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Perché l’Italia non può avere una vera politica estera (non solo in Libia)

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Il corsivo di Giuseppe Gagliano su Libia e dintorni

 

È difficile negare che i recenti sviluppi in Libia abbiano dimostrato il progressivo declino del nostro Paese nel Mediterraneo (sul piano globale l’Italia ha complessivamente avuto un ruolo pressoché irrilevante e quando ha svolto un ruolo di rilievo ciò è stato dovuto alla sua collocazione geografica utilizzata dagli Stati Uniti come portaerei naturale per la propria proiezione di potenza).

Al contrario la Turchia non solo sta diventando uno degli attori principali in Siria e Libia ma sta ponendo in essere una politica estera caratterizzata dalla spregiudicatezza, dalla realpolitik e da obiettivi geopolitici volti a salvaguardare il proprio interesse nazionale.

Non è un caso se Sarraj si sia rivolto a Erdogan e non a Conte. Sarraj aveva infatti bisogno non di chiacchiere o di teoremi legali ma di un contributo militare significativo.

Ma il nostro Paese, oramai da troppo tempo, fa un uso distorto delle potere militare, un uso che nulla a che vedere con una visone realistica della dinamica conflittuale della realtà internazionale .

Le nostre forze armate devono essere usate per operazioni di pace e amore, per fare suggestive parate militari e non per difendere il nostro interesse nazionale.

L’Italia è dunque prigioniera in una sorta di tenaglia: da un lato gran parte della nostra classe dirigente non è all’altezza di governare un paese come il nostro; dall’altro lato abbiamo i movimenti sociali – tanto cari alla studiosa militante Donatella Della Porta – che si mobilitano per la pace, l’ambiente e l’amore universale.

Noi italiani abbiamo invece Zanotelli ,il popolo viola, i girotondini, i no global – che dovevano cambiare il mondo -, Pax Christi e adesso le Sardine.

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