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Per quali partiti gli investitori finanziari tifano in Germania? Nomi e sorprese

FDP Christian Lindner

Che cosa emerge da un sondaggio del quotidiano Handelsblatt sul gradimento degli investitori finanziari verso candidati e partiti in Germania. L’articolo di Pierluigi Mennitti

 

Mondo della finanza e partiti liberali dovrebbero costituire un binomio perfetto: liberi mercati, cultura del rischio, elogio del profitto. Suona così come un paradosso il sondaggio compiuto dal quotidiano Handelsblatt sul gradimento degli investitori finanziari verso candidati e partiti, in vista delle elezioni nazionali del 26 settembre. Elezioni sensibili, giacché le urne disegneranno la Germania del futuro, dopo i 16 anni di era Merkel.

I TIMORI PER IL DOPO-MERKEL

E per il dopo Merkel gli strateghi dei mercati temono tre cose: oltre a un’ascesa della sinistra radicale Linke (che non sorprende), un successo del partito liberale, l’Fdp, e una coalizione di centro destra fra liberali e Unione. Che è invece proprio la costellazione più amata dai capitani d’industria. Una tale alleanza ha fatto la fortuna degli imprenditori tedeschi negli anni della Bundesrepublik: maggioranza omogenea, fondata su solidi valori liberal-conservatori, promozione del libero mercato, incentivi alle imprese, sostegni soprattutto alle PMI, le imprese familiari, spina dorsale dell’economia tedesca.

COSA NON PIACE DELL’FDP DI LINDNER

Cosa dunque non piace agli investitori finanziari dell’Fdp, del suo leader Christian Lindner e di una ipotetica maggioranza di centrodestra? Soprattutto la linea di rigore sui conti pubblici e la posizione fortemente ostile all’indebitamento a livello europeo. Insomma, la preferenza per una linea di austerity, che i mercati finanziari ritengono particolarmente inadeguata ad affrontare a livello continentale la sfida della ricostruzione dopo la pandemia.

Se per la Linke i problemi sono legati alla politica estera, e una sua partecipazione al governo federale porrebbe questioni fondamentali di equilibrio geopolitico (eurocriticismo, anti-Nato, etc.), la presenza dei liberali irrigidirebbe le posizioni tedesche sulla politica europea.

Gli scenari disegnati dagli investitori si basano sui dati forniti dai sondaggi, numeri che cambiano piuttosto velocemente, a testimonianza di un elettorato piuttosto fluido, molto differente da quello stabile di qualche anno fa.

LE PREVISIONI

A fine giugno le intenzioni di voto indicavano un continuo calo dei Verdi, la ripresa dell’Unione e una robusta ascesa dell’Fdp, che due legislature fa era addirittura finita fuori dal Bundestag e che invece ora le stime accreditano con percentuali tra l’11 e il 13. Qualche sondaggio fomenta addirittura la speranza che l’Fdp possa giocarsi il terzo posto con la derelitta Spd. Per una maggioranza di centrodestra, tuttavia, i numeri non ci saranno: lo “spauracchio” dei finanzieri è dunque una mera ipotesi di studio. Più probabile – se le cose dovessero andar bene per Lindner e soci – l’ingresso in un’alleanza a tre con Unione e Verdi, il governo Giamaica, mentre resta sempre aperta la possibilità di un governo di centro sinistra (la coalizione semaforo Verdi, Spd e liberali), numericamente sul filo di lana, politicamente più difficile da costruire.

Per questo gli investitori (che hanno dimestichezza con quote e previsioni) stimano di un 20% la possibilità che i liberali entrino a far parte del prossimo governo, anche se tale prognosi appare un po’ tracciata per difetto. E in tal caso, come partner minore di una coalizione probabilmente a tre, il partito di Lindner avrà la necessità di evidenziare maggiormente il proprio profilo per conquistare visibilità e peso, e questo “potrà farlo al meglio puntando i piedi sulle politiche europee e finanziarie”. È l’opinione di Elliot Hentov, responsabile della società statunitense di servizi finanziari e bancari State Street: a suo avviso crescerebbe il rischio di un intorpidimento dei programmi finanziari a livello europeo, se non un vero e proprio blocco. Timori condivisi dagli uomini di un altro colosso degli investimenti globali, Black Rock. Handelsblatt riporta le parole di Martin Lück, stratega dei mercati finanziari, per il quale “l’Fdp focalizzerebbe la propria attenzione sul pareggio di bilancio, il cosiddetto debito zero, lo Schwarze Null”, tanto caro a Wolfgang Schäuble, ora messo in sordina per affrontare la crisi pandemica.

L’Fdp non detiene l’esclusiva del feticcio, anche nel programma dell’Unione c’è il richiamo al ritorno alla politica dello Schwarze Null, ma è annacquato da una postilla che lascia aperta ogni partita: “non appena sarà possibile farlo”.

Con i liberali invece la politica del governo virerebbe su posizioni più rigide: “un profilo conservatore nella politica fiscale porterebbe a tensioni all’interno dell’Unione Europea” su un quesito assai delicato, e cioè “se una nuova versione della politica di austerità sia appropriata o meno”, ha aggiunto Lück. Un quesito che i cosiddetti Paesi frugali mantengono sotto traccia, che quelli più esposti alla crisi temono e che anche gli operatori finanziari non gradirebbero venisse ripreso.

CHI VUOLE I VERDI AL GOVERNO

Per questo gli investitori vedono con favore l’ingresso dei Verdi nel prossimo governo, come partner forte o di una coalizione Giamaica o, meglio, di un governo a due con l’Unione. “Una forte presenza dei Grünen renderebbe probabilmente inverosimile la riproposizione di politiche di austerità e ridurrebbe anche il rischio di destabilizzazione sui mercati dei capitali”, ha detto ancora l’uomo di Black Rock.

Un’eventuale governo di centro sinistra (coalizione semaforo) sarebbe invece l’opzione migliore per depotenziare l’Fdp: “Con Verdi e Spd l’influenza dei liberali sarebbe contenuta”, ha sostenuto Jan Viebig, direttore degli investimenti del gruppo finanziario franco-tedesco Oddo Bhf. Una preferenza che rende plateale la distanza tra mondo della finanza e mondo delle imprese sulle preferenze politiche.

E come ha reagito Christian Lindner, il diretto interessato, leader dell’Fdp che ha riportato il partito nel Bundestag quattro anni fa e ora lo guida verso uno dei probabili migliori risultati elettorali della sua storia? si è appuntato i timori degli investitori come una medaglia. “Il loro avvertimento è in realtà un complimento”, ha detto interpellato dallo stesso Handelsblatt, “è corretta l’aspettativa che il nostro partito insisterà per una limitazione dei debiti e per la responsabilità individuale di ciascun Stato dell’Ue”. Lindner, ha aggiunto l’Handelsblatt, spiega la posizione critica con il fatto che molti investitori fanno affidamento sulla responsabilità solidale in Europa perché sono posizionati, ad
esempio, con obbligazioni italiane. La Germania dovrebbe coprire i rendimenti.

L’attenzione degli investitori internazionali per le elezioni in Europa non è nuova, ma da qualche tempo è aumentata. “La regola secondo cui i rischi politici hanno un ruolo solo nei Paesi emergenti non si applica più agli investitori professionali”, ha osservato il quotidiano economico, “per loro le elezioni tedesche sono la prima tappa di un tour europeo che vedrà le elezioni in Francia nella primavera del 2022 e quelle in Italia al più tardi nella primavera del 2023”. Elezioni che indicheranno la direzione verso cui si muoverà l’Ue nel decennio appena iniziato.

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