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La Corte costituzionale tedesca bastona Berlino sul tetto agli affitti

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mobilità sostenibile

La Corte costituzionale ha cassato la legge di Berlino sul tetto agli affitti a Berlino. Tutti gli effetti anche politici visto che nella capitale si vota per il governo del Land nello stesso giorno in cui si voterà per le politiche

Il populismo non funziona, neppure quando è di sinistra. La Corte costituzionale tedesca ha cassato la legge sul tetto agli affitti che il governo rosso-rosso-verde della città di Berlino aveva introdotto due anni fa. Lo ha dichiarato nullo, perché incompatibile con la legge fondamentale. In sostanza, l’amministrazione berlinese ha invaso un campo non suo, che spetta al governo federale tedesco: “Gli stati sono autorizzati a legiferare solo fino a quando e nella misura in cui il governo federale non ha fatto uso definitivo della sua competenza legislativa”, hanno dichiarato i giudici costituzionali. E poiché il governo federale in qualità di legislatore ha già regolamentato la legge sui prezzi di locazione nel codice civile tedesco (BGB), non c’è spazio per il potere legislativo degli Stati. Berlino, in quanto città Stato, è uno dei sedici Länder che compongono la Repubblica federale tedesca.

Per l’amministrazione cittadina è una grave sconfitta, a cinque mesi dal suo rinnovo: si voterà il 26 settembre, nello stesso giorno in cui i tutti i tedeschi andranno alle urne per rieleggere anche il nuovo Bundestag, e con esso dare il via a livello nazionale all’era del dopo Merkel. Per la città di Berlino si tratterà invece di decidere il dopo Müller, il futuro politico della capitale dopo sette anni di guida del socialdemocratico Michael Müller (che non si ricandida), a sua volta succeduto nel 2014 a un altro socialdemocratico di ancor più lungo corso, quel Klaus Wowereit che per 13 anni ha segnato la vita cittadina coniando il famoso motto “povera ma sexy” e finendo ingloriosamente la sua carriera politica nel buco nero del nuovo aeroporto di Berlino.

Venti anni di governo socialdemocratico che ora saranno posti di fronte al giudizio dei cittadini. Quello che per Wowereit fu lo scandalo quasi infinito dell’aeroporto Berlino-Brandeburgo, per Müller potrebbe essere la legge sul tetto degli affitti, il Mietdeckel. Inventata per far fronte a un problema reale, il caro affitti della capitale, letteralmente esplosi dall’inizio degli anni Duemila ad oggi in maniera non parallela alla crescita del reddito dei berlinesi, si è rivelata farraginosa e ingarbugliata ben prima della ghigliottina della Corte costituzionale.

Tecnicamente prevedeva la rimodulazione con abbassamento di canoni particolarmente elevati e poi il loro congelamento per i primi due anni, quindi limiti per i successivi aumenti, fino al 2025. Ma la sua formulazione (ad esempio il riferimento all’anno di costruzione dell’immobile) aveva creato il paradosso di favorire appartamenti in palazzi di prestigio otto-novecenteschi in zone residenziali, piuttosto che abitazioni popolari nei grandi casermoni dei quartieri dell’est. Aveva poi creato una sorta di stallo nel mercato affittuario cittadino, già in sofferenza per la scarsità di alloggi, specie a buon prezzo. E infine, se aveva agevolato la situazione degli affittuari, aveva inficiato quella di molti risparmiatori e piccoli proprietari di appartamenti che avevano negli ultimi anni investito il loro denaro nel business degli affitti, anche per sfuggire alla tagliola dei tassi di interesse a zero dei depositi bancari. Un problema messo sotto il tappeto dalla retorica della lotta ai grandi gruppi della speculazione immobiliare.

La legge era comunque entrata in vigore lo scorso anno, coinvolgendo un milione e mezzo di contratti, e gli affitti erano stati congelati e/o abbassati. Ora l’annullamento rischia di trasformarsi in un boomerang per il sindaco e per la sua maggioranza, anche perché i locatori (singoli proprietari o grandi gruppi immobiliari) si apprestano a richiedere agli inquilini le somme arretrate, e non tutti hanno potuto o voluto mettere da parte la somma eccedente in attesa che la Corte decidesse sui ricorsi presentati dai partiti cittadini di opposizione (Cdu e Fdp), che invece sostenevano l’impostazione di una politica edilizia di ampio respiro, che aumentasse anche con incentivi la disponibilità di alloggi a prezzo calmierato.

Il tema resta comunque estremamente delicato, e non riguarda solo Berlino, ma tutta la Germania. Anche nei mesi dominati dalla pandemia, i prezzi delle abitazioni e degli affitti hanno continuato a crescere, smentendo tutte le previsioni sulla fine della “bolla speculativa” che di tanto in tanto gli esperti del settore propongono. Altre città avevano lasciato intendere di voler percorrere la strada berlinese: Francoforte e Potsdam, ad esempio.

La sentenza della Corte costituzionale mette fine a una legge nata male (qualcuno chiederà ora anche conto della qualità delle consulenze cercate per la sua impostazione) e al rischio di una proliferazione disomogenea di leggi locali, ma non risolve un problema che è diventato soprattutto sociale. La palla torna alla politica. All’amministrazione di Berlino, che sul tempo breve dovrà anche individuare una soluzione per i pagamenti arretrati che rischiano di mettere fuori causa molti inquilini, e al governo federale cui spetta la competenza di affrontare un tema sensibile per la qualità della vita di molti cittadini.

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