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L’ultima carnevalata di Conte

Conte si è spinto più a sinistra del solito, vestendosi addirittura dei panni da bolscevico della Volturara Appula. I Graffi di Damato.

A 60 anni neppure compiuti Giuseppe Conte ha già collezionato, indossandole o lasciandosele applicare nei vari momenti della sua carriera politica, un bel po’ di maschere. Ed anche di soprannomi, o quasi. Dal Camaleonte, che fa felicemente rima col suo cognome, all’”uomo dei penultimatum”, che gli diede una volta l’insospettabile Beppe Grillo scherzando su una minaccia appena sollevata dall’allora presidente del Consiglio a qualcuno degli alleati e rientrata già l’indomani; dal “professore”, scoperto a Firenze dall’allievo Alfonso Bonafede, Fofò per gli amici, che lo segnalò a Grillo e ne diventò poi il ministro della Giustizia, all’”avvocato del popolo”, proclamatosi da solo in Parlamento presentando il suo primo governo.

Al secondo governo, poco più di un anno dopo, col Pd di Nicola Zingaretti al posto della Lega di Matteo Salvini, l’uomo si vide e sentì promosso dai nuovi alleati come “l’esponente di punta dello schieramento progressista”. E si mise a compulsare freneticamente i numeri telefonici di Goffredo Bettini e di Massimo D’Alema.

LA RINCORSA DI CONTE

Finito all’opposizione, Conte è impegnato da qualche tempo in una rincorsa, che un po’ ammette e un po’ nega, del Pd dell’armocromatica Elly Schlein per sorpassarla elettoralmente, visto che i sondaggi lo danno a uno o due punti di distacco soltanto. E da lì magari trattare su posizioni di forza una federazione di sinistra anti-Meloni per le prossime elezioni politiche. Ma ora si è spinto più a sinistra del solito vestendosi addirittura non dico da Lenin, ma da un bolscevico della sua modesta Volturara Appula, terra una volta di serpenti e avvoltoi, dicendo al Corriere della Sera, testuale, che “non si può chiedere al Movimento Cinque Stelle di abbandonare la sua forza propulsiva”, neppure dopo che ha perduto più della metà dei voti delle penultime elezioni politiche: quelle del 2018.

Con la “forza propulsiva” Conte ha evocato quella famosa della rivoluzione d’ottobre per tanto tempo esaltata dai comunisti di tutto il mondo ma di cui Enrico Berlinguer -non l’ultimo arrivato del Pci – annunciò in televisione “l’esaurimento” commentando nel 1981 -modestamente, sua mia domanda – il ripiegamento dei sovietici sul generale Vojciel Jaruzenlsky per militarizzare quel che era ancora rimasto del comunismo in Polonia sotto il Pontificato polacco di Giovanni Paolo II e gli scioperi di Lech Walesa.

Un Conte mummificato nella sua Volturara come Lenin a Mosca sarebbe forse troppo anche per il disincantato Grillo, già salito sull’”altrove” da cui dispensa battute e anche qualche pentimento su ciò che ha combinato in Italia con le sue cinque stelle, ora quasi sei con quella della Schelly.

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