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La neutralità armata. Passato, presente e futuro

Neutralità

Il saggio “Neutralità e Neutralità armata. Evoluzione di teoria e prassi” (Avatar) a cura del prof. Giuliano Luongo, recensito da Giuseppe Gagliano

Come opportunamente sottolineato dagli autori del saggio Neutralità e neutralità armata (Edizione Avatar, 2021) curato da Giuliano Luongo con la prefazione del Gen. Fabio Mini, il concetto di neutralità e il suo correlato di neutralità armata hanno caratterizzato la storia delle relazioni internazionali.

Nello specifico la neutralità consiste nella scelta politica di rimanere estranei a un conflitto e può essere occasionale, cioè la cosiddetta neutralità in tempo di guerra, o permanente, cioè la cosiddetta politica di neutralità permanente. Sotto il profilo giuridico il diritto della neutralità, codificato nella Convenzione dell’Aja del 1907, prevede l’inviolabilità del territorio di uno stato che si sia precedentemente proclamato neutrale dopo aver ricevuto la notifica dello stato di guerra. Ma esiste anche un’altra disposizione prevista da tale Convenzione e cioè il diritto di uno stato neutrale di respingere, anche con la forza, attacchi bellici, che violino la sua neutralità.

Comparando queste norme con la situazione delle relazioni internazionali attuali si nota che il concetto di neutralità permanente oggi trovi una limitata applicazione (in stati come la Svizzera e il Principato di Monaco), mentre quello di neutralità in tempo di guerra trovi più ampia applicazione grazie alla sua flessibilità. Infatti, anche se allo stato attuale il conflitto bellico sia di natura diversa da quella caratterizzante le relazioni internazionali fino al secondo dopoguerra, a causa della natura molteplice e transnazionale delle minacce alla sicurezza, gli stati possono decidere ad hoc se entrare in un conflitto o no.

Non dobbiamo infatti dimenticare che la configurazione attuale delle relazioni internazionali è profondamente diversa da quella caratterizzante la diplomazia del Novecento.

Allo stato attuale infatti gli schieramenti comprendono un vasto numero di stati e vengono formate ad hoc per far fronte a minacce alla sicurezza per lo più al momento della loro insorgenza.

Analogamente, lo scenario bipolare della Guerra Fredda è alquanto desueto, anche se si può percepire ancora una tensione latente tra gli Stati Uniti e l’Oriente, rappresentato sia dalla Russia che dalla Cina, potere emergente e probabile futuro egemone della scena mondiale.

Un’altra differenza è da individuare nel non allineamento attuale che ha leggermente cambiato i suoi principi, in quanto la sua ragione di essere, cioè il non-allineamento rispetto al blocco occidentale e orientale della Guerra Fredda, ha cessato di esistere. Per quanto riguarda lo scenario multipolare attuale, in esso il non-allineamento è strettamente legati alle organizzazioni internazionali di natura regionale, che sono diventate i maggiori protagonisti della scena internazionale come l’Unione europea, fondata nel 1956 con la denominazione di Comunità Economica Europea, l’Unione Africana (AU), creata nel 1963 con il nome di Organizzazione per l’Unione Africana, l’Association of South- East Asian Nations (Asean), risalente al 1967, la Collective Security Treaty Organization, fondata nel 1992, e l’Unione delle nazioni sudamericane (Unasur), la più recente, nata nel 2008 costituiscono le organizzazioni regionali attuali.

Per quanto riguarda la Nato questa svolge un ruolo  di sicurezza collettiva, volta a mantenere la sicurezza all’interno dell’organizzazione e a prevenire sfide rivolte ad essa, oltre ad agire per promuovere la sicurezza in stati estranei alla Nato.

Tuttavia la mancanza di collaborazione tra organizzazioni regionali di fronte alle nuove problematiche quali la scarsità di risorse e il terrorismo, rende ardua la possibilità di affrontare le sfide alla sicurezza globale.

Se infatti l’Asean, l’Unione Africana e l’Ue cooperassero tra di loro condividendo per esempio informazioni di intelligence sul terrorismo e formando forze adeguate a prevenirlo e contrastarlo, probabilmente la lotta al terrorismo globale beneficerebbe di un approccio altrettanto globale e condiviso.

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