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Libia, la Russia scaricherà Haftar?

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haftar

Che cosa ha scritto al Monitor tra fatti e scenari sulla Libia, con gli ultimi aggiornamenti su mosse e retromarce di Haftar

Le forze dell’autoproclamato Esercito nazionale libico del maresciallo Khalifa Haftar hanno deciso di ritirarsi a 2-3 chilometri da tutte le linee del fronte a Tripoli a partire da mezzogiorno per consentire agli abitanti della capitale di muoversi liberamente per le cerimonie della fine del Ramadan. Lo ha reso noto il portavoce, Ahmed al-Mismari, dopo che la loro campagna per cercare di prendere il controllo della capitale ha subito un brusco capovolgimento di fronte. “Abbiamo deciso – ha spiegato-  di spostare le nostre forze su tutti i fronti di battaglia a Tripoli a una distanza di 2-3 chilometri” per consentire ai cittadini di muoversi piu’ liberamente alla fine del Ramadan e in vista della festivita’ di Eid al-Fitr. Mismari ha invitato il Governo di accordo nazionale libico (Gna) che e’ riconosciuto a livello internazionale, a fare lo stesso, ma non ha detto se il proprio ritiro dipenda da ciò. Da segnalare che la Russia ha detto di sostenere qualsiasi iniziativa volta a porre fine allo spargimento di sangue in Libia e si aspetta che le parti in conflitto rispettino un cessate fuoco almeno per il periodo delle vacanze musulmane dell’Eid al Fitr, la festa di fine Ramadan. E’ quello che ha detto una fonte del ministero degli Esteri russo all’agenzia di stampa Sputnik. “Chiediamo continuamente un cessate il fuoco, una pausa umanitaria in relazione con il Ramadan e abbiamo visto iniziative pertinenti, tra cui quella di (Khalifa) Haftar. Sosterremo sicuramente qualsiasi iniziativa volta a porre fine allo spargimento di sangue e tornare al tavolo delle trattative”, ha detto la stessa fonte. Mosca si aspetta che tutte le parti impegnate nel conflitto, incluso il Governo di accordo nazionale (Gna), “cessino le attività militari” e tornino al tavolo delle trattative. (Redazione Start Magazine)

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Libia, la Russia scaricherà Haftar? La domanda non è un’illazione, ma la deduzione che al Monitor ha tratto analizzando due recenti sviluppi politici in Libia che vedono coinvolto, direttamente o indirettamente, il capo dell’Esercito Nazionale Libico.

L’analisi del quotidiano in lingua inglese fondato nel 2012 da Jamal Daniel e specializzato in analisi e commenti sula situazione dei Paesi del Grande Medio Oriente parte dalla sconcertante dichiarazione fatta da Haftar lo scorso 27 aprile nella quale, sostenendo che il suo esercito aveva appena “accettato la volontà del popolo e il suo mandato”, assumeva di fatto  il controllo politico oltre che militare della Cirenaica e, questo almeno era l’auspicio, dell’intero Paese.

Più che un atto proditorio da parte di un uomo noto per i metodi spicci, quello di Haftar pare tuttavia configurarsi, secondo la lettura fattane da al Monitor, come la furiosa reazione al tentativo del capo del parlamento di Tobruk Aguila Saleh Issa di togliere al Maresciallo il bastone del comando e rimetterlo nelle mani dell’assemblea e, in generale, della classe politica.

La manovra di Saleh avrebbe tuttavia fatto meno scalpore se non ci fossero state le impronte digitali di Mosca, i cui  consiglieri avrebbero partecipato alla stesura della bozza di accordo con il Governo di Accordo Nazionale che Saleh punta ora a discutere con la controparte tripolina.

L’esistenza di un piano russo, e soprattutto la regia che Mosca punta a svolgere sull’intera trattativa, è stata svelata dallo stesso Saleh durante un incontro con le tribù dell’est tenutosi lo stesso giorno della dichiarazione incendiaria di Haftar.

Meeting durante il quale Saleh avrebbe illustrato le ragioni che lo hanno convinto a sposare la linea (russa) della pace: ragioni riconducibili, secondo il punto di vista di Saleh ricostruito da al Monitor, all’insoddisfazione di Mosca per l’insuccesso dell’offensiva lanciata ormai un anno fa dal Maresciallo per espugnare Tripoli. Una manovra che la Russia, dopo aver abbondantemente assecondato e sostenuto, ha deciso di archiviare insieme al sogno di un fulmineo colpo di mano volto  a deporre Sarraj e tutti i suoi sostenitori.

Da nemico giurato, Sarraj dunque torna ad essere l’interlocutore di un negoziato in cui però Mosca non vorrebbe più Haftar tra i piedi. Se hanno ragione le fonti di al Monitor, al Cremlino hanno deciso di cambiare, oltre che la strategia, anche il cavallo.

I cavalli in questione, naturalmente, sarebbero lo stesso Saleh oppure, secondo l’altra ipotesi fatta da al Monitor, il capo del governo transitorio di Tobruk, Abdullah al-Thani.

Che il vento a Mosca sia cambiato lo hanno confermato le dichiarazioni che il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha rilasciato poche ore dopo l’annuncio golpista di Haftar. Un annuncio che ha spinto Lavrov a decidere di “rifiutar(si) di parlare (ancora) con Haftar”.

Nella stessa conferenza stampa, Lavrov ha poi chiarito su chi riponga adesso la propria fiducia il governo russo: su Saleh e la sua proposta di un dialogo nazionale che, ha spiegato il ministro, “mira alla formazione di organi di governo comune che rappresentino equamente e alla pari le tre regioni chiave della Libia”.

Al di là dell’insoddisfazione per il fallimento di Haftar e della frustrazione per averlo sostenuto invano – tra le critiche del mondo – per quasi un anno, la svolta di Mosca cela una ragione materiale che traspare dalle critiche rivolte ad Haftar da un rappresentante del settore energetico.

“Quali ripercussioni può avere il gesto disperato di Haftar sui mercati energetici? Che un milione di barili di petrolio libico non torneranno sul mercato in un tempo prevedibile – e che la joint venture con Gazprom non riprenderà le proprie attività nella parte orientale del paese. (…) Sfortunatamente – è la conclusione dell’intervistato – ora è Haftar che si frappone al lancio di un dialogo costruttivo e alla ripresa”.

Non è dunque per un calcolo impulsivo o per una improvvisa conversione al verbo della pace che Mosca ha deciso, se al Monitor ci ha visto giusto, di abbandonare Haftar al suo destino e puntare sulla ripresa del dialogo tra Tripolitania e Cirenaica. Fallita la strada delle armi, non resta che percorrere quella del negoziato pur di far funzionare di nuovo a pieno regime l’industria libica a cui Mosca (e non solo) tiene di più.

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