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Il ritorno (draghiano) di Bossi in Parlamento

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forza italia

Umberto Bossi torna in Parlamento, dopo due anni dalla seconda malattia. La Nota di Paola Sacchi

Umberto Bossi torna in Parlamento, dopo due anni dalla seconda malattia. Il “vecchio leone” ce l’ha fatta anche stavolta. E non smette di stupire, nelle sue ormai “sette vite”.

Torna con una visione rivolta al Sud. Cosa che, secondo la vulgata, luoghi comuni e il mainstream, non gli apparterrebbe, ma che per chi lo ha seguito a lungo da cronista fa molto parte della sua elaborazione, almeno negli ultimi 15 anni.

“Anche il Nord non può permettersi di avere un Sud senza sviluppo. Ho sempre pensato che serva un coordinamento Nord-Sud. Sono contento per la nomina nel governo Draghi di Giancarlo Giorgetti ministro dello Sviluppo Economico, perché da lì passa un collegamento Nord-Sud per il lavoro”.

Così il Senatùr dice a Lanfranco Palazzolo di Radio Radicale, che lo intercetta (ieri mattina) in un corridoio di Montecitorio, accompagnato dalla sua storica portavoce Nicoletta Maggi, ex capufficio stampa della Lega Nord.

Il “vecchio” leone, indomito, nonostante gli acciacchi, il cui motto è da sempre “mai mulà, tegn dur”, fondatore della Lega Nord e presidente a vita del Carroccio, sembra abbia deciso solo la sera prima di partire da Gemonio (Varese). Probabilmente lo meditava da tempo, ma è tipico dello stile Bossi comunicare le decisioni all’ultimo, tipo “blitz”.

Il “capo”, come continuano a chiamarlo in Lega, guidata dal “capitano” Matteo Salvini, lancia subito un messaggio netto di visione politica. E a 79 anni, “con ‘sti pasticci” (direbbe lui riferendosi ai due malori, quello del 2004 e l’altro di due anni fa) anche un altro non meno importante sul piano umano. Ovvero, un messaggio di forza, di speranza, quasi di sfida, in tempi di pandemia.

Del resto, quando andammo nella sua casa di Gemonio per Panorama, per una delle prime interviste dopo la malattia del 2004, Bossi ci disse  “La mia medicina è la politica”.

Pochi anni dopo nel governo Berlusconi sarebbe diventato ministro delle Riforme per il Federalismo. E a Pontida nella sua prima uscita, dopo il malore, con un fil di voce pose il problema del Sud che si riverbera sul Nord.

Spiegò Bossi che per “Roma ladrona” lui ha sempre inteso “il potere centrale” che soffoca le autonomie e “danneggia il Sud”. Proprio sul Sud furono le ultime parole che Bossi informalmente ci disse a Montecitorio, nel 2019, due sere prima che si ammalasse di nuovo.

È tornato il gran “capo padano” pure stavolta. “Mi è venuto anche lo sfogo di Sant’Antonio…”, dice a Radio Radicale, senza mai abbandonare la sua fierezza.

Bossi risponde a Palazzolo, con parole, che, secondo la politica della Lega da sempre, sono l’opposto della grillina “decrescita felice”, ma a favore della crescita e dello sviluppo.

Afferma il Senatùr: “La nuova situazione politica deve svilupparsi, per adesso non si sa niente. Il problema in Italia è il solito: lo sviluppo. Fino a che il Sud non ha fabbriche non riesce a camminare”.

Argomenta: “Se non hai imprese, i lavoratori non pagano contributi e l’Inps deve pagare la pensione per motivi umanitari a chi non ha pagato i contributi. Se al Sud manca lo sviluppo, questo ricade sui lavoratori del Nord: anche il Nord non può permettersi di avere un Sud senza sviluppo”.

Il Senatùr, che aveva già dato la sua “benedizione” all’ingresso della Lega nel governo Draghi, considera strategico il ruolo di Giorgetti al Mise: ” Si, sono contento, perché da lì passa il collegamento con il Sud. Ho sempre pensato che fosse importante un coordinamento Nord-Sud per il lavoro, in modo tale che le imprese del Nord producano, ma poi al Sud ci sia la possibilità di finire quel lavoro”.

Il periodare del Senatùr è secco, asciutto, come sempre. Dopo lo spavento di due anni fa, è tornato a Palazzo Madama, dove è stato rieletto nel 2018 dalla Lega senatore, dopo molti anni passati a Montecitorio.

Ma lui è per sempre “Il Senatùr”, come lo chiamarono quando la Lega Nord nel 1987 conquistò i primi parlamentari con Bossi al Senato e Giuseppe Leoni (cofondatore della Lega lombarda con Bossi e la moglie del Senatùr Manuela Marrone) alla Camera. Una lunga storia di Lega di lotta e di governo.

Il fondatore non poteva mancare al nuovo appuntamento con l’esecutivo di Mario Draghi, di cui la Lega di Salvini è centrale azionista.

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