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L’Italia ha rispedito al Kuwait la donazione di milioni di euro contro la pandemia. Parola di Zambon (ex Oms)

Zambon

Con la donazione del Kuwait (3 milioni di euro) l’Italia nel 2020 poteva comprare ecografi e ossimetri utili nella pandemia, ma il governo Conte non li ha utilizzati e sono tornati al Kuwait. Fatti, numeri e dettagli

 

La vicenda dell’insabbiamento del report Oms redatto dall’ex funzionario Francesco Zambon e contrastato dal direttore aggiunto dell’Oms Ranieri Guerra (qui la versione di Guerra) si arricchisce di un ulteriore tassello.

Il carteggio impreciso pubblicato da “Repubblica”

La trasmissione “Non è l’Arena”, condotta da Massimo Giletti su La7, è tornata a occuparsi del caso a partire da alcuni carteggi ZambonGuerra e pubblicati da Repubblica. Negli scambi di mail che hanno in oggetto il report di Zambon, finanziato dal governo del Kuwait con l’obiettivo di informare i paesi non ancora colpiti dall’epidemia, sembrerebbe che Zambon chieda l’approvazione del ministro della salute Speranza per procedere con la pubblicazione del suo rapporto. “Riterrei necessario, per andare sul sicuro, un nulla osta formale del ministro”, così ha scritto la scorsa settimana il quotidiano Repubblica. Le cose, come ha detto lo stesso Zambon presente in studio nella trasmissione di Giletti andata in onda domenica scorsa, stanno in maniera sensibilmente diversa. La richiesta di approvazione non riguardava il report “ma l’approvvigionamento in modo che (il ministro, ndr) indichi che non ha riserve nel ricevere la donazione dal Kuwait”, ha spiegato Zambon.

La donazione del Governo del Kuwait

L’ex funzionario Oms si riferisce a una donazione di 5 milioni di euro che il Governo del Kuwait aveva stanziato per aiutare l’Italia nei primissimi mesi della pandemia. Ad annunciare la donazione, il 4 aprile dello scorso anno, fu proprio il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, dai suoi profili social. “Ho sentito Ahmad Nasser, ministro degli Esteri del Kuwait, e mi ha detto che il suo governo, nell’ambito di una grandissima donazione fatta all’Organizzazione Mondiale della Sanità per combattere il virus, destinerà 5 milioni di dollari all’Italia. Grazie Kuwait”. Prima di questo il Kuwait, il 17 marzo 2020, aveva già annunciato una donazione di 40 milioni di euro per aiutare l’Organizzazione Mondiale per la Sanità a combattere il Covid-19.

La spiegazione di Zambon

I soldi del Kuwait sarebbero dovuti servire per “l’approvvigionamento di ecografi e ossimetri che dovevano essere acquistati con i due terzi dei 5 milioni di euro che erano stati dati dal Kuwait all’Oms per il supporto all’Italia – ha detto Zambon a Massimo Giletti -. Io scrivo questo perché nel fare un acquisto di 3 milioni non volevo che ci fossero dei favoritismi per alcune aziende. Quindi chiedo che, per fare quegli acquisti, ci fosse un approvazione del Cts e del ministro”. Dura l’invettiva del conduttore di “Non è l’Arena” contro il quotidiano che ha riportato una versione parziale di quanto successo. “Repubblica ha provato a sporcare la figura di Zambon – ha scandito Giletti – Non si può pubblicare un pezzetto di una email senza mettere quello che c’è prima e quello che c’è dopo”.

Ecografi e saturimetri

Con i soldi del Kuwait il nostro Paese avrebbe dovuto acquistare ecografi ossimetri. I primi sono macchinari indispensabili per effettuare ecografie, tra queste anche le ecografie toraciche attraverso le quali i medici capiscono se i polmoni sono stati colpiti da polmonite bilaterale da Covid-19. I secondi sono strumenti molto diffusi, più conosciuti con il nome di saturimetri, che misurano il livello di ossigeno nel sangue.

Che fine hanno fatto i soldi della donazione del Kuwait?

Il Kuwait aveva stanziato 5 milioni di euro per supportare l’Italia nella fase più dura della pandemia. Di questi 100mila euro sono stati impiegati per produrre il report Oms curato da Francesco Zambon. Altri tre milioni di euro “sono tornati in Kuwait perché gli ecografi e gli ossimetri non sono mai stati acquistati – ha detto Zambon -. La faccenda la seguiva il dottor Ranieri Guerra  ed era lui in diretto contatto con l’ufficio di Copenaghen e con il ministero”.

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