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Chi ha ucciso Enrico Mattei (secondo il magistrato Calia)

Enrico Mattei

A 60 anni dalla morte, il “caso Mattei” non è chiuso e si continua a parlare di omicidio del fondatore di Eni. Secondo il magistrato Vincenzo Calia, la responsabilità non è della mafia ma dei servizi segreti francesi, ha detto ieri in tv. Tutti i dettagli

 

Oggi, 27 ottobre, ricorre il sessantesimo anniversario della morte di Enrico Mattei, parlamentare democristiano e fondatore della società petrolifera Eni rimasto ucciso nel 1962 in un incidente aereo a Bascapè, nella provincia di Pavia.

PERCHÉ SI PARLA DI “CASO MATTEI”

La sua morte costituisce ancora oggi un caso – si parla, appunto, di “caso Mattei” o di “delitto Mattei” – per via delle numerose speculazioni sulla presunta natura dolosa dell’incidente aereo. Secondo queste ricostruzioni, Mattei sarebbe vittima di un omicidio politico motivato dalla politica energetica “terzomondista” e “anticolonialista” dell’Eni, da lui guidata, in un periodo storico dominato dalla Guerra fredda tra Stati Uniti e Unione sovietica e dalla decolonizzazione.

CHI FU ENRICO MATTEI, IN BREVE

Enrico Mattei fu una figura rilevantissima sia per la proiezione economica e politica italiana che per la storia dell’Algeria, in particolare, della quale ha sostenuto l’indipendenza dalla Francia (nel 1962, dopo una guerra iniziata nel 1954).

Questo appoggio gli portò minacce di morte da parte dell’OAS, un gruppo paramilitare-terroristico francese contrario al distacco dell’Algeria, oltre che molti contrasti con le compagnie petrolifere britanniche e americane che controllavano il mercato. Mattei le chiamava “Sette sorelle”; oggi, tra evoluzioni e accorpamenti varie, sono diventate quattro: BP, Shell, ExxonMobil e Chevron.

Mattei si distinse per le sue interlocuzioni economiche dirette e “tra pari” con i governi delle ex-colonie, proponendo contratti più convenienti di quelli delle Sette sorelle in quanto a ripartizione dei profitti. Seppe cavalcare, a vantaggio dell’Eni, il contesto storico della decolonizzazione e del non-allineamento pur restando nell’alleanza atlantica, firmando accordi con Tunisia, Marocco, Egitto e Iran. Promosse l’indipendenza dell’Algeria anche perché interessato allo sfruttamento dei giacimenti nazionali di idrocarburi, in mano alla Francia.

A Enrico Mattei è stato dedicato un giardino ad Algeri, capitale dell’Algeria; a lui, inoltre, è intitolato il gasdotto Transmed (conosciuto anche come “gasdotto Enrico Mattei”) che collega Algeria, Tunisia e Italia.

LA VERSIONE DI VINCENZO CALIA

Sul presunto “delitto Mattei” si è pronunciato ieri il magistrato Vincenzo Calia, che ha lavorato alla terza inchiesta sulla sua morte. Calia è autore, assieme a Sabrina Pisu, del libro Il caso Mattei. Le prove dell’omicidio del presidente dell’Eni dopo bugie, depistaggi e manipolazioni della verità, edito da Chiarelettere.

Intervistato da Andrea Purgatori nella trasmissione Atlantide, su LA7, Calia ha parlato di “omicidio Matteo” e ha escluso che la presunta bomba che avrebbe fatto esplodere l’aereo precipitato a Bascapè sia “roba di mafia” (altre ricostruzioni parlavano infatti di un coinvolgimento di Cosa nostra, o di “Cosa nostra americana”). Pensa piuttosto che l’esplosione dell’aereo vada ricondotta a un “tecnico capace, in grado di mettere le mani in un Morane-Saulnier”, un velivolo di costruzione francese, su cui volava quel giorno Mattei. Secondo Calia, “è plausibile” che la responsabilità sia di “un tecnico francese o comunque un tecnico italiano che ha lavorato anche su quell’aereo, perché bisognava sapere quali sono i collegamenti” per installare e azionare la bomba.

Calia ha insistito sulla pista francese, sostenendo che le autorità francesi detestassero Mattei per il suo ruolo nell’indipendenza dell’Algeria. “Un funzionario dei servizi francesi”, racconta il magistrato, sostiene che siano stati i servizi segreti francesi a uccidere Mattei: la bomba, ha aggiunto, era “dietro il cruscotto, comandata dall’apertura del carrello”, azionato a Bascapè perché in prossimità del luogo previsto per l’atterraggio.

IL COMMENTO DI GIULIO SAPELLI

L’economista e storico Giulio Sapelli, già consigliere d’amministrazione di Eni, ha scritto oggi sul Sole 24 Ore che “la vita di Mattei fu interrotta da un attentato del terrorismo internazionale di quelle forze eversive che si erano opposte alla lotta di liberazione algerina di cui Charles de Gaulle ‘costituzionalizzò’ gli esiti con quel coraggio che gli costò un attentato che poteva essere anche per lui mortale”.

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