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Lse e Refinitiv, che cosa succederà a Borsa Italiana?

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L’assemblea di Lse, che controlla fra l’altro Borsa Italiana, ha approvato l’acquisizione per 27 miliardi di dollari di Refinitiv, l’ex divisione dati di Thomson-Reuters. Fatti, numeri, commenti e scenari

Svolta americana per il London Stock Exchange che potrebbe innescare novità anche per la Borsa Italiana. Ecco come e perché.

Dopo lo stop qualche mese fa all’offerta da parte della borsa di Hong Kong, gli azionisti del London Stock Exchange ieri hanno approvato l’acquisizione per 27 miliardi di dollari di Refinitiv, l’ex divisione dati di Thomson-Reuters.

I NUMERI DELL’OPERAZIONE

Con il 99% dei voti favorevoli l’assemblea di Lse, che controlla fra l’altro Borsa Italiana, ha dunque detto sì all’offerta che valuta la società americana, debito incluso, 27 miliardi di dollari. L’operazione dovrebbe concludersi nel secondo semestre del 2020.

LE PROSSIME TAPPE

Per arrivare al traguardo – comunque nella seconda metà dell’anno prossimo – l’operazione dovrà però passare al vaglio delle autorità regolamentari e antitrust. E in questo contesto c’è chi non esclude che Borsa italiana possa diventare “merce di scambio” per superare gli ultimi ostacoli, ha scritto il Sole 24 Ore.

L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE

“Secondo alcuni osservatori la cessione parziale o totale di Borsa italiana, che è valutata fino a 4 miliardi, potrebbe aiutare a finanziare l’operazione – ha aggiunto il Sole 24 Ore – Il nuovo gruppo nascerà infatti con un rapporto net debt/Ebitda di 3,5 volte rispetto all’1,7 attuale (Moody’s ha messo sotto osservazione il rating per un possibile downgrading), ma il management di Lseg conta di ridimensionarlo a un livello di 1-2 volte nell’arco di 24-30 mesi, senza parlare espressamente di cessioni. Dall’operazione Lseg si aspetta di ottenere un tasso di crescita dei ricavi del 5-7% all’anno per i primi tre anni, un margine Ebitda del 50% nel medio periodo, un aumento degli utili per azione superiore al 30% nel primo anno (e in incremento ulteriore negli anni successivi), sinergie sul lato dei costi per oltre 350 milioni di sterline all’anno e di oltre 225 milioni di sterline all’anno sul lato dei ricavi”.

CHE COSA SUCCEDERA’ A BORSA ITALIANA?

Ha scritto anche il Sole: “Sotto il profilo Antitrust, secondo gli addetti ai lavori, una sovrapposizione critica potrebbe esserci nei mercati del reddito fisso rivolti agli investitori istituzionali, segmento nel quale Refinitiv opera con Tradeweb e Mts di Borsa italiana con Bond vision che, per capirsi, è la piattaforma utilizzata da Banca d’Italia e da altre Banche centrali per attuare politiche di quantitative easing. Ma è sull’intero Mts che c’è preoccupazione da parte delle autorità italiane perché si teme un ridimensionamento del mercato all’ingrosso dei titoli di Stato. Qualche settimana fa infatti il direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera ha detto che si sta seguendo con attenzione l’evoluzione della vicenda Lseg/Refinitiv perché «Mts come piattaforma è strategica per l’Italia»”.

I RIFLESSI PER L’ITALIA

L’operazione comporterà, secondo Mf, grandi cambiamenti anche in Italia: dopo il deal gli azionisti di Refinitiv – al 55% di un consorzio di fondi guidato da Blackstone e al 45% Thomson Reuters – “controlleranno circa il 37% del capitale di Lse, pur godendo di diritti di voto inferiori al 30%. Di fatto, attori extra-comunitari si troveranno così a essere primi azionisti anche di Borsa Italiana”.

GLI AUSPICI DI MILANO FINANZA

Ciò potrebbe spingere il governo italiano a opporre all’operazione il golden power, di recente esteso alla protezione di infrastrutture strategiche quali Piazza Affari e Mts, la piattaforma dei titoli di Stato, dove viene scambiato il debito pubblico nazionale, il terzo del mondo: “Secondo indiscrezioni, inoltre, Lse potrebbe valutare la cessione totale o parziale di Borsa Italiana per rispondere alle richieste dei regolatori e anche per ridurre l’indebitamento che dopo l’affare Refinitiv potrebbe schizzare al 350% dell’ebitda”, ha aggiunto Mf.

IL LAVORIO DI MEDIOBANCA

Come riportato dal settimanale Milano Finanza di sabato 23 novembre, ci sarebbe già un progetto per riportare Piazza Affari, Mts ed Elite in mani italiane, come ipotizzato e auspicato da tempo da MF-Milano Finanza: Mediobanca ipotizza che una cordata composta da investitori istituzionali e da un gruppo di privati possa rilevare il 40-50% delle azioni al prezzo di ipo per poi quotare il restante 50% sul listino milanese. E a questo punto un veto del premier Giuseppe Conte, proprio sulla base del Golden Power, potrebbe essere un preludio fondamentale per far tornare tricolore Piazza Affari.

IL COMMENTO DI VEGAS

Eppure sullo stesso quotidiano finanziario del gruppo Class, l’ex sottosegretario all’Economia ed ex presidente della Consob, Giuseppe Vegas, è di parere contrario: “Molto probabilmente, un’integrazione fra borse europee e nordamericane potrebbe avere effetti positivi non banali sull’economia reale, quindi sul tasso di sviluppo dei Paesi che vi partecipano”.

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