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Non c’è più religione?

È stupefacente quanto sia scomparso in fretta il mondo dei nostri antenati, governato da tempi immemori dalle quattro stagioni e da Dio. La Nota di James Hansen

Gli Stati Uniti si stanno “scristianizzando” a un tasso di circa l’1% all’anno— ogni anno, da qualche decennio. Non è che chi lascia la fede si “iscriva” altrove. Più spesso passa nella categoria statistica declinata dagli americani “ateo, agnostico, ‘niente in particolare’”. Per l’Italia, come rileva simpaticamente la UAAR-Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti: “L’Istat, appena si è delineata una tendenza significativa dei cittadini a dichiararsi atei, ha smesso di censire la religione degli italiani, per cui non ci sono più dati aggiornati ufficiali sulla percentuale dei cattolici nel nostro paese”. I buddisti italiani invece avrebbero ormai ampiamente superato i 300mila—non contando gli immigrati asiatici. I buddisti sono atei, per definizione senza un dio. Numerosi studi—di Gallup International, Pew Research et al—indicano che il numero assoluto degli atei è in aumento in tutto il mondo.

Nella penisola scandinava, in Repubblica Ceca, in Germania, nei Paesi Bassi, in Asia orientale e in particolare in Cina, gli atei e gli agnostici in genere risultano essere già la maggioranza. Ma la statistica stessa è una sorta di fede—e anche piuttosto noiosa. Se ne può fare a meno: basta guardarsi attorno, un po’ in tutto il mondo, alle chiese dismesse o forse divenute “monumenti storici”. In Italia i matrimoni con rito civile hanno da anni superato quelli con rito religioso. La battuta è “Non c’è più religione”, ma non è vero. Le fedi ci sono, mancano gli dèi. Per molti “la natura” è una sorta di fede, una fede “verde” che ha i suoi santi. Greta Thunberg cos’è se non una sorta di “unta di Natura”?

Innocentemente ignorante, spiega ai leader del mondo cosa s’ha da fare per ripristinare il paradiso terrestre. Tutti cercano—e pertanto trovano—cose in cui credere. Chiunque abbia tentato di ragionare con un’estremista no-vax sente chiaramente di essersi imbattuto in una sorta di fede—per quanto in negativo, con tanti diavoli che vogliono usare le torri 5G per controllare le nostre menti attraverso i micro-chip iniettati insieme al vaccino anti-Covid.

Oggigiorno le nostre religioni—le nostre fedi—le costruiamo ad hoc, raccattando pezzi qua e là. Il “wokeismo” ne è un esempio, un sistema di credenze, una sorta di supermercato di idee—spesso malformate, ma non tutte cattive—unite in dosaggi diversi a seconda delle necessità del credente. La nostra è un’epoca di fresca evangelizzazione. Le nuove fedi cercano ancora un punto focale, di coagulo. Cerchiamo la redenzione, ma non sappiamo ancora esattamente dov’è o com’è. Manca il Dio, di piccoli aspiranti dèi ne abbiamo a bizzeffe.

È il nostro momento pagano—dal latino paganus, “abitante del villaggio”. Il mutamento di significato potrebbe dipendere dal fatto che l’antica religione resistette più a lungo nei villaggi che nelle città. Secondo un’altra ipotesi paganus, che aveva già nel latino classico il significato di “civile, borghese, non militare”, contrapponendosi quindi a miles, avrebbe acquisito il nuovo senso perché i primi cristiani, che si consideravano militi di Cristo, chiamavano quelli lenti a convertirsi pagani, cioè “borghesi”. Toccherà di nuovo ai borghesi essere pagani? La storia è una ruota che gira sempre.

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