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Mappa degli Stati a rischio, chi sale e chi scende. Report Sace

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Numeri, tendenze e confronti del rapporto “Mappa dei Rischi 2021” a cura di Sace presentato dal presidente Errore e dall’amministratore delegato Latini. Tutti i dettagli

 

Il 2021 sarà l’anno in cui la ripresa economica percorrerà una traiettoria a “V”. A dirlo è stato Alessandro Terzulli, Chief Economist di Sace, nel corso della presentazione del rapporto “Mappa dei Rischi 2021” in cui la società del gruppo Cassa Depositi e Prestiti ha analizzato i rischi e le opportunità della ripresa per l’export italiano nel 2021. Alla presentazione virtuale della Risk Map 2021 “Rosso, giallo e green: i colori dei rischi e della ripresa sostenibile per l’export italiano nel 2021” hanno partecipato Rodolfo Errore, presidente Sace, Pierfrancesco Latini, amministratore delegato di Sace, Carlo Papa, Managing Director di Fondazione Enel, Stefania Brancaccio, presidente di Coelmo, Francesco Venturini, amministratore delegato di Enel X, e Silvia Abrate, direttore Risk Management, Supply Chain and Business Integrity di Saipem.

Cos’è Sace

Sace (Sezione speciale per l’Assicurazione del Credito all’Esportazione) è una società di Cassa Depositi e Prestiti, che si occupa di sostenere le aziende italiane, grandi, medie e piccole, nell’internazionalizzazione. Sace ha assunto un ruolo ancora più centrale nella tenuta economica del nostro Paese dopo l’introduzione del decreto Liquidità che ha stanziato 400 miliardi per le aziende italiane, metà dei quali destinati alle garanzie di Stato sui prestiti, l’altra metà per le aziende che operano in mercati internazionali. Le garanzie sui prestiti sono state concesse attraverso la Sace e la Simest, altra società di Cassa depositi e prestiti. Lo Stato ha offerto una garanzia del 90% dei prestiti, SACE invece gestisce la percentuale restante.

Errore (presidente Sace): il 2021 sarà un anno di transizione

“Il 2021 si prospetta come un anno di transizione, di uscita dalla crisi, una crisi molto diversa dalla precedente, non finanziaria ma sanitaria e le imprese sono state costrette per decreto a fermare la produzione ed è un’anomalia – ha detto il presidente di Sace Rodolfo Errore -. Ma la ripresa è possibile e nel secondo semestre ci aspettiamo una crescita che potrebbe diventare robusta”. Errore, nel suo intervento di apertura, chiede di dirottare i fondi destinati verso “investimenti efficienti” capaci di creare “occupazione con la consapevolezza che la liquidità emessa a livello europeo fa debito comune”. Le imprese sono invitate a guardare al futuro con un cauto ottimismo, “il risultato di questa edizione della mappa dei rischi ha valenza particolare – ha aggiunto il presidente di Sace  -, offre chiave lettura ad un anno dalla pandemia dei rischi di credito e geopolitici ma offre anche una mappa delle opportunità”. I driver di crescita più importanti saranno “l’export, politiche espansive, l’attuazione di Next Generation Eu e l’agenza verde”. Queste tre linee di azione saranno le priorità del prossimo G20 della finanza che ospiterà l’Italia, “perché sostenibilità non è solo ambientale, ma sociale e politica”, ha concluso Errore.

