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Non solo Covid, il pericolo del ritorno di una tempesta solare

di

iconoclastia

“Mentre la probabilità di una tempesta estrema è bassa in ogni dato momento, i dati storici suggeriscono…un intervallo di ritorno di 150 anni per le tempeste più forti, come il Carrington Event di 154 anni fa”. La Nota diplomatica di James Hansen

Come abbiamo visto recentemente, possono capitare eventi su scala planetaria che trasformano radicalmente e velocemente la vita di tutti. Il fatto che questi fenomeni siano rari e difficilmente prevedibili non esclude la possibilità che accadano — e il rischio non è solo sanitario.

Nel 1859 una tempesta solare investì la Terra con una lingua di particelle ad alta energia. L’episodio — noto come “The Carrington Event”, dal nome dell’astronomo inglese Richard Carrington — durò diversi giorni ed ebbe l’effetto di sovraccaricare il campo magnetico terrestre. Fece saltare l’unica “rete” allora esistente, quella telegrafica. Gli operatori videro scoppiare le loro batterie e fondere i loro attrezzi, fisicamente molto robusti, quando un getto di plasma solare indusse nei circuiti un flusso elettrico eccessivo. Si fusero i contatti in platino dei relè. Il platino si scioglie alla temperatura di 1.768 °C. La carica d’energia nell’alta atmosfera produsse uno spettacolarissimo fenomeno di aurore boreali, visibili alle latitudini di Roma e dell’Avana. In Nord America si potevano leggere i giornali di notte con la sola luce dell’aurora e un po’ ovunque il cielo si colorava di un allarmante rosso sangue. Il tutto durò un paio di giorni, e poi niente. Si rimise in funzione la rete telegrafica. Non c’erano altri danni significativi perché non c’era altro da danneggiare. La vulnerabilità era praticamente tutta nei circuiti elettrici, e all’epoca l’elettricità si usava pochissimo…

Oggi un evento del genere raderebbe al suolo in un attimo la nostra società tecnologica — e non capiremmo neanche come fosse successo perché, nella circostanza, la notizia non avrebbe modo di circolare. Ci siamo andati vicini in tempi recenti, nel 2012, quando un getto di energia solare molto intenso ha attraversato l’orbita terrestre, mancando il nostro pianeta di soli nove giorni. La Nasa, commentando il “near miss”— il “colpo mancato per un pelo” —ha scritto che: “Essere ‘centrati’ da un getto di plasma magnetizzata come quello che la Terra ha schivato nel luglio 2012 causerebbe blackout elettrici estremamente estesi, mettendo fuori uso tutto ciò che è attaccato a una presa… La maggior parte della popolazione non riuscirebbe nemmeno a tirare l’acqua della toilette perché le forniture idriche urbane dipendono da pompe elettriche”.

È difficile dare la notizia di ciò che non succede e l’evento del 2012 è stato perlopiù ignorato dai media; ma non dagli assicuratori… I Lloyd’s of London hanno commissionato uno studio sui rischi assicurativi di un simile disastro, limitatamente alla rete elettrica nordamericana. Gli analisti hanno calcolato che il blackout conseguente potrebbe durare fino a due anni — soprattutto a causa della difficoltà nel sostituire i trasformatori saltati della rete di distribuzione elettrica — e che il danno potrebbe toccare i $2,6 trilioni. Nell’uso statunitense il termine “trillion” corrisponde a mille miliardi.

Gli analisti Lloyd’s hanno concluso: “Mentre la probabilità di una tempesta estrema è bassa in ogni dato momento, i dati storici suggeriscono…un intervallo di ritorno di 150 anni per le tempeste più forti, come il Carrington Event di 154 anni fa”. Scrivevano nel 2013. Ora sono passati 161 anni.

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