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Petrolio, armi, metalli e non solo: ecco come l’India tiene in piedi la Russia. Report Ispi

L'India sta sorreggendo l'economia della Russia sanzionata dall'Occidente attraverso scambi record. Cosa dice un rapporto dell'Ispi.

L’India non solo non ha condannato l’invasione dell’Ucraina, ma sta sorreggendo l’economia della Russia attraverso importazioni non solo di petrolio che hanno raggiunto livelli record. Entrando nel merito di una relazione bilaterale che apporta vantaggi ad entrambi, un recente paper Ispi firmato dall’analista Roberto Italia illustra tutti i dettagli di un rapporto che resta solido malgrado le aperture di Delhi a equilibri strategici diversi.

Nuova fase delle relazioni tra India e Russia

Russia e India sono amici storici sin dai tempi della guerra fredda e in questo quadro hanno siglato accordi strategici all’insegna di una relazione che Roberto Italia definisce giustamente “speciale e privilegiata”.

Con la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell’Unione Sovietica il rapporto tra le due potenze non è venuto men ma si è anzi consolidato soprattutto nel campo della sicurezza, con Mosca che ha continuato a svolgere il ruolo di primo fornitore di armamenti.

Il deflagrare della guerra in Ucraina segna l’inizio di una nuova fase in cui i due Paesi hanno saputo trovare tra le turbolenze interne nuovi modi per sostenersi a vicenda.

Come scrive Italia, la Russia da un lato “sta cercando di ridefinire la sua impalcatura commerciale e finanziaria per evitare l’isolamento internazionale e il declino permanente del suo sistema economico” trovando in Delhi una preziosa sponda; dal canto suo l’India di Narendra Modi si è astenuta dal prendere un’esplicita posizione sul conflitto e sta anzi approfittando delle tensioni tra Est e Ovest sfruttandole a proprio favore.

Boom degli scambi bilaterali

Il segno più evidente di questa nuova lo si può riscontrare nel vistoso incremento interscambio commerciale che, come sottolinea l’analista, ha fatto sì che l’India abbia assicurato “uno dei contributi maggiori alle casse del Cremlino”.

Secondo i dati ufficiali del Ministero del Commercio e dell’Industria indiano, gli scambi tra i due Paesi nel periodo compreso tra aprile (mese di inizio dell’anno fiscale) e dicembre 2022 sono aumentati di circa quattro volte rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente raggiungendo la somma di 35 miliardi di dollari.

Ma questo boom cela un rapporto squilibrato: se da un lato l’export indiano verso la Russia si è addirittura contratto del 13,5%, l’import indiano da Mosca ha conosciuto un significativo balzo in avanti pari al +399% su base annua per un valore di 32,8 miliardi.

Dietro questo squilibrio c’è l’impennata degli acquisti di petrolio che Mosca vende a Delhi a prezzi scontati e che ha fatto diventare la Russia il più grande fornitore di petrolio dell’India, superando Iraq e Arabia Saudita e il quarto fornitore commerciale.

L’India fa incetta dell’oro nero della Russia (ma anche di fertilizzanti, ferro e acciaio)

Da aprile a dicembre dello scorso anno il valore cumulato dell’import di greggio dalla Russia è balzato da 2,5 a 21,8 miliardi di dollari. In termini di volumi, secondo dati Kpler, a gennaio 2023 il Paese ha fatto incetta di 1,4 milioni di barili al giorno da Mosca, ben 20 volte in più rispetto all’anno precedente. Grazie a questi voluminosi acquisti l’India è diventata il secondo acquirente di oro nero russo, alle spalle della sola Cina.

Ma il petrolio non è l’unica voce dell’import ad avere conosciuto aumenti straordinari: ci sono altri prodotti russi ad aver registrato tassi di crescita a tripla cifra: fertilizzanti (2,3 miliardi, + 477%), ferro e acciaio (282 milioni, + 172%), grassi e oli animali o vegetali (683 milioni, + 155%).

Una mano a Mosca per la dedollarizzazione

Oltre a rimpinguare le casse di Mosca con i proventi delle ingenti forniture di greggio, Delhi ha anche deciso di dare una mano alla Russia alle prese con l’esclusione dal sistema finanziario occidentale. E quale miglior modo per farlo del provare ad escludere il dollaro dalle transazioni?

“Lo scorso luglio, scrive Italia, “la banca centrale indiana ha lanciato un nuovo meccanismo per internazionalizzare la rupia come unità di conto e mezzo di regolamento degli scambi: agli esportatori è reso possibile aprire conti di corrispondenza presso istituti indiani (Special Vostro Accounts) per ricevere pagamenti in rupie, utilizzabili poi per investimenti”.

