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Il ddl Zan? Un rischio per la libertà di espressione. Parola di Stefania Craxi

“Concordo con chi vede nel ddl Zan un pericolo per la libertà di espressione data l’enorme discrezionalità lasciata al potere inquirente”, dice la senatrice di Forza Italia, Stefania Craxi, vicepresidente della Commissione Esteri di Palazzo Madama

 

Nel dibattito scatenatosi nell’Italia politica e mediatica del “politically correct”, che insegue i like di Fedez, che tira per la giacca le parole del premier Mario Draghi, si fa un gran parlare di Concordato. E qualcuno arriva a invocarne persino la revisione della revisione. Senza neppure approfondire un po’ lo spirito del Concordato di cui si sta parlando. Lo spiega la senatrice di Forza Italia, Stefania Craxi, vicepresidente della Commissione Esteri di Palazzo Madama, figlia di quel premier laico, socialista, riformista moderno, Bettino Craxi che con una “lungimirante impresa riuscì laddove per 30 anni non erano riusciti i leader della Democrazia Cristiana”. Così disse la Craxi al convegno, organizzato nella sala Zuccari del Senato dalla Fondazione intitolata allo statista socialista, in occasione del ventennale della morte dell’ex premier a Hammamet e del 36 esimo anniversario della revisione del Concordato. Il convegno si tenne nel febbraio 2020, solo poco più di un anno fa.

Nel titolo lo spirito del Concordato rivisto nel 1984: “Accordi di libertà”, così li chiamò Craxi che nella sua impresa ribadì “la centralità dell’individuo e delle sue libere scelte” e , ferma restando la centralità dei valori cattolici del popolo italiano, “mise su un piano di parità le religioni : dopo furono firmati accordi con i Valdesi, i Metodisti, le Comunità ebraiche…”, ricordò la senatrice Craxi in quell’evento. Erano presenti la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati, lo stesso Segretario della Santa Sede per i rapporti con gli Stati Paul Richard Gallagher e un prestigioso parterre di storici e studiosi.

Ora è proprio rifacendosi allo spirito della revisione dei Patti Lateranensi, ovvero lo spirito di “Accordi di libertà”, che la Craxi, in una intervista con l’agenzia di stampa AdnKronos, prende posizione a favore delle richieste del Vaticano sul ddl Zan, perché “non si tratta di religione ma di libertà di espressione”. Esordisce la senatrice: “Certo che è particolare vedere la Chiesa costretta a richiamare i valori di pluralismo e pensiero laico presenti nel Concordato, ma io credo che abbia fatto bene il Vaticano a chiedere il rispetto di quei valori. Perché qui non si tratta di religione ma di libertà di espressione”.

Quanto al ddl Zan, la senatrice osserva: “Per prima cosa la politica, che dovrebbe dare risposte sul piano politico-culturale per far crescere il Paese nel rispetto delle diversità e dei diritti, non si capisce perché dia sempre risposte penali. Seconda cosa, concordo con chi vede nel ddl Zan un pericolo per la libertà di espressione data l’enorme discrezionalità lasciata al potere inquirente”. Si chiede la Craxi: “La libertà di espressione è garantita, ma cosa fa un magistrato di fronte alla denuncia penale?”. Avverte un rischio: “E poi questo continuo cercare di proteggere i diritti delle minoranze non fa che ghettizzare altre minoranze”. Conclude: “La legge, così come è scritta, va in un senso inverso a quello che si vuole fare rispetto ai diritti delle minoranze e alla libertà di pensiero” . “Ma – osserva Stefania Craxi – credo che ci siano ampi margini per discuterne, anche tenendo presente le questioni avanzate dal Vaticano che, sottolineo, non riguardano la religione ma la libertà di espressione”.

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