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Il Corriere della Sera tifa Fassino per la Nato?

Fassino Nato

Fassino e Mogherini unici candidati italiani al segretariato generale della Nato? Ma nomi solo politici possono condurre alla sconfitta. Il corsivo di Francis Walsingham

 

Primo tra i “giornaloni” a scendere in campo nella partita per il nuovo segretario generale della Nato è stato il Corriere della Sera. E per la penna del suo analista diplomatico di punta, Maurizio Caprara, nipote di Massimo (lo storico segretario di Palmiro Togliatti) e per qualche anno consigliere di Giorgio Napolitano, nell’ultimo periodo trascorso alla presidenza della Repubblica, e direttore dell’Ufficio per la stampa e la comunicazione del Quirinale.

La tesi, sacrosanta, è che l’Italia ha il diritto (e il dovere) di partecipare alla corsa che si concluderà il 22 settembre 2022, quando scadrà il mandato dell’attuale segretario generale, il norvegese Jens Stoltenberg, in carica dal 2014. A fare da propellente, secondo Caprara, “un governo basato su una maggioranza ampia” e l’opportunità offerta dal “credito di Sergio Mattarella e di Mario Draghi”.

Sul credito di cui godono a livello internazionale il presidente della Repubblica e il premier nessuno nutre dubbi. Fino a prova contraria. Infatti, le due occasioni in cui a livello di nomine europee questo credito poteva essere capitalizzato (la scelta dei numeri uno dell’Agenzia spaziale e soprattutto dell’organismo di controllo sui servizi finanziari, Esma) sono sfumate. Evidentemente il credito di Mattarella e Draghi non basta. Né è detto che l’ampia maggioranza governativa possa muoversi sempre come un sol uomo. Tanto più se il candidato alla segreteria generale della Nato (o altrove) sia schiettamente di parte.

Il CorSera, in verità, non ha fatto nomi. Ma l’appello a una sorta di unità nazionale per conquistare l’ambito posto a Bruxelles pare viziato all’origine. “Se il segretario generale della Nato – scrive – fosse un italiano la nostra politica interna avrebbe una ragione in più per sprovincializzarsi”. Una motivazione che si fonda, insomma, prima di tutto sulla necessità che la solita mano salvifica arrivi dall’esterno per emendarci dalle nostre colpe.

Senza proporre nomi si poteva delineare una figura potenzialmente adatta. Tanto più con l’insegnamento dell’esperienza. L’esperienza dell’immotivata bocciatura del “politico” Franco Frattini nel 2014. A meno di pensare a priori che un esponente del centro-destra, sia pure moderato e preparato e di esperienza internazionale, non sia adatto a essere candidato a ruoli rilevanti. La richiesta avanzata dal CorSera di evitare “diatribe e schermaglie tra rumorose fazioni” sarebbe di conseguenza indirizzata al centrodestra, destinato a incassare la candidatura di un avversario politico e a favorirla per quanto possibile. Tutti i politici finora indicati da diversi giornali sono di area centro-sinistra.

Ora, usciti per diversi motivi Enrico Letta e Matteo Renzi dalla corsa, ne rimangono due, entrambi di provenienza Pd: il presidente della commissione Esteri della Camera, Piero Fassino, e la ex responsabile della politica estera europea, Federica Mogherini. Hanno il profilo adatto? Nonostante il primo sia alquanto stagionato e la seconda nel precedente incarico europeo abbia suscitato polemiche? Ecco perché è probabile che l’intonazione mainstream di una candidatura politica può condurre all’ennesima sconfitta. Mentre sarebbe ora di pensare a drastiche alternative.

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