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Vi racconto come è andato il faccia-a-faccia in tv tra Johnson e Corbyn

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Boris Johnson e Corbyn

È stato un faccia-a-faccia ingessato e deludente. Johnson resta in vantaggio su Corbyn. Il Punto di Daniele Meloni

Una Julie Etchingham in gran forma ha moderato ieri sera su ITV – la terza rete nazionale britannica – il primo dibattito tra il leader Conservatore, Boris Johnson, e il leader dell’Opposizione, Jeremy Corbyn. È stato un faccia-a-faccia nel complesso ingessato e deludente, troppo legato alle regole sulla par condicio in salsa londinese. Regole che hanno impedito a entrambi i candidati al numero 10 di Downing Street di esporre le loro idee in maniera profonda davanti a un paese che attende spasmodicamente il 12 dicembre per sapere che ne sarà del suo futuro.

Johnson, l’incumbent, ha fatto leva sui suoi risultati e sulle sue esperienze di governo da sindaco di Londra e da Premier, rimarcando come lui sia riuscito nell’impresa di rinegoziare il Brexit Deal con l’Unione Europea, e che solo un governo a maggioranza Tories può portare a termine la Brexit e occuparsi delle vere cose che preoccupano l’elettorato britannico: la sanità, la sicurezza, le infrastrutture, l’economia. Per ben 9 volte – con uno sconosciuto gusto per la ripetitività probabilmente suggeritogli dal suo team di comunicazione – Johnson ha chiesto a Corbyn cosa intende fare sulla Brexit, incalzandolo a ogni domanda. Dopo il dibattito è divampata la polemica sull’account Twitter del Central Office del partito Conservatore, che è stato trasformato per la serata in “FactCheckUK” e che veniva costantemente aggiornato con le presunte bugie di Corbyn.

Quest’ultimo, così come nel 2017, si è dimostrato un buon oratore, a suo agio di fronte alle telecamere e con la battuta pronta. Ha attaccato il record dei Tories sulle politiche sociali e ha sventolato un foglio in cui palesava la svendita del Servizio Sanitario Britannico agli Stati Uniti dopo la Brexit. Johnson ha negato con vigore una simile eventualità. Il leader laburista ha potuto contare sul suo essere anti-establishment da sempre, ma questa sua caratteristica è risultata a doppio taglio: sulla gestione dell’economia e sulla Brexit ha vacillato. Il piano di rinegoziare nuovamente l’accordo con l’Europa in 3 mesi e sottoporlo a un nuovo referendum entro 6 mesi è stato sbertucciato da Johnson, che l’accordo lo ha già pronto.

Alla domanda sulla monarchia, Corbyn, da sempre repubblicano, ha affermato che l’istituto è migliorabile, mentre Johnson ha tagliato corto dicendo che la Famiglia Reale è “beyond reproach”, “al di sopra di ogni sospetto”. Infine, quando un ragazzo del pubblico ha chiesto cosa regalereste l’uno all’altro per Natale, Corbyn ha menzionato “A Christmas Carol”, il popolare romanzo breve di Charles Dickens, mentre il Premier ha detto che impacchetterebbe volentieri il suo Brexit Deal per il leader laburista, “così se lo potrebbe leggere per la prima volta”.

Terminato lo scontro, l’istituto demoscopico YouGov ha chiesto a un campione di telespettatori chi, secondo loro, ha vinto il dibattito: Johnson ha ottenuto il 51%, Corbyn il 49. La sensazione è che ieri sera sia cambiato poco o nulla e che, stando così le cose, i Conservatori possano davvero uscire dalle urne con un’ampia maggioranza il prossimo 12 dicembre.

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