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Raisi

Iran, come si muoverà Khamenei dopo Raisi. Parla l’ambasciatore Stefanini

Tutti gli scenari che si aprono in Iran dopo la morte del presidente Raisi. Conversazione di Startmag con l'ambasciatore Stefano Stefanini, già Consigliere diplomatico di Giorgio Napolitano e Rappresentante permanente d'Italia presso la Nato.

L’elezione del successore del presidente iraniano Raisi perito a bordo del suo elicottero sarà tutto fuorché una sorpresa. Ne è convinto l’ambasciatore Stefano Stefanini, già consigliere diplomatico del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e Rappresentante permanente d’Italia presso la Nato, che in questa intervista con Start Magazine spiega tutti i motivi per cui la selezione del candidato sarà pilotata dall’alto e in particolare da quella Guida Suprema che già in passato ha escluso con un tratto di penna dalla competizione elettorale ogni figura potenzialmente scomoda. 

Quali scenari si aprono dopo la morte del presidente Raisi? In particolare che mosse farà la Guida Suprema?

La priorità di Khamenei sarà di blindare il regime, e per questo selezionerà un nuovo presidente che porti avanti senza variazioni la linea di Raisi. Ma la sua vera preoccupazione sarà assicurarsi che la sua stessa successione proceda senza intoppi, e per questo è necessario che alla presidenza vada un fedelissimo.

Come procederà e cosa potrebbe guastare i suoi piani?

Khamenei ha ormai 85 anni ed è molto malato. Il nome del successore che si ode più spesso è quello del figlio, ma anche Raisi era ritenuto un candidato valido essendo totalmente allineato con la Guida. Sarà questo criterio di fedeltà assoluta a ispirare la scelta tanto del successore di Khamenei quanto del nuovo presidente.

Si fanno già nomi del successore di Raisi?

I nomi che circolano in queste ore li stanno facendo i giornalisti occidentali, ma il processo decisionale che porterà alla candidatura sarà come sempre molto opaco. Di una cosa si può stare certi: si tratterà di un uomo di apparato e in particolare di qualcuno che ha già dato buona prova di governo.

Si sceglierà una figura popolare?

Io non penso si possa parlare di popolarità in un Paese in cui alle ultime elezioni l’affluenza è stata del 40% secondo i dati ufficiali o addirittura del 20% secondo stime indipendenti. Si tenga inoltre conto che la popolarità è l’ultimo fattore in gioco nella selezione del candidato presidente.

Si spieghi meglio.

Stiamo parlando di un gioco gestito in prima persona dalla Guida che, esattamente come è successo altre volte nel passato, scarterà attraverso i vari organi consultivi che fanno capo a lui tutti i candidati scomodi, ossia che potrebbero metterlo in ombra o, peggio, tentare qualche deviazione dalla linea decisa al vertice.

Insomma pare di escludere l’affacciarsi di un candidato riformista.

Ritengo molto improbabile che tra i candidati che correranno per la presidenza ci possa essere qualcuno estraneo alla cerchia ristretta di Khamenei e ancor meno rappresentanti dell’ala riformista del regime.

È del tutto escluso un colpo di scena?

In verità non si può escludere che in questi cinquanta giorni di periodo preelettorale stabiliti dalla Costituzione si possano rinfocolare le proteste popolari che hanno infiammato le piazze due anni fa. Segnalerei a tal proposito le scene di esultanza di alcuni cittadini e cittadine dopo la morte di Raisi documentati da vari video circolati nei social media. Se l’opposizione riformista è stata domata o si è allineata al regime, lo stesso non può dirsi per il popolo che vive uno stato di fibrillazione.

Insomma, salvo imprevisti sul fronte delle piazze, quella che si prospetta sarà un’elezione senza sorprese.

L’unica sorpresa sarà il nome che per ora non sappiamo, ma quanto al tipo di candidato non c’è alcun dubbio sulla sua fedeltà a Khamenei e ai principi più intransigenti della Repubblica Islamica, della cui sopravvivenza sarà investito direttamente quando si tratterà di sciogliere il nodo della successione della Guida.

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