Marine Le Pen ha annunciato ieri la sua candidatura alle elezioni presidenziali francesi del 2027, poche ore dopo che la Corte d’Appello di Parigi ha confermato la sua condanna per appropriazione indebita di fondi del Parlamento Europeo ma ha ridotto sensibilmente le pene accessorie, restituendole di fatto l’eleggibilità.
La leader del Rassemblement National (RN), da tempo favorita nei sondaggi, ha subito dichiarato che ricorrerà in Cassazione per contestare soprattutto l’obbligo del braccialetto elettronico. In questo modo potrà fare campagna senza restrizioni immediate.
Una mossa audace, quella della leader del RN, che chiude oltre un anno di incertezza e che, come nota il New York Times, rappresenta un clamoroso capovolgimento delle sue sorti: fino a poche ore prima, molti davano per scontato che avrebbe ceduto il passo al suo delfino Jordan Bardella.
La sentenza
La Corte d’Appello ha confermato la colpevolezza di Le Pen per il ruolo centrale in uno schema di assunzioni fittizie, ma ha optato per un approccio calibrato.
Come riporta il New York Times, la condanna per appropriazione indebita di circa 2,8 milioni di euro di fondi del Parlamento Europeo è stata confermata, riducendo però la pena detentiva a tre anni complessivi, di cui due sospesi. L’anno residuo dovrà essere scontato ai domiciliari con braccialetto elettronico, anche se i dettagli operativi della misura accessoria saranno definiti in seguito da un giudice dell’esecuzione.
L’interdizione dai pubblici uffici è stata ridotta a 45 mesi, con 30 sospesi: considerato che la misura decorreva dal marzo 2025, i 15 mesi effettivi sono già stati scontati.
I giudici hanno motivato la propria decisione sottolineando, come evidenzia la BBC, “la libertà di scelta degli elettori”, principio fondamentale per l’espressione democratica del suffragio universale.
Le accuse e il percorso giudiziario
Al centro del processo c’era un sistema rodato tra il 2004 e il 2016 con cui il partito di Le Pen, che allora si chiamava ancora Front National, utilizzava i fondi del Parlamento europeo destinati agli assistenti parlamentari per pagare dipendenti che lavoravano a tempo pieno per le attività nazionali del movimento in Francia.
La leader del RN non è stata accusata di essersi arricchita personalmente, ma di aver orchestrato o quantomeno supervisionato questo meccanismo.
Come ricostruisce l’Associated Press, i procuratori hanno parlato di un sistema “pensato, centralizzato e quasi industriale”, documentato da email e carte interne.
Nella sentenza di primo grado del marzo 2025 Le Pen aveva ricevuto quattro anni di carcere, di cui due sospesi, oltre a 100.000 euro di multa e cinque anni di interdizione immediata dai pubblici uffici.
La Corte d’Appello ha alleggerito le sanzioni ma ha ribadito la gravità dei fatti, ricordando che un’europarlamentare ha il dovere di comportarsi in modo eticamente irreprensibile.
Il nodo del braccialetto elettronico
Tecnicamente Le Pen è ora pienamente candidabile. Tuttavia resta l’obbligo del braccialetto elettronico per un anno, misura che impone restrizioni rigide: un magistrato deve autorizzare orari di uscita e spostamenti sul territorio nazionale.
In passato Le Pen aveva più volte ripetuto che non avrebbe mai accettato di candidarsi con quel vincolo, perché avrebbe reso impossibile partecipare a comizi serali, incontri pubblici e tenere una campagna elettorale dinamica su tutto il territorio.
Ieri sera ha però ribaltato la posizione annunciando il ricorso in Cassazione, che sospende automaticamente gli effetti della sentenza. “Farò campagna senza braccialetto”, ha dichiarato, convinta che la Cassazione impiegherà parecchi mesi prima di pronunciarsi, come riferisce Le Monde.
Il discorso in tv e l’avvio della campagna
In un’intervista al tg serale di TF1, Le Pen è apparsa determinata. “Questa sera sono candidata alle elezioni presidenziali. I francesi avranno l’ultima parola”, ha affermato, lanciando subito il sito della campagna e un manifesto con lo slogan “Pour la France – Pour la Renaissance”, accompagnato dalla bandiera tricolore e da un’immagine sorridente con le braccia aperte.
Ha confermato che Bardella sarà il suo candidato premier: “Offriamo ai francesi un duo, un presidente della Repubblica e un primo ministro. Credo sia un ticket vincente”.
Come sottolinea il Financial Times, Le Pen ha trasformato la condanna in un messaggio di rivincita democratica contro l’establishment, ribadendo la sua innocenza e la volontà di “esaurire tutte le vie legali per difenderla”.
Le reazioni
Le critiche da parte del mondo politico francese non si sono fatte attendere.
L’ex primo ministro e membro dell’Assemblea Nazionale Gabriel Attal ha insistito sull’esigenza di “esemplarità” e integrità per chi aspira alla più alta carica dello Stato.
Olivier Faure dei socialisti ha detto che Le Pen dovrebbe “scusarsi con i francesi” e ritirarsi, mentre Manon Aubry di La France Insoumise ha bollato il RN come “un partito di ladri e bugiardi” Anche figure del centro-destra come Édouard Philippe hanno chiesto spiegazioni.
All’interno di RN, invece, regna la compattezza. Bardella, che per mesi si era preparato a prendere il testimone, torna al fianco della leader senza apparenti tensioni pubbliche, anche se alcuni analisti, citati da Bloomberg, vedono nella scelta di Le Pen una mancanza di piena fiducia nell’inesperienza del giovane vicepresidente del movimento, che compie 31 anni a settembre.
Implicazioni per la Francia e per l’Europa
Con Le Pen di nuovo in campo, la campagna presidenziale del 2027 assume contorni senza precedenti: una candidata con una condanna confermata in appello che resta favorita nei sondaggi per il primo turno.
Il New York Times parla di “sorprendente capovolgimento”, mentre l’Economist avverte che la Francia si trova in “territorio inesplorato”.
Le Pen ha trasformato negli anni il partito ereditato dal padre Jean-Marie, allontanandolo dalle derive più estreme, cambiandogli il nome e moderando alcune posizioni su euro e Unione Europea, pur mantenendo il nucleo identitario anti-immigrazione e di priorità all’interesse nazionale.
Una sua eventuale vittoria avrebbe ripercussioni profonde non solo in Francia ma in tutta l’Europa su temi come immigrazione, economia, welfare, politica estera e rapporti con Bruxelles.
Per ora Le Pen punta sul verdetto degli elettori. La Cassazione dirà l’ultima parola sulla tenuta giuridica della condanna, ma – come la leader del RN ripete con insistenza – saranno i francesi a decidere il futuro politico del Paese.






