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Le tesi contraddittorie di Mario Tozzi

A proposito di animali, specie non umane e libertà. Il caso Mario Tozzi e non solo. Il corsivo di Battista Falconi

 

Mario Tozzi sostiene due tesi contraddittorie. In un confronto con Michele Serra, afferma che l’uomo non debba impicciarsi troppo di regolare la natura, che sia meglio lasciarle fare il suo corso, anche quando la proliferazione dei lupi comporta problemi come le aggressioni alle greggi pastorali o agli animali domestici (la questione nasce dopo che ne è stato vittima il cane di Serra). Ma si oppone anche all’overtourism che invade le nostre città d’arte e i nostri ambienti naturali, proponendo che vada ancor più regolato, controllato e limitato.

Entrambe le tesi hanno un senso ma, appunto, sono contraddittorie. Se sosteniamo l’impostazione liberale per cui le cose fanno il loro corso e decide un principio di adattamento evolutivo, non dovrebbe valere in entrambi i casi? Se lo affermiamo per i lupi ma lo neghiamo ai turisti, se ne deduce che vale solo per le specie animali non umane, ma non per noi. Per contrastare lo specismo, finiamo insomma col rovesciare il paradigma e dire che solo i Sapiens debbano resistere al proprio istinto, alle pulsioni evolutive.

Lo specismo non è affatto bello: chi attribuisce valore superiore agli esseri umani rispetto agli altri animali finisce per avallare quello sfruttamento che, per esempio, ci viene mostrato dalle orribili immagini di alcuni allevamenti per la nostra alimentazione. Anche l’antispecismo però ha derive pericolose. Una ideologica consiste nell’indurre tendenze sociali quali vegetarianesimo e veganesimo, nell’esasperare alcuni approccisalutistici, alimentando business come la cosiddetta carne coltivata (in vitro, sintetica, cellulare, artificiale o dir si voglia). L’altra, purtroppo sostenuta da alcuni studiosi, è orribilmente etica, porta a proporre una gerarchizzazione di dignità in base alla coscienza e non alla specie: un primate evoluto conta quindi più di un bambino gravemente disabile. Ne abbiamo orecchiata un’eco nelle parole infelici pronunciate dopo la morte di Alex Zanardi da Massimo Giannini che poi, da buon giornalista, ha risposto alle polemiche conseguenti dicendo di essere stato frainteso, anziché ammettere di aver detto una colossale fesseria, magari involontaria.

Possibile che non si trovi un giusto mezzo, un approccio sensato? C’è tanto spazio per una ragionevolezza comune, dove concordare che si deve mangiare meno carne (lo sappiamo già perfettamente), che tutti gli animali vanno rispettati, evitando loro sofferenze inutili (vale per gli allevamenti e anche per la sperimentazione scientifica). Che, soprattutto, bisogna rispettare in generale l’ambiente, evitando anche lo sfruttamento del patrimonio forestale, del suolo, l’edificazione e impermeabilizzazione selvaggia, l’inquinamento di acque e aria, gli eccessi di consumismo, di industrializzazione, lo spreco.

Per trovare un punto di equilibrio però occorre mettersi a tavolino, ragionare e legiferare, non basta lasciar fare alle cose il loro corso: anche perché la natura come stato primigenio ormai non esiste più, per tornare al caso dei lupi che proliferano dopo essere stati reintrodotti da noi, come orsi e cinghiali. E una volta che ci mettiamo a normare, dobbiamo accettare che cose piacevoli e finora legittime, tipo abbuffarci e andarcene a spasso dove vogliamo, non lo siano in futuro. La questione è meno semplice di quanto paia.

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