Latini (capo azienda Sace): mobilitati 47 miliardi di euro

Il ruolo di Sace, nel corso dell’emergenza pandemica, è stato fondamentale. “In questo anno complesso siamo stati chiamati a svolgere un’attività straordinaria – ha sottolineato l’amministratore delegato di Sace Pierfrancesco Latini -, nella fase dell’emergenza sanitaria, che non ci ha comunque distolto dal nostro ruolo tradizionale a supporto dell’export e dell’internazionalizzazione. In quest’ambito abbiamo mobilitato risorse per circa 25 miliardi di euro nel 2020 ai quali si aggiungono i 22 miliardi circa di finanziamenti garantiti ad oggi attraverso lo strumento di Garanzia Italia”.  Quanto fatto sarà affiancato dalle nuove sfide che aspettano il nostro sistema industriale che si muoverà, ha aggiunto Latini, su tre direttrici: “La prima, un maggior sostegno alle esportazioni, grazie a un sistema evoluto di coassicurazione fra Sace e il ministero dell’Economia e delle Finanze; la seconda, il consolidamento di una nuova operatività a supporto del mercato domestico, in una logica più strutturale e di lungo periodo; la terza, trasversale rispetto alle altre, di supporto alla sostenibilità, attraverso le risorse del Green New Deal, un’operatività entrata nel vivo con successo”.

Gli indicatori ambientali

L’analisi di Sace si è avvalsa di diversi indicatori. Ai tradizionali fattori di rischio di credito e rischio politico si sono affiancati gli indicatori di sostenibilità, definiti in collaborazione con la Fondazione Enel. Il cambiamento climatico, il benessere sociale e la transizione energetica sono così entrati tra i fattori che hanno dato forma alla mappa dei rischi. Sotto il profilo ambientale molto bene il posizionamento dell’Europa, con Germania e Italia di poco fuori dal gruppo dei 10 migliori a livello globale sul fronte dell’efficienza energetica. Molto bene l’America Latina, con Cile, il Perù e il Brasile, primo classificato tra i membri del G20 e con i migliori risultati sulle rinnovabili. Male invece India e Cina tra i meno virtuosi, insieme ai Paesi dell’Africa Subsahariana, sul fronte dell’efficienza energetica.

I risultati dell’analisi di Sace: 22 Paesi in miglioramento

Sui 194 Paesi analizzati solo 22 sono in miglioramento, 52 restano stabili e 120 peggiorano nel loro grado di rischio del credito. I punteggi delle economie avanzate, sebbene in regresso, non hanno registrato un deterioramento eccessivo. Nei paesi dell’Europa emergente e nella Comunità degli Stati Indipendenti (Csi) il livello rischio di credito ha tenuto. La Russia e i Paesi dell’area come Lituania e Ucraina hanno beneficiato di una relativa stabilità e di minori restrizioni imposte all’economia.

Il Medio Oriente: un generale peggioramento del rischio

La situazione è diversa se ci spostiamo nella regione del Medio Oriente e Nord Africa dove l’analisi di Sace registra un generale peggioramento dei rischi, dovuta anche a una contrazione media del Pil del 10% nel 2020. Secondo gli analisti alcuni Paesi resilienti dell’area torneranno ai livelli pre Covid-19: Marocco, Arabia Saudita e Turchia. Nel Golfo, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Questi Paesi hanno reagito meglio alla crisi in corso, grazie anche alla liquidità dei conti pubblici.

America Latina: male con le eccezioni di Perù, Cile e Uruguay

Un peggioramento si registra in America Latina, con le sole eccezioni di Perù, Cile e Uruguay. L’Argentina è un capitolo a parte perché sebbene fosse in difficoltà già da prima dell’epidemia da Covid-19, nel 2021 sconta una riduzione del profilo di rischio grazie alla ristrutturazione del debito verso i creditori esteri di natura privata.

L’Asia: tiene la Cina, il Vietnam vola

Anche l’Asia, il motore produttivo del nostro pianeta, ha avuto effetti negativi dalla pandemia. Risvolti economici molto negativi in India, con una drastica contrazione della domanda interna. In Cina lo score si è mantenuto stabile solo grazie a provvedimenti restrittivi molto forti, seguiti da misure di stimolo economico. Invece in Corea del Sud e a Taiwan il contenimento della pandemia ha permesso loro di mantenere invariato il loro punteggio. Molto positiva la tenuta del Vietnam, unica economia dell’area con un miglioramento del rischio di credito. Il Vietnam si sta imponendo come uno dei più importanti hub manifatturieri del sudest asiatico, rafforzato dall’entrata in vigore, lo scorso agosto, dell’accordo commerciale con l’UE che consente un accesso preferenziale al mercato europeo.

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