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Joker (e Batman) fuor di metafora

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Joker Batman

Batman e Joker visti da Giuseppe Sacco, per più di quarant’anni professore di Relazioni Internazionali

“Più vede storie di spie, e più la gente diventa entusiasta per la tortura” si legge in un editoriale del New York Times.

E persino l’esperta in spionaggio della super-conservatrice Hoover Institution, ha detto apertamente che in questo senso “i film di svago hanno conseguenze allarmanti”.

E che, anzi, “il cinema d’evasione, in senso stretto, non esiste; che anche durante gli spettacoli d’intrattenimento, quando le barriere del pubblico sono abbassate, si fa politica”, lo ha scritto senza mezzi termini Riccardo Pesce, professore di Drammaturgia Multimediale all’Accademia di Brera, nonché importante “creativo” della Disney.

In questa luce, è di grande interesse un’analisi dei messaggi trasmessi dai film (e dai fumetti) del più popolare super-eroe con cui l’America si sia mai identificata: Batman che ha appena compiuto 80 anni.

Ed è proprio questo il tema di Batman e Joker: maschere e volti dell’America (Medialibri), un bel saggio scritto da uno spettatore appassionato, Giuseppe Sacco, favorito — nella decriptazione del “pensiero politico di Batman” — dal fatto di essere stato per più di quarant’anni professore di Relazioni Internazionali.

Dal ’39, quando comparve il suo primo fumetto, Batman è infatti una specie di Lord Protettore di Gotham City, una cupa New York in stile gotico, metafora non solo degli Usa, ma di tutte le decadenti democrazie occidentali. E dal 1989, anno della caduta del comunismo, ha continuato la sua opera sul grande schermo, con sette film di enorme successo, e dai forti messaggi politici.

È già estremamente interessante vedere come, nel corso di questi trent’anni, in America sia cambiata la percezione del nemico. Ma, oltre a ciò, dal libro vengono fuori tutti i problemi che il super-eroe incontra nel rispondere a queste minacce, e quindi tutti i messaggi politici che Batman trasmette al suo immenso pubblico.

Ebbene: sono messaggi assai diversi da quelli che si trovano nella maggior parte dei film d’azione e di spionaggio. Perché Batman, tanto per cominciare, non porta armi e non uccide mai, per nessuna ragione. In questo senso, è molto un-american, va cioè contro-corrente rispetto alla maggioranza dei suoi compatrioti.

È certo un uomo d’ordine, perché aveva solo dieci anni quando ha visto i suoi genitori ammazzati in un tentativo di rapina. Ma ha anche ereditato dal padre idee liberal-progressiste, che gli fanno spesso considerare i criminali come essi stessi vittime dell’ingiustizia sociale. E i suoi avversari, anche i più estremi come l’anarchico Joker, non privi, almeno all’origine, di qualche idea e giustificazione.

Come giustamente nota Sacco: “Era inevitabile che il mantenimento della legge e dell’ordine apparisse al giovane Bruce Wayne, che a dieci anni aveva visto i suoi genitori assassinati in una rapina, come il primo fondamento della società. Ma l’educazione ricevuta proprio da quel padre così precocemente scomparso gli aveva fatto capire che all’origine della criminalità c’è spesso il disagio sociale. Quel trauma farà perciò di lui Batman, un vigilante che aiuta i pochi poliziotti non corrotti della città-mondo che è Gotham city; ma un vigilante che non uccide, e che — in maniera poco americana — è contrario alla pena di morte. Chi sbaglia va curato e rieducato: contro il crimine va applicata giustizia e non vendetta”.

E poi, anche se l’inefficienza e la corruzione di Gotham lo costringono a intervenire, egli è sempre tormentato dal dubbio che la sua azione non abbia legittimità. Ed è pronto a farsi indietro quando – come accade in un film del 2008, in coincidenza con l’emergere di Obama – la democrazia si dimostra capace di eleggere un leader onestamente dedito al pubblico interesse.

Commentando il recente compleanno di questo super eroe pieno di dubbi il professore ha affermato: “Negli ottant’anni della sua vita, Batman — così come il suo opposto, il super criminale Joker — ha avuto fortune alterne, che corrispondono al mutevole ‘sentire collettivo’ degli americani. E non è un buon segno, per la società americana, che con gli ultimi due film ci sia tentato prima di distruggere la inquietante popolarità di Joker, e poi lo stesso personaggio di Batman, facendogli violare – in un ridicolo e improbabile duello con Superman – tutte le sue regole morali. Nell’America di oggi, in cui ricchi e poveri, privilegiati e dimenticati, si odiano senza conoscersi e senza un tentativo di dialogo, Batman sembra essere diventato un personaggio troppo complesso, troppo sofisticato, e in definitiva ingombrante”.

Non a caso, la celebrazione dell’80° anniversario di Batman è avvenuta in tono minore, in una fase in cui la presenza del personaggio tanto sul grande schermo che nelle graphic novel è molto minore di quanto non fosse dieci anni fa, dopo il grande successo dei due primi film a lui dedicati dal regista inglese Christopher Nolan.

Ciò non è dovuto al caso, ma alla ormai acclarata non corrispondenza tra l’assai negativo clima politico interno agli Stati Uniti di oggi e le caratteristiche tanto di questo personaggio che del suo mortale rivale, Joker.

Oggi più che mai, pur essendo Batman un difensore della legge e dell’ordine — come già detto — risulta infatti evidente come questi sia molto poco americano nei suoi principi morali e nei suoi metodi. E ciò sconcerta entrambe le feroci fazioni politiche che — nonostante il ciclone Trump — ancora oggi si combattono sulla scena politica degli Stati Uniti, con estremo accanimento, e rifiutando ogni comprensione dei temi dell’altra.

Ancora più ingombrante, già da parecchi anni, è poi diventato personaggio di Joker; e più che mai dopo l’enorme successo ottenuto presso la gioventù con il film il Cavaliere oscuro, un film di cui il personaggio negativo — un terrorista assassino che non solo svaligia le banche per poi bruciare il bottino, ma fa addirittura saltare per aria interi ospedali — ha assunto caratteristiche politiche assai ambigue, nemico al tempo stesso del crimine organizzato ma anche dell’adorazione capitalistica del danaro. Inevitabile che si decidesse di farlo scomparire dai film più recenti, ancora prima di distruggere l’immagine dello stesso Batman.

Per concludere, come fa notare lo stesso Sacco: “la perdita economica, se si tiene conto del fatto che i film di Nolan hanno venduto oltre 200 milioni di biglietti ciascuno, è stata certamente assai seria. E si è cercato di porvi parziale rimedio con film come Lego Batman o come quest’ultimo Joker presentato a Venezia. Non a caso la sua trama più nulla ha in comune con i film altamente politici diretti da Tim Burton, da Joel Schumacher e da Christopher Nolan. E una personalità patologica ha preso il posto dell’inquietante e affascinante antagonista non solo dell’uomo pipistrello, ma dell’intero l’ordine sociale che regna a Gotham city, città-mondo che fa da metafora alla realtà in cui tutti oggi viviamo”.

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