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Eni e non solo. Che cosa rischia un’Italia indecisa sulla Libia. L’analisi di Gagliano

di

Libia libica missione Irene

Se gli equilibri politici libici dovessero essere decisi in prevalenza da Egitto, EAU, Turchia e Russia il nostro Paese sarà emarginato e la nostra politica energetica posta in essere dall’Eni potrebbe subire un drastico ridimensionamento. Il Punto di Gagliano

Il viaggio diplomatico che l’attuale ministro degli Esteri italiano ha fatto in Libia, per incontrare sia Fayez al-Sarraj sia il comandante dell’Esercito nazionale libico Haftar, non solo rappresenta una scelta di evidente discontinuità rispetto alle scelte poste in essere nel 2014 dal governo italiano ma dimostra l’assenza di una precisa e coerente strategia geopolitica dell’Italia nei confronti della Libia.

D’altronde, la partecipazione italiana alla destabilizzazione della Libia nel contesto della coalizione Nato aveva già ampiamente dimostrato l’inconsistenza della nostra politica estera in Libia e la nostra subalternità alle scelte politiche altrui.

Un ulteriore dimostrazione di quanto la nostra politica estera sia ormai lontana da un approccio autenticamente realistico in grado cioè di comprendere le effettive dinamiche degli attori coinvolti e le loro reali intenzioni nel contesto libico – alludiamo per esempio all’Egitto, alla Turchia, alla Russia, agli EAU – è data dalle soluzioni indicate dal ministro degli Esteri.

La prima soluzione prevede la nomina di un inviato speciale per la Libia che risponderà direttamente alla Farnesina per poter avere un rapporto di alto livello politico continuo con tutte le parti libiche; mentre la seconda prevede l’esclusione dello strumento militare.

Ebbene, escludere l’uso dello strumento militare – nonostante la professionalità delle nostre forze armate e della nostra intelligence – dimostra la mancanza di un approccio autenticamente geopolitico alla politica estera.

Inoltre tali soluzioni appiano ancora più paradossali se prendiamo in considerazione il fatto che la Russia sta rafforzando la sua presenza con il gruppo Wagner, che la Turchia ha chiaramente espresso la volontà di proiettare la sua politica di potenza anche in Libia sulla falsariga di quanto fatto in Siria e soprattutto se teniamo conto del fatto che l’Egitto ha chiaramente espresso che non permetterà alla Turchia di insediarsi in Libia perché ciò rafforzerebbe la politica turca nel Mare Nostrum e quindi la presenza della Fratellanza Musulmana.

Se gli equilibri politici libici dovessero essere decisi in prevalenza da Egitto, EAU, Turchia, Russia etc… non solo il nostro Paese sarà emarginato dalla eventuali trattative di pace – e dalla conseguenti spartizioni territoriali – ma la nostra politica energetica posta in essere dall’Eni potrebbe subire un drastico ridimensionamento.

Inoltre il flusso di immigrati clandestini potrebbe subirebbe una ulteriore impennata se il nostro paese sarà tagliato fuori dalla cabina di regia.

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