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Leadership politiche sgangherate aggravano la disgregazione delle istituzioni

Capo Dello Stato

Serve un governo ultratecnico che prepari bipartisanamente istituzioni e commissioni ad hoc per gestire le “due” emergenze (pandemia e Pnrr), e consenta un voto risanatore a fine maggio, una scelta utile per affrontare tempestivamente la “terza emergenza”: la disgregazione delle istituzioni. Il commento di Lodovico Festa

 

Non so se alla fine Mario Draghi diventerà presidente della Repubblica, comunque una bella dose del caos, che Giulio Sapelli e io avevamo pronosticato nel libro appunto titolato “Draghi o il caos“, si sta già oggi ampiamente manifestando.

Il problema è che a una larga parte non solo del mondo politico, ma anche dei più qualificati opinionisti, sfugge come l’emergenza che stiamo vivendo sia articolata su tre temi, non solo due (contrastare l’epidemia e realizzare gli interventi previsti dal Pnrr): infatti è lampante che siamo di fronte a una disgregazione delle istituzioni dalle dimensioni impressionanti. E l’andamento della vicenda Quirinale svela fino in fondo questa situazione.

Basta leggere sui quotidiani le ansie dei parlamentari grillini perché potrebbero perdere un anno d’indennità, i giochetti dei Renzi e Conte che privi di realistiche strategie politiche pensano solo ad accumulare un qualche poterino, basta vedere le tante grandi ma anche piccolissime personalità tese a mettere davanti a tutto il proprio io, basta questo per capire a che punto siamo.

C’è chi cerca di cavarsela con la retorica: perché disperdere il buon lavoro fatto nel 2020 dal governo Draghi? Perché quel (per tanti verso ottimo) lavoro era garantito dal semestre bianco e dall’emergenza, non da un accordo politico del tipo di quelli normali nelle democrazie minimamente funzionanti.

In Olanda, in Germania, le grandi coalizioni non nascono dall’alto ma da accordi tra i partiti. Invece così si è proceduto per colpa (politica, sia ben chiaro, non si tratta di un tradimento della Costituzione bensì di una nefasta ma ammissibile sua interpretazione) di Giorgio Napolitano, il cui esempio è stato poi seguito da Sergio Mattarella e il cui risultato è stato riempire il parlamento, con il voto al 32 per cento ai 5 stelle, di una massa anche di brave persone ma completamente sbandate.

Il momento naturalmente è grave e si deve cercare una via di uscita, ma questa deve tener conto di “tutte” le emergenze. Bisogna a ogni costo preservare un accordo bipartisan per lottare contro il Covid-19 e per attuare gli investimenti previsti, ma bisogna anche salvare quel che resta delle istituzioni e della possibilità di avere una politica nazionale razionale.

È chiaro come oggi sia particolarmente utile “un lord protettore” che preservi la Repubblica in questa fase difficilissima di transizione ed è evidente come l’unica personalità che oggi abbia queste caratteristiche sia Mario Draghi (lasciamo perdere il povero Mattarella ed evitiamo surrogati che oggi sarebbero assolutamente inefficaci).

Ma è altrettanto manifesto che il giorno dopo l’elezione del capo dello Stato si deve pensare a come far tornare in campo la politica, cosa che di fatto sarà realmente possibile solo con elezioni che indichino anche il possibile governo e non si frantumino in un voto proporzionale che impantani tutto.

È questo il passaggio su cui non ci si concentra adeguatamente e ciò è anche un limite gravissimo dell’azione di Matteo Salvini.

A mio avviso le soluzioni sono due: un governo ultratecnico che prepari bipartisanamente istituzioni e commissioni ad hoc per gestire le “due” emergenze, e consenta un voto risanatore a fine maggio, una scelta particolarmente utile per affrontare tempestivamente la “terza emergenza”.

O un governo più politico (personalmente mi piacerebbe la bizzarra scelta – studiando gli inghippi funzionali e costituzionali che la consentano- di un governo Zaia/Emiliano che almeno rappresenti politici saldamente legittimati dal voto popolare) che prepari una finanziaria per luglio e un voto per ottobre (o al massimo per gennaio).

Altrimenti il caos di questi giorni (con il linciaggio per esempio del povero Franco Frattini che ha proposto esattamente le cose che sta oggi facendo Emmanuel Macron: servo di Vladimir Putin anche lui?) procederà devastante e il voto ai 5 stelle del 2018 che tanto Napolitano e (il meno colpevole) Mattarella hanno fatto per provocare, ci sembrerà rose e fiori.

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