Mario Tozzi sostiene due tesi contraddittorie. In un confronto con Michele Serra, afferma che l’uomo non debba impicciarsi troppo di regolare la natura, che sia meglio lasciarle fare il suo corso, anche quando la proliferazione dei lupi comporta problemi come le aggressioni alle greggi pastorali o agli animali domestici (la questione nasce dopo che ne è stato vittima il cane di Serra). Ma si oppone anche all’overtourism che invade le nostre città d’arte e i nostri ambienti naturali, proponendo che vada ancor più regolato, controllato e limitato.
Entrambe le tesi hanno un senso ma, appunto, sono contraddittorie. Se sosteniamo l’impostazione
Lo specismo non è affatto bello: chi attribuisce valore superiore agli esseri umani rispetto agli altri animali finisce per avallare quello sfruttamento che, per esempio, ci viene mostrato dalle orribili immagini di alcuni allevamenti per la nostra alimentazione. Anche l’antispecismo però ha derive pericolose. Una ideologica consiste nell’indurre tendenze sociali quali vegetar
Possibile che non si trovi un giusto mezzo, un approccio sensato? C’è tanto spazio per una ragionevolezza comune, dove concordare che si deve mangiare meno carne (lo sappiamo già perfettamente), che tutti gli animali vanno rispettati, evitando loro sofferenze inutili (vale per gli allevamenti e anche per la sperimentazione scientifica). Che, soprattutto, bisogna rispettar
Per trovare un punto di equilibrio però occorre mettersi a tavolino, ragionare e legiferare, non basta lasciar fare alle cose il loro corso: anche perché la natura come stato primigenio ormai non esiste più, per tornare al caso dei lupi che proliferano dopo essere stati reintrodotti da noi, come orsi e cinghiali. E una volta che ci mettiamo a normare, dobbiamo accettare che cose piacevoli e finora legittime, tipo abbuffarci e andarcene a spasso dove vogliamo, non lo siano in futuro. La questione è meno semplice di quanto paia.







