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Giorgetti

Lo stato di emergenza va bene sui migranti e andava male per il Covid?

Le contraddizioni latenti che emergono dal provvedimento approvato dal governo Meloni sullo stato di emergenza per i flussi migratori. I Graffi di Damato

 

Il Def approvato dal Consiglio dei Ministri non è naturalmente l’incipit in vernice rigorosamente rossa della deficiente che il vignettista Nico Pillinini attribuisce sulla prima pagina della Gazzetta del Mezzogiorno alla protestataria segretaria del Pd Elly Schlein, emula dell’ammiratore Carlo De Benedetti. Che nella sua nuova “radicalità” ha recentemente dato della “demente” a Giorgia Meloni incorrendo nella censura di Domani, il quotidiano da lui fondato e posseduto forse rimesso in riga proprio per questo con la destituzione del direttore Stefano Feltri.

Il Def è solo l’acronimo del Documento di Economia e Finanza liquidato forse un po’ troppo frettolosamente da Repubblica come un prodotto “da tre soldi”, pur se con la copertura di un commento di Carlo Cottarelli, un esperto sicuramente di economia eletto senatore nelle liste del Pd come indipendente ma chiamato ironicamente da qualche cronista politico anche “il Draghi dei poveri”. “Un’operazione di cassa priva di futuro”, l’ha definita appunto il mancato presidente del Consiglio di cinque anni fa, incaricato dopo la rinuncia di Giuseppe Conte e ritiratosi per il ripensamento dell’avvocato e professore designato dai grillini.

Troppo pochi quei tre miliardi di euro destinati al cosiddetto cuneo fiscale per i redditi bassi, riducendone gli oneri contributivi, ha detto in un salotto televisivo Per Luigi Bersani scontrandosi con un inaspettato Giorgio Mulè: il vice presidente forzista della Camera ancora fresco di un’intervista contro il nuovo corso del suo partito più favorevole a Giorgia Meloni.

Oltre al Def e a un provvedimento a maggiore tutela dei beni artistici imbrattati da ambientalisti quanto meno un pò fuori di testa, il Consiglio dei Ministri ha proclamato lo stato di emergenza, per ora di soli sei mesi, di fronte all’aumento degli sbarchi di immigrati clandestini. Una “scelta autoritaria”, ha gridato con le opposizioni Il Riformista che Piero Sansonetti, impegnato a riportare l’Unità nelle edicole, sta per consegnare a Matteo Renzi complicandogli peraltro la già pericolante gestione del cosiddetto terzo polo formalmente guidato da Carlo Calenda. Fra i due infatti è aria ora più di divorzio che altro.

Certo, lo stato di emergenza firmato dalla Meloni fa una certa impressione se paragonato – come è accaduto nel salotto televisivo citato per lo scontro fra Bersani e Mulè – ai discorsi che la stessa Meloni, dai banchi parlamentari dell’opposizione, pronunciava animatamente contro l’emergenza per il Covid disposta dall’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, accusato di volerne profittare per rafforzarsi politicamente. In questa obbiettiva contraddizione, senza volersi chiedere con Avvenire se quella per i migranti è “vera emergenza”, data ormai la cronicità del fenomeno degli sbarchi, e dei naufragi, ha avuto facile gioco Pier Ferdinando Casini a descrivere, pur scherzando e un po’ compiaciuto, la Meloni alla guida di un’astronave giunta sul pianeta Terra.

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