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I programmi di Johnson e Corbyn al vaglio degli industriali britannici

di

Boris Johnson e Corbyn

Il conservatore Johnson e il laburista Corbyn hanno illustrato i programmi economici durante la conferenza annuale della Confindustria britannica. Il Punto di Daniele Meloni

A meno di un mese dal voto del 12 dicembre i sondaggi registrano un vantaggio dei Conservatori del premier Boris Johnson sui laburisti di Jeremy Corbyn che va dagli 8 ai 15 punti.

Sarà vero? Il recente passato ha insegnato a diffidare dagli exit poll, anche se la situazione sembra davvero disperata per il leader del Labour che rischia di perdere in un sol colpo elezioni, partito e segreteria.

In attesa dei faccia a faccia televisivi, tutti i leader si sono recati alla conferenza annuale della Confederation of British Industrialists (CBI), la Confindustria britannica. Il premier Johnson, il preferito dal mondo degli imprenditori e delle imprese, ha affermato di fronte a una platea che in passato non ha risparmiato ai Tories critiche sulla gestione della Brexit, che una sua vittoria metterebbe fine alle incertezze sul futuro economico del paese e che il suo piano per la Brexit sarebbe approvato da un Parlamento a maggioranza conservatrice.

Johnson ha aggiunto che il taglio delle tasse sulle imprese dal 19 al 17% dovrà attendere perché in questo momento la priorità del premier è quella di investire nel sistema sanitario e tagliare le liste d’attesa (tra le peggiori in graduatoria in Europa) negli ospedali e negli ambulatori britannici. Proponendosi come one-nation – un termine che all’interno del partito conservatore è stato creato dallo storico leader ottocentesco Benjamin Disraeli ma che ha avuto tra i padri più nobili anche Harold Macmillan, per arrivare sino a David Cameron – Johnson ha parlato anche di ridurre le ineguaglianze tra Londra e le altre aree del paese, in particolare, questa volta, a sud della Capitale.

Corbyn ha proposto di alzare le tasse alle imprese dal 19 al 26%, così come la percentuale era nel 2011. Il leader laburista ha difeso il suo piano di nazionalizzazioni (ultima in ordine di tempo quella sulla banda larga) e proposto un piano di apprendistato per oltre 300mila lavoratori sui temi del cambiamento climatico e della sostenibilità. Sfruttando le perplessità degli imprenditori inglesi sulla Brexit, Corbyn ha sostenuto che solo il Labour porterà chiarezza sul futuro del paese con un secondo, definitivo, referendum sul rapporto tra UK ed Unione. Di fronte al capo della CBI, Dame Carolyn Fairbarn, il laburista ha cercato di instaurare un rapporto proficuo con un mondo che gli è sempre stato ostile. Difficile comunque pensare che possa diventare un punto di riferimento per il mondo produttivo d’Oltremanica.

Infine, ha parlato anche la leader dei Lib Dems, Jo Swinson, impegnata anche con un ricorso alla Corte Suprema per la sua esclusione dai dibattiti televisivi dei prossimi giorni. Swinson ha definito i Lib Dems il “naturale partito delle imprese britanniche” proprio per la loro opposizione assoluta all’uscita dall’Unione Europea, che, a suo avviso, renderebbe le imprese meno solide e competitive. Alcuni recenti sondaggi nei collegi londinesi di Wimbledon e Kensington hanno dato fiducia a Swinson: i Lib Dems recuperano voti ai laburisti e insidiano i Tories specialmente nei collegi dei grandi centri urbani. La partita per il numero 10 di Downing Street è appena iniziata.

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