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Il lavorio di Mattarella, il tour di Giorgetti, il tandem Casaleggio-Di Battista

Arnese

Fatti, nomi, numeri, curiosità e polemiche. I tweet di Michele Arnese, direttore di Start, non solo su Mattarella e Draghi

 

IL LAVORIO DRAGHIANO DI MATTARELLA

 

IL LAVORIO TEUTONICO DI GIORGETTI

 

IL DRAGHI DI BERLUSCONI

 

L’AUTOCRITICA LOMBARDA DI LETIZIA MORATTI

 

LE RICHIESTE DI ZINGARETTI

 

MATTEO & MATTEO

 

CASALEGGIO & DI BATTISTA

 

QUISQULIE & PINZILLACCHERE

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PUNTO AGI SU MATTARELLA E GOVERNO DRAGHI:

Due parole di saluto consegnate ai cronisti che lo aspettano sotto casa, le prime pronunciate in chiaro dopo aver accettato l’incarico. Il resto è riserbo assoluto. Mario Draghi stringe sulla squadra di governo prima di tornare al Quirinale da Sergio Mattarella per sciogliere la riserva, e lavora tutto il giorno per comporre il mosaico dell’esecutivo che verrà.

L’ex numero uno della Bce rientra a Roma da Città della Pieve in mattinata, si ferma a lavorare qualche ora negli uffici della Banca d’Italia (nelle stesse ore a palazzo Koch, dove ha un ufficio fisso, è presente anche Fabio Panetta, membro dell’esecutivo della Bce) poi rientra nella sua abitazione romana, che lascia qualche ora dopo. Infine, in serata, un breve passaggio a Montecitorio. Trentasei minuti netti.

“Giornata di lavoro e riflessione in vista dei prossimi passi”, è l’unica indicazione che arriva dallo staff del premier in pectore. La lista è nelle mani di Draghi, il premier incaricato la sta mettendo a punto in queste ore sentendo alcuni dei diretti interessati, ma nessuna indicazione è stata consegnata ai partiti e alle forze politiche.

Secondo quanto trapela dovrebbero esserci delle caselle politiche, comunque non indicate dai partiti ma decise direttamente dall’ex banchiere centrale. “Non sarà un modello Ciampi, nè un modello Dini, sarà il modello Draghi”, dicono fonti vicine all’ex numero uno di Francoforte.

Che Draghi stia procedendo in totale autonomia lo conferma l’atmosfera sospesa che si respira nel palazzo. Matteo Salvini si aggira nelle vie intorno a Montecitorio, si ferma a un tavolo con un gruppo di cronisti e lascia intendere di non avere avuto nessuna indicazione da parte di Draghi sulla squadra. Stesso messaggio arriva dal Pd: ‘il professor Draghi ha detto a Mattarella che la lista dei ministri la scrive lui‘, riferisce una fonte Dem di primo piano.

Silenzio radio anche sulle frequenze di Arcore. Silvio Berlusconi, rientrato a Milano dopo una lieve caduta senza conseguenze nella sua villa romana sull’Appia antica, non ha più sentito Draghi dall’ultimo incontro faccia a faccia di due giorni fa a Montecitorio. Gli uomini vicini all’ex premier assicurano di non avere ricevuto nessuna comunicazione dal presidente del Consiglio incaricato sui nomi.

“Non sappiamo nulla di nulla di nulla”, giura Antonio Tajani nei corridoi deserti di Montecitorio. I contatti del premier incaricato ci sono invece con il Quirinale, anche se dal Colle negano che ci sia stato un colloquio seppur informale. Draghi avrebbe sondato i possibili candidati ai vari dicasteri, sentendo di quando in quando il Capo dello Stato, con il quale domani potrebbe fare una nuova ultima revisione, per poi sciogliere la riserva e annunciare la lista dei ministri.

Fonti vicine a Draghi invitano a ‘non stressare l’agenda’, ma la storia fa presumere che la mattinata potrebbe essere dedicata alle ultime limature: in passato spesso ci sono stati piccoli intoppi dell’ultimo minuto che hanno fatto slittare di qualche ora questo passaggio e chi lavora al dossier preferisce dunque indicare il timing della salita al Colle più al pomeriggio che al mattino di domani.

Se poi la quadra dovesse tardare si potrebbe arrivare a sciogliere la riserva e a indicare la lista dei ministri sabato (data oltre la quale sarebbe preferibile non andare, pur avendo il Quirinale lasciato massima autonomia sui tempi), per poter giurare lunedì.

Il metodo utilizzato finora è l’applicazione letterale dell’articolo 92 della Costituzione: “il Presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio dei ministri e su proposta di questo, i ministri”.

E infatti, a parte i diretti interessati (i futuri ministri), Draghi starebbe avendo contatti solo con il Quirinale e non avrebbe ancora sondato i partiti. Eppure nella squadra dell’ex presidente della Bce alcuni politici potrebbero esserci, magari non con grandi responsabilità di partito, ma la certezza matematica si avrà solo da domani in poi.

L’equilibrio in ogni squadra di governo è sempre difficile da trovare fino all’ultimo. Ma questa volta il manuale Cencelli non ha nessuna colpa, il rapporto con i partiti sarà fiduciario. Sono altri i discrimini che si stanno valutando.

Innanzitutto il rapporto tra tecnici e politici: i primi dovrebbero essere destinati ai ministeri più di snodo e saranno ovviamente persone di cui Draghi ha apprezzato curriculum e operato, mentre i secondi dovranno comunque avere competenze da mettere in campo. Molti potrebbero essere i politici che occuperanno le caselle di seconda fila, viceministri e sottosegretari.

Sicuramente un obiettivo dell’ex presidente Bce è un rapporto di genere adeguato a standard europei. E infine c’è il tema del rapporto tra continuità e discontinuità con i due governi politici di questa legislatura, ci dovrà essere qualche novità ma ci potrà essere qualche conferma e qualche ritorno.

“Sceglierò i migliori” ha assicurato Draghi ai partiti durante le consultazioni, e ai partiti il premier incaricato dovrebbe annunciare la lista prima di salire al Quirinale. Poi il giuramento, in streaming, a ricordare a tutti quanto la pandemia ancora sia la priorità del Paese.

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