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Giannini

Le fantasie di Massimo Giannini (La Stampa) su Giorgia Meloni

Le ossessioni del direttore del quotidiano La Stampa, Massimo Giannini, fanno brutti scherzi. Ecco perché. I Graffi di Damato

 

Per quanto estranea, per fortuna sua ed europea, al ferro e al fuoco nella Francia dei minorenni che stanno facendo tremare il presidente Emmanuel Macron, la leader della destra d’oltr’Alpe Marine Le Pen arriverà domani a Roma tra sospetti e inquietudini per un incontro col vice presidente del Consiglio e leader leghista Matteo Salvini.

All’evento il Corriere della Sera dedica oggi la cosiddetta spalla della prima pagina sottolineando il proposito espresso da Salvini di “non escludere nessuno”, quindi neppure Le Pen, nel centrodestra immaginato nel Parlamento europeo che sarà eletto l’anno prossimo.

Sulla Stampa il direttore Massimo Giannini contrappone di fatto l’incontro di Salvini con la leader della destra francese alla missione di mercoledì prossimo di Giorgia Meloni in Polonia -in veste più di presidente dei conservatori europei che di presidente del Consiglio italiano- per costruire un’intesa col Partito Popolare del vecchio continente. E lo fa con una certa preoccupazione, scrivendo che “la Meloni non può permettersi il lusso di lasciare che il cinico Salvini corra libero e irresponsabile per le autostrade dell’ideologismo più sfrenato che lei ha lasciato parzialmente sguarnite”, inseguendolo, affiancandolo e, se può, persino sorpassandolo. Sarebbe l’errore analogo a quello del fronte opposto con la formula del “nessun nemico a sinistra”.

Giannini tuttavia si contraddice nel riconoscimento del pur “parziale” riconoscimento di una certa moderazione della Meloni cambiandole segno zodiacale in un altro passaggio dell’editoriale e scrivendo, a proposito del recente Consiglio Europeo a Bruxelles: “I sovranisti sono così. Come gli scorpioni della favola, che chiedono un passaggio alla rana per attraversare il fiume ma a metà del guado la pungono e mentre affogano con lei fanno giusto in tempo a dirle “mi dispiace, è la nostra natura”. “Stavolta, pur essendo scorpione come lei, Giorgia – ha semischerzato Giannini sul fallimento della mediazione della premier italiana con gli omologhi polacco e ungherese a Bruxelles sul tema degli immigrati – s’è improvvisata rana, ma i falsi amici Viktor e Mateus l’hanno punta. E così sono annegati tutti insieme, facendo naufragare il patto europeo sull’immigrazione. E’ la loro natura: se c’è da blindare una frontiera per i demiurghi e i demagoghi dello Stato-Nazione non c’è accordo che tenga, neanche tra di loro”.

In questa ricostruzione del Consiglio europeo di fine giugno fatta dal direttore della Stampa c’è una colossale inesattezza, o bugia. Il patto europeo sull’immigrazione – consistente nel riconoscimento della “dimensione esterna” della crisi dei migranti, preoccupante quindi più per le partenze dalle coste africane o turche che per gli arrivi sulle coste italiane, cioè sui confini d’Europa – non è per niente naufragato. Esso è rimasto intatto nella “svolta” vantata dalla premier italiana, col solo effetto politico di avere diversificato nel voto la Meloni dagli omologhi polacco e ungherese.

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