Caro direttore,
diceva il politico e scrittore francese Jean Mistler (1897-1988) che “La majorité a toujours raison, mais la raison a bien rarement la majorité aux élections” (“La maggioranza ha sempre ragione, ma la ragione assai raramente la maggioranza alle elezioni”). È uno dei paradossi della democrazia, ovvero di quel sistema che è “la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora” (Winston Churchill, Camera dei Comuni, 1947).
Prendiamo il caso del referendum sulla separazione delle carriere. Il popolo si è pronunciato, e il suo verdetto è inappellabile. Come sono inappellabili le decisioni della Corte di Cassazione. Lo sa bene, ad esempio, l’ex senatore del Pd Stefano Esposito. Indagato dalla procura di Torino nel 2015, è rimasto sotto inchiesta per sette anni e infine prosciolto da tutte le accuse. Ebbene, la Suprema Corte ha confermato le sanzioni disciplinari inflitte dal Csm al sostituto procuratore e alla giudice dell’udienza preliminare che avevano utilizzato le intercettazioni telefoniche destinate invece alla distruzione. Perché Esposito era, appunto, senatore.
La sentenza della Cassazione ha accertato “la violazione di legge commessa da entrambi gli incolpati, l’ha ritenuta grave e determinata da ignoranza e negligenza”. Tutto questo costerà alla gup una censura (cioè un biasimo che potrebbe rallentarne la carriera); al pm un anno di anzianità e il trasferimento al tribunale di Milano nel ruolo di giudice civile. “Promoveatur ut amoveatur”, insomma. E tanti auguri ai cittadini meneghini.
Non basta. Come ha sottolineato il giornalista del Foglio Ermes Antonucci, le intercettazioni illegali nei confronti di Esposito sono state autorizzate da 15 (quindici) gip diversi, nonostante l’indagato fosse un senatore e quindi occorresse chiedere l’autorizzazione alla Camera di appartenenza.
In un paese normale la sezione disciplinare del Csm avrebbe valutato la condotta di tutti e 15 i gip che hanno accolto richieste palesemente illegali, e anche di tutti i pm che le hanno condivise. Infatti, le richieste di autorizzazione vennero controfirmate dall’allora procuratore aggiunto Gabetta (poi promossa dal Csm come nuovo procuratore di La Spezia) e la sua attività supervisionata dai vari capi della procura di Torino (Armando Spataro, Anna Maria Loreto). Ma è un paese normale quello che, in odio alla Meloni, ha bocciato la riforma dell’ordine giudiziario a prescindere, come direbbe Totò?
Poscritto: la Cassazione ha disposto che, se si parla della sentenza, è vietato fare i nomi dei due magistrati sanzionati a tutela dei loro diritti (di cui nessun altro cittadino comune gode). Mi raccomando, quindi. Se parlate di questa vergognosa vicenda, non fate mai i nomi del pm Gianfranco Colace e della gup Lucia Minutella.