Ma nonostante questo passo dii Delhi, la Russia non sembra per ora ritenere appetibile la valuta indiana: infatti, prosegue l’analisi dell’autore, “gli squilibri della bilancia commerciale cresciuti a dismisura a suo favore la lascerebbero con troppe rupie, già molto deprezzate e con scarse opportunità di investimento. Tantoché le transazioni commerciali sono state mantenute per lo più in dollari”.

Ultimamente, comunque, India e Russia stanno esplorando una soluzione alternativa, ossia il ricorso per i pagamenti al dirham, la valuta degli Emirati Arabi Uniti. Si tratta, osserva Italia “di una soluzione che Mosca sollecitava da mesi: il dirham è infatti agganciato al dollaro e questo permette di utilizzare per il commercio di commodities una moneta ‘amica’ dal valore prevedibile senza rischiare sanzioni”.

Il silenzio interessato dell’Occidente

C’è un motivo se l’Occidente ha finora taciuto su questo macroscopico rafforzamento dei legami tra India e Russia bagnati da milioni di barili di petrolio. Come spiega Italia, acquistando sempre più greggio a prezzi scontati da Mosca, “l’India lo trasforma in prodotti raffinati da esportare in Occidente, senza violare le sanzioni. Un win-win per tutti”.

L’analista dell’Ispi ricorda a questo proposito che l’India è diventata “esportatore netto di prodotti derivati dal petrolio, prima voce di entrata a livello commerciale. La loro vendita da aprile 2022 a gennaio 2023 ha fruttato 78,6 miliardi di dollari (+ 55% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) e i volumi di produzione delle raffinerie hanno toccato valori record lo scorso mese”.

I Paesi occidentali ne ricavano dunque un beneficio in quanto, per questa via, si riescono a preservare i volumi del mercato petrolifero globale. Secondo dati Kpler, l’India ha spedito circa 89 mila barili al giorno di benzina e diesel a New York il mese scorso, il massimo in quasi quattro anni. Ciò rappresenta oltre il 40% delle importazioni totali della East Coast rispetto a una media del 5% dello scorso anno. Inoltre, i flussi di diesel a basso contenuto di zolfo verso l’Europa sono stati pari a 172 mila barili al giorno a gennaio, il massimo da ottobre 2021”.

Gli armamenti

Non si può trascurare poi la sfera militare. Dal 1992 al 2021 la Russia ha fornito il 65% delle armi acquistate dall’India e questo rapporto consolidato è proseguito anche dopo l’invasione dell’Ucraina.

Secondo i dati del Ministero del Commercio indiano l’import alla voce “armi, munizioni, loro parti e accessori” si è attestato nello stesso periodo a 5 miliardi con un incremento di ben cinque volte anno su anno.

In questo stesso campo tuttavia l’India pare fermamente intenzionata ad ampliare la gamma dei suoi fornitori rivolgendosi anche a Paesi occidentali. Per Italia il trend qui sembra chiaro: “Mosca avrà ancora un ruolo di primo piano nel business dell’industria bellica, ma New Delhi continuerà a diversificare i suoi partner, sostituendo alcuni dei suoi aerei e della sua artiglieria di fabbricazione sovietica/russa con versioni francesi, israeliane e americane più avanzate”.

Ostacoli alle relazioni indo-russe

A questo punto è lecito domandarsi, come fa Roberto Italia, se le nuove dinamiche dei rapporti indo-russi si stabilizzeranno attorno a un punto di equilibrio elevato “oppure resteranno solo una parentesi frutto dell’opportunismo di Delhi e della necessità di far cassa di Mosca”.  Secondo l’autore ci sono ottime ragioni per propendere per la seconda opzione.

A dispetto di un legame capace di superare l’usura del tempo e di reggere all’onda d’urto delle tensioni internazionali innescate dalla guerra in Ucraina, l’India guarda con sospetto all’avvicinamento della Russia alla Cina (e anche al Pakistan).

Non a caso Delhi partecipa con crescente interesse alle attività del cosiddetto QUAD, asse che riunisce India, Australia, Giappone e USA con il chiaro obiettivo di fare da argine all’assertività cinese, puntando in tal modo a un bilanciamento della propria politica estera.

È molto probabile che le relazioni con la Russia si manterranno buone nel breve e nel medio termine, visto che l’India dovrà ben presto fare i conti con una accresciuta domanda di petrolio legata all’aumento della popolazione, dell’urbanizzazione e delle dimensioni dell’economia. Tuttavia la guerra in Ucraina sta impartendo una lezione all’India proprio come l’ha fatto con l’Europa e con gli altri Paesi abituati a soddisfare la propria domanda di energia con le forniture russe. Per dirla con l’autore, “il doppio shock della pandemia e della guerra ha insegnato è che le dipendenze commerciali, soprattutto energetiche (e l’India le ha al momento), non sono sinonimo di sicurezza”.

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