Energia

Ecco la vera posta in gioco tra Turchia e Grecia su Kastellorizo

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Non solo gas e petrolio: le tensioni fra Turchia e Grecia su Kastellorizo approfondite da Angelo Gambella, giornalista, saggista e analista in una conversazione con Start Magazine

La Grecia ha chiesto all’Ue una riunione d’emergenza dei ministri degli Esteri, per affrontare con i partner il contenzioso con la Turchia nel Mediterraneo orientale. Qual è il nodo del contendere?

Il Mediterraneo è oggetto della ratifica, uno dopo l’altro, di accordi di zone esclusive economiche tra gli Stati che si affacciano sul Mare Nostrum. L’attuale crisi tra Grecia e Turchia, che come ben noto ha origini antiche, si è aggravata sin dall’accordo sulla zona esclusiva economica, improvvisamente sottoscritto lo scorso novembre tra Ankara e Tripoli. Quell’accordo aveva suscitato le dure reazioni di Atene, del Cairo e pure di Nicosia, tutte danneggiate da una ZEE che pretendeva di attraversare nel Mediterraneo orientale aree riconosciute nel tempo a Grecia, Egitto e Cipro.

E cosa cambia con il recente accordo sulla Zee tra Grecia ed Egitto?

Il recente accordo sulla ZEE tra Grecia ed Egitto taglia il tracciato libico-turco ma sancisce anche la realtà storica di isole greche lontane dalla madre patria. E’ qui che la Turchia svolge la propria politica di potenza nei confronti della Grecia con le attività di ricerca di idrocarburi, sfruttando il vantaggio dell’immediata vicinanza alle isole del Dodecaneso. Le acque al largo di Kastellorizo (Castelrosso) sono al centro della contesa tra la Grecia e la Turchia.

Ankara contesta i diritti marittimi di Atene, rifiutando di riconoscerne le rivendicazioni sulla piattaforma continentale. Chi ha ragione?

Gli accordi storici, che includono la cessione del Dodecaneso dall’Italia alla Grecia, non possono essere scalfiti dalle pur comprensibili rivendicazioni di Ankara. E’ sufficiente pensare che l’isola di Kastellorizo è separata dalla Turchia continentale da solo due chilometri di mare.

Qual è il reale dispiegamento di forze deciso dalla Turchia?

La nave di ricerca Oruc Reis (ovvero “Barbarossa”) è accompagnata da uno schieramento formato da ben sei fregate e sei corvette e, sicuramente, da almeno un sommergibile. Secondo le rilevazioni greche, la Turchia ha messo in campo una flotta complessiva di circa venticinque navi da guerra in tre diversi settori del Mediterraneo Orientale. Tant’è vero che la flotta greca, pur inviata sul luogo con un tempo di reazione di due ore, non può far altro che osservare a distanza le manovre della nave esploratrice turca.

E’ davvero rilevante la “posta in palio” di petrolio e gas al largo dell’isola greca di Kastellorizo? Qual è la reale portata energetica della questione?

Secondo le informazioni disponibili, l’area sarebbe scarsamente ricca di riserve di gas e petrolio. Siamo di fronte ad una vera e propria prova di forza muscolare da parte della marina turca, ovvero del governo di Erdogan, nei confronti della rivale Grecia. Dimostrazione che si aggiunge ai sorvolamenti giornalieri delle isole greche da parte dell’aviazione turca, che suscitano da mesi le pur deboli proteste di Atene. Difficoltà economiche interne turche, complicate dall’emergenza Covid-19, spingono certamente il governo turco, così come è stato con la trasformazione di Santa Sofia in moschea, a richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica con iniziative di carattere militare fuori dai confini. In questo momento la Turchia conduce operazioni in Siria, Iraq, Libia, fino alle esercitazioni militari con l’Azerbaigian in contrapposizione all’Armenia. Un conflitto armato con la Grecia, per quanto non possa essere escluso in ultima analisi, non è negli auspici di nessuno.

L’Italia che posizione ha? Si è espressa? E quali sono i reali interessi economici ed energetici in ballo per l’Italia nella controversia Turchia-Grecia?

Recentemente l’Italia ha concluso il suo accordo di ZEE con la Grecia. L’Italia non ha mai mostrato la volontà d’invalidare la cessione del Dodecaneso alla Grecia, avvenuta alla fine del secondo conflitto mondiale, e a livello di Ministero degli Esteri è già stata dichiarata solidarietà ad Atene, ancor prima della riunione del Consiglio degli Affari Esteri chiesto dalla Grecia. L’Italia attraverso l’ENI ha in programma l’attuazione di esplorazioni, congiuntamente a compagnie greche e cipriote, in più settori del Mediterraneo Orientale. E’ interesse dell’Italia, pur nel tradizionale mantenimento di buoni rapporti sia con la Turchia che con la Grecia, provvedere a sostenere quest’ultima, alleata europeo nella contesa in atto. Atteggiamento evidenziato anche dalla vendita in corso di due moderne fregate da parte dell’Italia all’Egitto, al fine – non tanto nascosto – di un contenimento dell’emergente potenza regionale turca.

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