito — nel 2018, al punto di formare tra le dune dei laghi temporanei che sono serviti da incubatrici per enormi sciami di locuste del deserto (Schistocerca gregaria), un insetto della famiglia Acrididae, l’unica specie del suo genere diffusa nel Vecchio Mondo. Già alla fine del 2019 gli sciami erano arrivati in Etiopia, Eritrea, Somalia, Kenia, Arabia Saudita, Yemen, Egitto, Oman, Iran, India e Pakistan. Per gli agricoltori gli insetti sono un disastro. Divorano con voracità quasi tutti i tipi di coltivazioni. Uno sciame di locuste può consumare in un sol giorno quanto mangerebbero 35mila esseri umani. Inoltre, le locuste del deserto si riproducono rapidamente: una femmina depone 60-80 uova per tre volte nel corso del suo ciclo di vita di circa 90 giorni. Se ciò non bastasse, aiutati da venti favorevoli, gli sciami possono spostarsi fino a 150 km in un giorno. In pratica non c’è granché da fare.

Secondo The Guardian, nel Nord dell’India — particolarmente colpito dalla piaga delle locuste—il consiglio ufficiale ai contadini disperati è di “fare molto rumore cosicché (gli insetti) non si poggino per terra e volino oltre – e non lasciarsi andare al panico…”. È un equivalente ai consigli occidentali per l’epidemia Covid: lavarsi spesso le mani e non sputare per terra… Male non fa, forse serve anche, ma non è risolutivo. Gli agricoltori suonano i clacson delle auto e il rock indiano ad alto volume. Hanno almeno la sensazione di combattere contro il nemico che distrugge i loro campi.

Intanto, il Direttore del World Food Program ha recentemente avvertito il Consiglio di Sicurezza dell’Onu che — causa la coincidenza di locuste, siccità, conflitti, Coronavirus e altro ancora — “potremmo trovarci di fronte a carestie di proporzioni bibliche tra pochi mesi”. Proporzioni bibliche… Le “piaghe d’Egitto” del Vecchio Testamento erano dieci, alcune abbastanza blande, come la piaga delle rane o quella dei foruncoli—più che altro avvertimenti al Faraone affinché desse retta al Dio di Mosè. Poi, viviamo in un mondo dove il Direttore del World Food Program deve anche giustificare il suo budget di tanto in tanto. Non ha interesse a minimizzare…

Comunque, tra le piaghe l’invasione delle cavallette/locuste è già all’ottavo posto di una sorta di scala da uno a dieci. Il prossimo passo (biblico) è quello dei tre giorni di tenebre. Un blackout esteso? Internet che salta? Se invece il Sole si spegnesse per qualche tempo dovremmo preoccuparci sul serio.

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