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Libia, l’Ue e le colpe dell’Italia sulle forze armate trasformate in una sorta di Cri. Il corsivo di Gagliano

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La riconosciuta professionalità del nostro dispositivo militare finisce per essere vanificata da una classe politica che ha cercato di trasformare le nostre forze armate in una succursale della Croce Rossa o della Protezione Civile. Il corsivo di Giuseppe Gagliano

Si possono avanzare alcune considerazioni sulla riunione dei ministri degli esteri del Consiglio europeo del 17 febbraio.

La nuova missione europea che dovrebbe rimpiazzare l’Operazione Sofhia risulta già nelle premesse priva di credibilità da un punto di vista militare.

Al contrario questa iniziativa è semplicemente il frutto di un tentativo disperato per dare un minimo di credibilità all’Ue, che fino a questo momento è risultata assente o incapace – volutamente o meno- di gestire una crisi così grave sul Mediterraneo.

La risposta infatti data dall’Ue ma anche dall’Italia non è il risultato di una strategia a medio-lungo termine ma è soltanto un tentativo di trovare una soluzione in tempi rapidi di fronte a una situazione molto complessa, che ha origini storiche precise e soprattuto che avrà implicazioni su medio-lungo termine di grande rilevanza non solo per la Libia ma anche per il Mediterraneo.

Se da un lato infatti abbiamo una continua e costante conflitto di interessi all’interno della Ue che impedisce il conseguimento di una politica estera comune dall’altro lato c’è una conflittualità altrettanto elevata all’interno dei partiti politici che ha impedito – e impedisce – di portare in essere una politica estera caratterizzata da strategia chiara, ispirata a un sano e spregiudicato – se necessario – realismo.

Il nostro paese dovrebbe ispirasi a una politica autenticamente realistica tutelando i suoi interessi nazionali sia relazione alla questione petrolifera sia relazione alla diffusione sempre più capillare, anche a causa della crisi libica, del terrorismo di matrice islamica.

È infatti difficile non costatare da un lato la grande competenza ed efficienza delle nostre industrie militari sullo scacchiere internazionale – ovvero a Eni, Fincantieri e Leonardo – e dall’altro lato l’improvvisazione, il dilettantismo, l’incompetenza, la vuota retorica che stanno alla base di un’assenza di una politica estera che sia degna di un Paese come l’Italia.

Come ha avuto modo di ricordare lungo tutta la sua carriera sia di ufficiale che di studioso di strategia Carlo Jean, la riconosciuta professionalità a livello internazionale del nostro dispositivo militare finisce per essere vanificata da una classe politica che manca di credibilità e autorevolezza e che ha cercato di trasformare le nostre forze armate in una succursale della Croce Rossa o della Protezione Civile.

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