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Trasformiste Apulien

Le trasformiste apulien. Il caso Conte

Conte? Filocinese, filoamericano e filorusso. Concavo e convesso, avvocato del popolo e di clienti facoltosi. Da premier ha aumentato la spesa militare, e ora predica la buona novella pacifista. Tutto e il contrario di tutto, insomma. Il Bloc Notes di Michele Magno

 

Un giorno i Bersani, Zingaretti, D’Alema e, scendendo per li rami, i Bettini, Boccia, Speranza, ci dovranno spiegare l’abbaglio preso per un personaggio che, dopo il suo esordio sulla scena pubblica con un curriculum taroccato, è stato definito da Beppe Grillo “senza visione politica e capacità d’innovazione”. Un personaggio che è, insieme, tesi, antitesi e sintesi. Di destra, di centro e di sinistra. Filocinese, filoamericano e filorusso. Concavo e convesso, avvocato del popolo e di clienti facoltosi. Da premier ha aumentato la spesa militare, e ora predica la buona novella pacifista. Tutto e il contrario di tutto, insomma. Ricorda una celebre battuta di Groucho Marx: “Signori, questi sono i miei princìpi. E, se non vi stanno bene, ne ho degli altri”. C’è chi si stupisce che sia ancora sulla cresta dell’onda. Lo è proprio perché, come annotava già nel 1764 lo storico francese Pierre-Jean Grosley dopo un soggiorno nel Bel Paese, “L’Italie est le pays où le mot ‘furbo’ est éloge”.

(In)degno erede della tecnica del travestimento inventata dal mussoliniano Leopoldo Fregoli (che era un artista straordinario), le “trasformiste apulien” ricorda il generico, che passa da un film all’altro senza nemmeno cambiarsi la truccatura, ritratto da Ennio Flaiano: “È un saggio a Tebe, un arconte ad Atene, un consigliere alla corte dei faraoni, un sacerdote a Babilonia. A Creta è un guardiano del labirinto, nell’Olimpo è Saturno, in Galilea un apostolo. Mi chiede un piccolo prestito. -Non stai lavorando?, gli domando. Allarga le braccia, desolato: -Dovrei fare un senatore, ma a settembre!” (“Europeo”, luglio 1958). Il nostro senatore poi lo è diventato, e oggi tiene al guinzaglio  un partito che ha molti più voti del suo impartendo grottesche lezioni di moralità politica.

Non è la prima volta. Nel marzo 2013 furono due giganti del parlamentarismo come i capigruppo del movimento pentastellato Vito Crimi e Roberta Lombardi a mortificare in streaming l’allora segretario del Pd, incaricato dal presidente Mattarella di formare un nuovo governo. Una delle pagine più tristi della storia repubblicana. Eppure solo pochi giorni fa abbiamo potuto leggere queste parole pronunciate da uno dei più accreditati consiglieri di quel partito: “Il campo largo non è un confine elettorale. È uno stato d’animo, un sentimento, un’intima sintonia attorno alle idee di progresso, di libertà, di difesa dei poveretti, di uno sviluppo improntato alla valorizzazione dell’ambiente e della radice umana delle persone […]”. C’è ancora chi, dunque, spinge perché il Pd si consegni ai suoi carcerieri. Sindrome di Stoccolma o semplice autolesionismo?

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