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Il Patto Merkel-Macron sfida gli Usa e affossa l’Europa

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Il commento di Tino Oldani, firma di ItaliaOggi

«Qui si va molto al di là di una classica cooperazione rafforzata. Si tocca la sfera militare, e dunque politica per eccellenza. In questo senso è qualcosa di nuovo e di diverso, che ricorda qualcosa della vecchia Comunità europea di difesa, saltata negli anni Cinquanta proprio per volontà francese. È evidente che questa è una Francia diversa». Tra le tante analisi del nuovo trattato franco tedesco, firmato ad Aquisgrana da Angela Merkel e Emmanuel Macron, spicca per acutezza quella del professor Alessandro Mangia, docente ordinario di diritto costituzionale all’Università cattolica, uno dei pochi accademici a distinguersi dai corifei che sui giornaloni sono arrivati a spacciare questo trattato come un rafforzamento dell’Unione europea.

Intervistato da Federico Ferraù per il sussidiario.it, Mangia afferma l’esatto contrario: «Questo trattato accelera il processo di disgregazione dell’Unione europea». E punta il dito sul cambiamento più profondo e vero della convergenza franco-tedesca, quello militare: «Al di là delle formule di rito, il trattato, in realtà, fissa obiettivi nemmeno troppo generici in ambito militare e si prefigge di formalizzare, in questo ambito, quell’idea di Europa core che finora aveva avuto cittadinanza solo a livello finanziario. Sullo sfondo c’è l’idea di passare dalla sfera economico-commerciale alla sfera militare, e cioè politica per definizione. Non è causale che sia stata scelta Aquisgrana come sede per la firma».

Una svolta strategica, dietro quale la quale il professor Mangia intravede la scelta comune di Germania e Francia di schierarsi contro gli Stati Uniti di Donald Trump. Quest’ultimo, di fronte al fatto che la Germania può vantare il maggiore surplus commerciale nel mondo, superiore a quello della Cina, ha chiesto più volte che i paesi europei, Germania in testa, paghino la loro quota di adesione alla Nato, pari al 2% del pil, contribuendo così alle spese militari sostenute per lo più dagli Usa. Richiesta pressoché ignorata, visto che la stessa Germania intende arrivare alla quota del 2% con gradualità, solo tra qualche anno. Da qui la minaccia di Trump di aumentare i dazi sulle importazioni Usa dall’Europa, al fine di riequilibrare in parte la bilancia commerciale americana. «Del resto», spiega Mangia, «al di fuori di armi e tecnologia militare, non è che gli Usa abbiano ormai molto da esportare in Europa».

Ma è proprio su questo punto che Merkel e Macron hanno deciso sferrare il colpo. Afferma Mangia: «Il trattato è un no chiaro e tondo alle richieste americane, e si propone, non so con quale efficacia, di sviluppare un’industria militare e una forza d’intervento esclusivamente franco-tedesca, che possa prendere il posto del fornitore americano. Che questo possa poi avvenire a breve, avrei molti dubbi. Il mercato mondiale delle armi è soprattutto in mano ad americani e russi, che ne hanno fatto un volano economico. Andarlo a sfidare senza avere la capacità economica (e la volontà di spesa) di Usa e Russia è a dir poco velleitario. Eppure il segnale che si vuole lanciare è esattamente questo».

Circa l’interesse di Germania e Francia a sostenersi a vicenda in campo militare, Mangia osserva: «Non è che in Germania si risparmia solo sulle infrastrutture civili. Si è sempre risparmiato anche sulle spese militari, un po’ per ragioni di storia recente, un po’ perché si confidava nell’ombrello americano. Ma l’estate scorsa, dopo lo scontro con Trump, in Germania si è cominciato a parlare, sulla stampa tedesca, dell’opportunità di diventare una potenza nucleare, in barba ai trattati di non proliferazione del dopoguerra». Da qui la spinta verso un’intesa militare con la Francia. «La Germania è una potenza economica, ma un nano militare. La Francia, invece, di suo ha un’industria militare di qualche rilievo, storicamente sovralimentata dallo Stato; un esercito che in modo molto francese si definisce la Quarta armata del mondo; ha capacità e tecnologia nucleare sia civile che militare. Ha qualcosa vendere, insomma, che i tedeschi non hanno e non possono avere a breve. In cambio la Francia può ricevere accoglienza al vertice politico europeo come ‘regina consorte’ e vantare un rapporto privilegiato con il paese con il più alto surplus commerciale al mondo. Sembra uno scambio utile a entrambi».

Di certo non sarà utile per l’Italia. Anzi. Dice Mangia: «L’Italia è l’unico paese nell’Ue che, nonostante tutto, ha ancora una manifattura e un’industria militare capace di confrontarsi con Francia e Germania. Questo patto franco-tedesco, se mai avrà un effetto, avrà effetto soprattutto nei confronti dell’Italia e della sua industria militare, che è diretta concorrente dell’industria militare francese. Un mercato dal quale la Germania è sostanzialmente assente, a parte gli U-boot che ha smerciato alla Grecia dopo il 2011».

Inutile dire che, in questo contesto, si spiega molto bene il singolare ricorso di Emmanuel Macron all’Antitrust europeo per rimettere in discussione la cessione dei cantieri navali francesi Stx alla Fincantieri-Leonardo, ricorso immediatamente appoggiato dalla signora Merkel. Guarda caso, la Fincantieri stava proponendo alla Francia di estendere l’intesa anche al settore militare, in cui il gruppo italiano ha punti di eccellenza.

 

(Estratto di un articolo pubblicato su ItaliaOggi)

 

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