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La Cina trotta grazie all’export anti Covid

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fabbriche cina coronavirus

L’economia della Cina tiene, nonostante la pandemia, grazie soprattutto all’export di mascherine e dpi: +9,5 ad agosto le esportazioni. Tutti i dettagli

La ripresa economica della Cina, nel post Covid, ha due facce.

La prima è quella che mostra il Paese del Dragone carburare lento nel dopo lockdown, con una contrazione dei consumi interni e un calo delle importazioni del 2.1%. La seconda mostra un export che cresce, quasi a doppia cifra, trainato proprio dagli ordini delle forniture di dispositivi sanitari di protezione individuale e di prodotti per il lavoro da casa.

Tutti i dettagli.

EXPORT IN CRESCITA

Partiamo dai numeri positivi. Secondo i dati forniti dall’Agenzia delle Dogane, le esportazioni della Cina, ad agosto, sono balzate del 9,5% rispetto allo stesso mese del 2019.

Il dato è superiore alle attese degli analisti, che indicavano un aumento del 7,1% e anche alla buona performance registrata a luglio 2020, con un più 7,2%.

BOOM DI FORNITURE DI DISPOSITIVI SANITARI

La sana e robusta costituzione dell’export cinese, sostiene Lu Ting, capo economista di Nomura International al Sole 24 Ore, è “dovuta ad alcuni fattori particolari”, ovvero dal boom di ordini per dispositivi sanitari di protezione individuale e di prodotti per il lavoro da casa.

Un esempio tra tutti: i prodotti tessili, comprese le mascherine, hanno visto aumentare gli ordini del 33,4% nei primi otto mesi del 2020, su base annua.

IL CALO DELL’EXPORT DEI PAESI EMERGENTI

E ancora, aggiunge Lu Ting, il settore risente del calo delle esportazioni “da alcuni mercati emergenti concorrenti”, ancora in piena emergenza Covid.

Il Vietnam, per esempio, ha visto il proprio export crescere appena dell’1,6% nei primi 8 mesi dell’anno, con un Pil in aumento solo dello 0,3% nel secondo trimestre, a causa delle misure di contenimento della pandemia, precisa il Sole 24 Ore.

L’ANALISI DI CHINA INTERNATIONAL CAPITAL

E senza il boom di ordini di beni medicali l’export del Paese sarebbe diminuito in media del 3,1% ogni mese, tra marzo e luglio, secondo l’analisi di China International Capital. L’export è invece aumentato dello 0,3%.

CALANO IMPORTAZIONI

A preoccupare è la contrazione dei consumi interni, che fanno segnare un meno 2,1% delle importazioni, secondo l’Agenzia nazionale delle dogane.

STRATEGIA DI XI JINPING FALLIMENTARE?

Non funziona al momento, dunque, la strategia di Xi Jinping. Il Presidente cinese, racconta Asia News, è a lavoro al 14° Piano quinquennale (2021-2025), che sarà adottato in ottobre dal 5° Plenum del Comitato centrale del Partito comunista cinese, in cui Xi punta su un’economia post lockdown che si basi soprattutto sui consumi domestici e non che cresca solo grazie alle esportazioni e agli investimenti (statali).

E’ IMPOSSIBILE FARE AFFIDAMENTO SUL SOLO MERCATO DOMESTICO?

Tra chi critica la strategia di Xi Jinping c’è Teng Tai, direttore dell’istituto Wanb di Pechino, che al governativo Securities Times ha detto che Pechino non può vivere facendo affidamento solo sul mercato domestico per sostenere il suo enorme sistema manifatturiero.

Noi “produciamo ogni anno 10 miliardi di cappelli, 10 miliardi di paia di scarpe, 30 miliardi di capi d’abbigliamento e 200 miliardi di tablet e pc. È impossibile vendere tutto ciò all’interno del Paese”, ha detto Teng Tai.

IL SURPLUS CON GLI USA

Tornando ai numeri, il surplus commerciale della Cina con gli Usa, ad agosto, è stato di 34,24 miliardi di dollari (+27% annuo) dai 32,46 miliardi di luglio. Numeri, secondo l’agenzia delle dogane, dovuti ad un export balzato del 20% annuo a 44,8 miliardi e di un import accresciuto di appena l’1,8%, a 10,5 miliardi.

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