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Il Pd di Letta vuole segare l’ipotesi Draghi al Quirinale?

di

Macaluso

Che cosa possono celare le parole del segretario del Pd, Enrico Letta, contro la Lega di Matteo Salvini? Il corsivo di Paola Sacchi

Con l’offensiva ormai sistematica di Enrico Letta nei confronti di Matteo Salvini, accusato di aver “tenuto in ostaggio un consiglio dei ministri” sulle cartelle esattoriali, e allargatasi ora alla Lega in generale bollata come”una caricatura della politica”, è partita in realtà la campagna elettorale del “nuovo” Pd per il Quirinale? Ovvero, il tentativo di sbarrare la strada tra un anno, nella madre di tutte le battaglie in politica, a una eventuale candidatura dello stesso Mario Draghi al Colle, mettendo alla lunga il suo governo, nato come l’esecutivo di ” tutto il Paese” con un accorato invito all’unità di tutte le forze politiche da parte del Presidente Sergio Mattarella, in oggettiva fibrillazione?

Certamente non sarebbe una cortesia anche allo stesso Draghi che a quel punto si troverebbe indebolito non solo come capo del governo ma anche per una eventuale corsa al Colle. E certamente sarebbe comunque un modo per tentare di impedire al centrodestra, che su quella candidatura potrebbe convergere, di esercitare un peso, Draghi o non Draghi, sull’elezione del nuovo inquilino del Colle. Si spezzerebbe insomma quel clima di unità nato sull’ascesa di Draghi a Palazzo Chigi per tentare invece di aprire la strada di nuovo a un Presidente di sinistra o centrosinistra. E quel “campo”, si sa, è da tempo dalle parti del Nazareno già molto affollato di aspiranti “quirinabili”, tra i quali cronache e retroscena inseriscono da tempo anche lo stesso Romano Prodi, elogiato da Letta come suo mentore in alcuni passaggi nel suo discorso di esordio alla segreteria del Pd. Se così fosse, la sinistra, la ribadita alleanza del Pd di Letta con i Cinque Stelle, scelta che rischia di segnare una nuova divisione con Italia Viva di Matteo Renzi, dovranno comunque fare i conti con i numeri che danno un nuovo peso al centrodestra anche tra i grandi elettori delle Regioni, di cui 14 su 20 sono in mano alla coalizione di Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi. Che ci sia dietro agli ormai sistematici attacchi del neosegretario dem a Salvini e alla Lega, azionista centrale dell’esecutivo di salvezza nazionale, la corsa al Quirinale è per ora un dubbio, un interrogativo. Ma la portata di questa offensiva alimenta sempre più certe maliziose interpretazioni nel “Palazzo” romano.

Nell’intervista di esordio data al quotidiano Il Tirreno, della sua Toscana, Letta sembra fare un salto di qualità nella sua linea di attacco anti-leghista dove si scorge ormai del metodo. Tira in ballo lo stesso Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo Economico, tassello decisivo, anche per il consolidato rapporto personale tra il numero due di Via Bellerio e il premier, dell’asse Draghi-Lega, quando dice che Salvini avrebbe fatto una svolta europeista “dopo un caffè con Giorgetti”. Di più, Letta afferma anche con nonchalance che magari “tra un mese, davanti a un altro caffè” non si stupirebbe che Salvini “torni quello di prima”. Quindi, già ipotizza o addirittura auspica che la Lega esca dal governo? Nessuno intende fare il processo alle intenzioni, ma non può non colpire la naturalezza con la quale il neosegretario del Pd mette in conto anche questa ipotesi, dopo l’accorato appello dello stesso Mattarella a tutte le forze politiche di aderire a un governo di salvezza nazionale per battere la sfida della pandemia sul piano sanitario e economico. A meno che il Pd non abbia deciso di scaricare sui destini del Paese la sua profonda crisi di identità. Perché allora sì che il “nuovo” Pd rischierebbe di confermarsi appieno proprio quello che lo stesso Letta ha detto di voler combattere : “un partito di potere”.

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