Se la conclusione del consiglio federale in presenza del 10 giugno scorso era stata una nota ufficiale in cui la Lega ha messo al centro la valorizzazione degli amministratori “apprezzati su tutti I territori”, l’esito della “cabina di regia dei territori” riunita ieri sera da Matteo Salvini rilancia “l’autonomia cone priorità strategica da Nord a Sud”.
In sintesi: confermato il modello della Lega nazionale, voluto dal segretario leghista. Del resto, tra gli amministratori riuniti oltre ai governatori del Nord, Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, l’ex presidente del Veneto Luca Zaia, ora presidente del consiglio regionale, i ministri Giancarlo Giorgetti e Roberto Calderoli, erano presenti anche sindaci, amministratori del centro-sud.
Alcune agenzie di stampa parlano di malcontento tra i governatori perché la svolta “‘nordista”, del ritorno alle origini non c’è stata e del modello Cdu-Csu non si parla più. Ma, al di là di quelle che Salvini liquida seccamente come “beghe giornalistiche”, è un fatto che il leader leghista, vicepremier e titolare del Mit, nel fine settimana abbia rilanciato a tutto campo per rimettere sui binari dell’agenda politica un dibattito che ormai stava scivolando in certa narrazione mediatica in una sorta di tormentone con al centro il presunto tramonto della sua leadership, con una Lega tallonata, se non sorpassata da Roberto Vanancci.
Salvini non solo ha ribadito che il segretario resta lui per altri tre anni, secondo il mandato conferitogli dal congresso di un anno fa, dove è stato confermato per acclamazione, dopo che nessuno si era fatto avanti per sfidarlo, ma ha anche rilanciato l’azione della Lega sui temi attuali, a partire dal Piano Casa, l’agenda politica internazionale, facendo uscire il dibattito dalle strettoie autoreferenziali un po’dal sapore psicoanalitico del tipo chi siamo e dove andiamo.
Ricompattare il partito e invertire il trend negativo dei sondaggi. È con questo obiettivo che Salvini ha aperto poco prima delle 19 i lavori del Tavolo di coordinamento dei territori della Lega. I lavori, durati circa un’ora e mezza e definiti dall’approccio “concreto e costruttivo”, si sono concetrati su sicurezza, sanità, sostegno alle famiglie, e autonomia, “considerata una priorità strategica da Nord a Sud, su cui proseguire con determinazione”, ha scritto in una nota, a firma del responsabile Enti Locali, Stefano Locatelli, la Lega al termine dell’incontro.
“Questo è un tavolo importante, non ci sono situazioni interne e non mi appassionano le beghe giornalistiche”, aveva commentato Salvini in mattinata, “c’è un assestamento di bilancio con miliardi da investire, c’è il Piano Casa in corso, ci sono ‘piccolissimi’ (detto con ironia ndr) problemi di discussione con la più grande potenza al mondo che sono gli Stati Uniti d’America, c’è il tema sicurezza, c’è l’autonomia, ci sono Comuni e Regioni che giustamente sono arrabbiate con l’Europa che vuole tagliare fondi all’agricoltura e fondi di coesione. Quindi temi di discussione su cui sindaci, presidenti di Province e governatori possano discutere ce ne sono a iosa”.
Ma la prima mossa per il rilancio a tutto campo del partito era partita da Milano, dove Salvini ha lanciato le primarie della Lega per il candidato sindaco dopo 15 anni di governo della sinistra. Una boccata d’ossigeno è arrivata dai gazebo lo scorso weekend: i votanti – fanno sapere dalla Lega – sono stati circa 10mila e Matteo Salvini ha preso oltre 5mila preferenze, risultando il più eletto, seguito dall’eurodeputata e vicesegretaria Silvia Sardone. “Un grande orgoglio”, ha commentato Salvini, che però chiude all’ipotesi di una sua possibile corsa a Palazzo Marino: “Io sto facendo il ministro e conto di fare il ministro. Silvia Sardone è assolutamente una risorsa importante”.
L’eurodeputata fa sapere che “sarà la coalizione a decidere il candidato. Sarei onorata di esserlo, ma non sono sicuramente questi gazebo a deciderlo, dovranno decidere i leader in un tavolo di coalizione”.
Il presidente del Senato Ignazio La Russa, che smentisce le indiscrezione di stampa secondo cui avrebbe organizzato un vertice a Roma per parlare del futuro candidato con i coordinatori regionali del centrodestra, commenta il risultato dei gazebo del Carroccio sottolineando che “la Lega ha fatto questa cosa che mi è piaciuta, ma l’unica cosa che è uscita chiara è che al primo, al secondo e al terzo posto ci sono tre politici, quindi mi sa che l’idea del civico, almeno nella Lega, non va poi così forte. L’importante è che entro il mese di luglio abbiamo le idee chiare e mettiamo in pista un candidato”.
Al di là di chi sarà il candidato del centrodestra, evidente che le primarie dei gazebo leghisti milanesi hanno soprattutto segnato la prima mossa di Salvini per il rilancio del partito e della sua stessa leadership anche nel dibattito interno, ora riportato sui temi dell’agenda politica e dell’iniziativa esterna leghista.







