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Vi spiego le vere mire Nato di Trump con Europa e Russia

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L’analisi dell’editorialista Guido Salerno Aletta sulla prima giornata del vertice Nato con le reprimende di Trump alla Germania

Donald Trump fa un unico conto: tra le esorbitanti spese americane per la difesa e le relazioni commerciali che li vedono in forte passivo, i partner europei devono smetterla di approfittare della generosità statunitense. “La Germania è prigioniera della Russia”: mentre i contribuenti americani finanziano la Nato per proteggerla, i tedeschi finanziano Mosca comprandone il gas. Il loro atteggiamento è intollerabile: non solo hanno messo anticipatamente fuori uso le centrali a carbone e quelle nucleari, ma stanno addirittura costruendo un nuovo gasdotto, il North Stream 2.

Il Presidente americano, appena arrivato a Bruxelles per la riunione del Consiglio generale della Nato, continua imperterrito la sua campagna elettorale, in vista delle elezioni di mid-term che si terranno a novembre. In ballo ci sono il rinnovo della Camera dei Rappresentanti, un terzo del Senato e ben 36 Governatori: il suo futuro politico si gioca ora.

I tweet sono rivolti tutti al suo elettorato: “Sono a Bruxelles. Ma penso sempre ai nostri farmers. Il prezzo della soia è crollato del 50% tra il 2012 e la mia elezione. Si sono impoveriti per 15 anni. Le barriere commerciali ed i dazi imposti dagli altri Paesi stanno distruggendo il loro commercio. Io lo aprirò, sarà il migliore di sempre, ma non posso farlo troppo in fretta. Sto combattendo per i nostri farmers, affinché possano finalmente competere ad armi pari, e vincerò!”

Tutto si tiene, dunque. Il riequilibrio nelle spese militari, con una più consistente partecipazione degli alleati alle spese della Nato fa pari e patta con quello delle bilance commerciali e degli equilibri geopolitici. Questo ragionamento vale per tutti: alleati europei, Russia e Cina.

Per questo, Donald Trump non ha avuto nessuna difficoltà ad affermare, dopo aver incontrato la Cancelliera tedesca, che “la relazione con la Germania è eccezionale”. Di rimando, Angela Merkel ha affermato a sua volta che con gli Usa “siamo buoni partner, e vogliamo continuare a cooperare in futuro”. I colpi sotto la cintura si tirano di continuo, fingendo un assoluto fair play.

Donald Trump proseguirà il viaggio europeo recandosi prima in Gran Bretagna, e poi ad Helsinki per incontrare Vladimir Putin. Ha cominciato a destabilizzare l’alleato britannico, rammentando l’amicizia che lo lega a Boris Johnson, il ministro degli esteri britannico dimessosi in dissenso con la Premier Theresa May per via del progetto di Brexit considerato un tradimento della volontà popolare, perché trasformerebbe la Gran Bretagna in una sorta di colonia permanente della Unione europea.

Si toglie già i sassolini dalle scarpe: poiché non sono state previste occasioni di incontro pubblico a Londra, per evitare manifestazioni popolari ostili, sottolinea la sua disapprovazione verso una Brexit che tale non è. L’Europa unita, come soggetto politico autonomo, non è funzionale al disegno americano, che considera un Occidente che ha Washington come unico centro di gravità.

Questo disegno imperiale americano è messo continuamente in discussione su troppi versanti: dallo squilibrio strutturale dei conti commerciali con l’estero, con la Germania, il Giappone e la Cina; dallo scarso impegno militare degli alleati europei nei confronti della Nato; dalla aggressività strategica della Cina. La Russia, in fin dei conti, è forse l’avversario storico con cui un accordo forse si può trovare.

Una nuova Yalta, sempre senza la Cina, con la Persia che rappresenta il vero nodo inestricabile. Tutto torna, ancora una volta.

(articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza)

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