Mondo

La nuova Lega di Salvini spiegata da Calderoli

di

Macaluso

Passato, presente e futuro della Lega. Il corsivo di Paola Sacchi


Non ci sono due Leghe. La Lega è una sola. “Mi viene da ridere. Non hanno capito un… Diciamo che non hanno capito niente della Lega. La nostra scelta (di entrare nel governo Draghi ndr) non è stata affatto combattuta, ha coinvolto segreteria, organi dirigenti, governatori. E non è stata una decisione, per capirci, da 60% contro 40%, ma tutti l’abbiamo vista alla stessa maniera”. Roberto Calderoli così ha risposto a Daniele Capezzone in una significativa intervista per La Verità di ieri. Capezzone ha posto una domanda chiave, sui vecchi schemi che i giornali mainstream hanno ripreso a proporre, a uno degli interlocutori più titolati a rispondere, per storia, curriculum, peso politico nella Lega Nord di ieri e nella Lega nazionale di oggi, a quel Calderoli, anello di congiunzione tra passato e presente, ex coordinatore delle segreterie del Carroccio e ora esponente di punta della segreteria di Via Bellerio, vicepresidente del Senato. È lo schema classico, accarezzato da sempre dalla sinistra che preferirebbe vedere la Lega confinata a forza territoriale del 3 o 4 per cento. E, quindi, fa gioco rappresentare “una Lega divisa, ministri e governatori leali ma distanti da Savini”. Calderoli se la ride “non hanno capito un…. di Lega”.

Per chi ha seguito la Lega di ieri e di oggi Calderoli coglie nel segno. Comunque si pensi, stando alla cronaca dei fatti, la struttura di quel partito è rimasta a falange, come l’aveva concepita e creata Umberto Bossi, ovvero un corpo compatto, dove naturalmente convivono anche varie e importanti sensibilità, ma che alla fine si muove “come un sol uomo” e dove fa la sintesi uno solo, il segretario che decide dopo aver ascoltato tutti. Concetto recentemente più volte ribadito da Matteo Salvini. Non è uno slogan, ma un fatto. In effetti, la Lega per molti osservatori è rimasta sempre un po’ un enigma.

Più seguita dal mainstream in realtà nei Palazzi romani che sul pratone di Pontida o comunque su quei territori dove governa a Nord e ormai anche nel resto d’Italia, spesso per descriverla si procede per raffigurazioni meccaniche, in base alle quali ci sarebbero due Leghe. E, invece, il partito-movimento è sempre uno solo. Spiegò una volta alla cronista Giancarlo Giorgetti, il numero due leghista, ora ministro dello Sviluppo economico, che la tradizione del raduno di Pontida e quella spilletta raffigurante il guerriero Alberto da Giussano, che Salvini decise di far restare sulla giacca di dirigenti e parlamentari, ben si conciliavano con la Lega nazionale. “Perché — disse con un esempio molto in stile Pontida — il ‘ Barbarossa’ da sconfiggere ora è ovunque, nella burocrazia, nella tassazione, nel blocco della crescita, dello sviluppo…”.  Erano gli albori del progetto nazionale e allora una Lega in versione cosiddetta “sovranista” vedeva il Barbarossa anche in certa “tecnocrazia Ue”.

La battaglia è rimasta, ma con un premier dall’influenza e il prestigio così forte in Europa come Mario Draghi la Lega vede, già dalle sue prime parole, come quelle sulla distribuzione degli immigrati, una importante leva per far valere l’interesse nazionale a Bruxelles. E, comunque, Calderoli spiega che è sbagliata la vecchia lettura secondo la quale la Lega avrebbe fatto questa scelta per obbedire alle richieste solo degli elettori del Nord: “Non abbiamo pensato al Nord, al Centro e al Sud, ma a una risposta complessiva per tutto il Paese”. La risposta della Lega, una sola, primo partito italiano, in base alle elezioni dopo le Politiche del 2018, e ai sondaggi. Che ha l’ambizione di proporsi come partito architrave del sistema politico, rappresentativo in modo trasversale dei ceti sociali, ora che il Pd  e la vecchia alleanza giallo-rossa con i Cinque Stelle sono usciti fortemente ammaccati dal tramonto del governo Conte/2.

Non a caso, Calderoli con Capezzone rilancia contro il ritorno al proporzionale “una federazione, già proposta da Salvini, di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia”, anche se FdI è ora all’opposizione ma sempre parte integrante del centrodestra, “per rafforzare l’idea maggioritaria”.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Start Magazine

Errore

Articoli correlati