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Le mosse (azzeccate) del governo Meloni

Armi Ucraina

Fatti e passi del governo Meloni tra cronaca e commenti. La nota di Paola Sacchi

 

L’Italia descritta come “isolata” dagli attacchi francesi sull’immigrazione e dalle opposizioni di casa nostra, che hanno fatto all’offensiva da Oltralpe da cassa di risonanza, ha il volto del “successo” di Giorgia Meloni, unico premier donna al G20 di Bali.

Reduce da molti bilaterali, di cui i più significativi e proficui anche sul piano economico sono stati con il presidente Usa Joe Biden e il presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping, Meloni definisce il vertice come “il riavvicinamento tra Occidente e resto del mondo”.

Il presidente del Consiglio, che ha anche incontrato il premier indiano Narendra Modi, sottolinea in particolare il fatto che il G20 si è chiuso con una netta presa di posizione a sostegno dell’Ucraina. Cosa che non era scontatissima. Il premier italiano ribadisce che anche se il missile caduto sulla Polonia, provocando due vittime, facendo temere il peggio l’altra notte, fosse della contraerea dell’Ucraina colpita a raffica dalla Russia, l’incidente è sempre frutto dell’aggressione di Putin all’Ucraina.

Contemporaneamente in Italia il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi illustra in parlamento la “linea umanitaria, ma ferma” sul fatto che “non possono essere i trafficanti di esseri umani a stabilire la politica migratoria”. E sulle Ong: “È un fatto che certo loro assetto costituisca fattore di attrattiva di fronte alle coste libiche”. Maurizio Gasparri, senatore di FI, vicepresidente di Palazzo Madama: “Non lo dicono pericolosi estremisti, ma Frontex che parte delle Ong sono fattore di spinta dei clandestini”. Cosa che aveva già posto al vertice Ue dei ministri degli Esteri Antonio Tajani, titolare della Farnesina e coordinatore azzurro, che ieri ha incontrato la presidente della Commissione Esteri e Difesa del Senato Stefania Craxi, reduce da un vertice con il titolare della diplomazia greca, e l’omologo alla Camera Giulio Tremonti.

Intanto, in parlamento Piantedosi denuncia che un certo tipo di politica svolta negli ultimi anni “non ha fatto l’interesse nazionale” e, a suo avviso, neppure quello dei profughi veri. “L’accoglienza ha un limite”, ricorda. Per cui in Italia si entrerà “per vie legali” e saranno autorizzati “flussi” con accordi e sostegno ai Paesi africani del Mediterraneo. Doveva essere una sfida al ministro dell’Interno da parte delle opposizioni che però si trovano di fronte proposte che per alcuni somigliano a quel codice per le Ong e gli accordi con I Paesi di partenza messo in atto dall’ex ministro dell’Interno, il dem Marco Minniti, criticato anche dal suo stesso Pd, ora a capo della della Fondazione MedOr del gruppo Leonardo.

La sensazione è che Pd e Terzo polo di Carlo Calenda e Matteo Renzi si trovino come spiazzati e, senza vere controproposte, non fanno che invocare “umanità, umanità “, quando lo stesso Piantedosi è molto attento a coniugare la linea dura contro i trafficanti e la linea umanitaria”. “Umanità e fermezza, l’Italia non verrà mai meno al principio di accoglienza per i profughi”, dice Piantedosi che rilancia quindi l’urgenza di un piano comune europeo. Come aveva già sottolineato il presidente Sergio Mattarella.

E in Europa qualcosa si muove. Significativa l’intervista al Corriere della sera dei giorni scorsi, a fronte delle resistenze di Francia e Germania, di un big tedesco come il presidente e capogruppo del Ppe Manfred Weber a difesa del governo Meloni, cui già aveva portato la solidarietà con una visita a Palazzo Chigi. Weber sottolinea l’importanza della difesa dei confini italiani che coincidono con quelli della Ue nel Mediterraneo, ribadendo la linea dell’accoglienza dei profughi. Una mossa quella di Weber passata un po’ sotto silenzio sul resto dei principali giornali, che potrebbe avere riflessi anche negli equilibri Ue, come avevamo già sottolineato su Startmag.it. E che ieri Daniele Capezzone ha analizzato su La Verità, leggendoci anche un progressivo avvicinamento tra Ppe e Ecr, i Conservatori europei di cui Meloni è presidente.

Il premier da Bali parla anche dell’esecutivo italiano, di cui si sta costruendo la strada perché “dia la poiezione di un governo solido, stabile, duraturo”. Fatti che contrastano con una rappresentazione mediatica che esalta anche le virgole di un normale distinguo tra le forze plurali della coalizione, una narrazione che ogni volta sembra appigliarsi alla solita ricerca un po’ provinciale nello scontro con la Francia di un capro espiatorio in Matteo Salvini, l’altro vicepremier e ministro delle Infrastrutture, ex titolare del Viminale, finito a processo per aver fatto da apripista nel 2018 alla linea che ridusse notevolmente gli sbarchi dei clandestini e finito sotto accusa con il si del centrosinistra.

Ma questo è il Paese dove certo potere giudiziario di fatto ha influito anche nelle scelte delle politica.

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