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Schlein

I teatrini fra Schlein e Conte

Le pene di Schlein fra Conte, Prodi e non solo. I Graffi di Damato.

Ha impiegato un po’ di tempo a capire l’aria che tira ormai nel Pd contro di lei, tra i borbottii fra i corridoi della Camera, del Senato e del Nazareno e le tiratine d’orecchie pur metaforiche di Romano Prodi nelle interviste, ma alla fine Elly Schlein ha deciso di mandare qualche segnale reattivo. Qualche segnale cioè di stanchezza, di fastidio, di insofferenza sulla strada del sorpasso tentato dal suo concorrente o avversario, più che potenziale alleato Giuseppe Conte.

SCHLEIN CAMBIA REGISTRO

Pur a distanza, e dopo essersi scambiato un bacio di saluto con l’ex premier nella presentazione di un libro dell’ex ministro della Salute Roberto Speranza, la Schlein ha detto davanti ai taccuini dei giornalisti alla Camera: “Se qualcuno pensa di attaccare o insultare il Pd invece del governo sta sbagliando strada. Non siamo disponibili ad accettare costanti mistificazioni a attacchi che mirano al bersaglio sbagliato”. E altro ancora, facendo del Pd “bellicista”, lamentato da Conte in tema di politica estera, un partito non più disarmato nei rapporti proprio con lui. Che non riesce ancora a rassegnarsi alla perdita di Palazzo Chigi avvenuta tre anni fa. Né vi è di certo aria di trasloco per Giorgia Meloni, pur con tutti i problemi che la maggioranza di centrodestra ha e spesso si procura anche da sola.

A fare precipitare forse le cose al Nazareno e a indurre la Schlein a cambiare registro, e non solo colori ai suoi abiti con l’aiuto della solita armocromista, è stata una recente intervista di Prodi al Corriere della Sera di apprezzamento della Conferenza ItaliAfrica svoltasi al Senato sul tema del famoso piano Mattei. Conferenza sbeffeggiata da esponenti del Pd dimentichi della politica anche dei governi cui il loro patito ha partecipato o che ha guidato, compresi quelli dello stesso Prodi.

LE PAROLE DI PRODI SUL VERTICE ITALIA-AFRICA

“La scelta di guardare all’Africa – ha detto l’ex premier, nonché ex presidente della Commissione Europea – è non solo giusta, ma anche necessaria. Dall’Africa dipende il nostro futuro”. Ed ha esortato a lavorare perché quello impostato dal governo Meloni non falisca ma diventi “più ampio, portato avanti dall’Europa intera”, perché “da sola l’Italia può fare ben poco per fronteggiare la forte penetrazione sistemica, in Africa, della Cina in campo economico e della Russia in campo politico. Non so quanto in accordo tra loro”.

Diversamente dalle spallucce opposte dal Pd, Prodi ha inoltre osservato che “l’attenzione della presidente della Commissione Ue per l’Italia”, guadagnatasi dalla Meloni anche nella Conferenza sull’Africa, “è straordinariamente intensa e profonda”. “La premer italiana – ha detto ancora Prodi rispondendo sulle prospettive dopo l’elezione del nuovo Parlamento europeo – sta diventando una sorta di polizza di assicurazione per von der Leyen in caso di incidente elettorale”. In queste parole è chiaramente avvertibile l’invito al Nazareno, da parte del professore leader già dell’Ulivo e dell’Unione, ad aggiornare l’agenda di lavoro, a dir poco. Ma forse, o ancor più, delle amicizie.

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