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Conte Schlein

Perché Conte si frega le mani con Schlein alla guida del Pd

Che cosa succede e che cosa succederà fra Pd e M5s. I Graffi di Damato

Convinta evidentemente di essere una donna destinata a vincere per la capacità dimostrata, scalando la segreteria del Pd l’anno scorso, di non fare avvertire il suo arrivo al traguardo, o la sua partecipazione alla corsa, la giovane Elly Schlein non si è lasciata trattenere dal forse troppo anziano, prudente e vedovo depresso Romano Prodi. Che le aveva proposto di recente il tentativo di federare le opposizioni di sinistra “se ce ne fossero stati di disponibili a farsi federare”. E lei  invece ha continuato a inseguire il ben recalcitrante Giuseppe Conte, convinto di poterla sorpassare pur dalla metà dei voti rimasti alle 5 stelle dopo i suoi due passaggi a Palazzo Chigi.

Prodi, sempre lui, incapace evidentemente di tenersi per sé le cose ora che non ha più la moglie alla quale confidarle ottenendone l’affettuoso assenso, ha consigliato alla Schlein di non candidarsi a vuoto alle elezioni europee, non avendo alcuna intenzione di andare poi a fare davvero l’eurodeputata. Ma lei continua a pensarci, indecisa solo se candidarsi in tutte le circoscrizioni italiane o solo in alcune per tirare la volata all’uomo che potrà sostituirla quando lei dovrà scegliere dove e da chi, appunto, farsi rimpiazzare con la rinuncia imposta dalla sua prevalente funzione di parlamentare nazionale.

Questa volta senza bisogno di trasgredire a un consiglio contrario di Prodi, o di altri che nel Pd mostrano qualche riserva, la Schlein si sta infine preparando al duello televisivo con Giorgia Meloni, incerta sinora solo sul vestito da indossare, perché la sua armacromista di fiducia si è riservata di pronunciarsi solo all’ultimo momento, e senza sconti -credo- sulla tariffa. Tuttavia alla modica cifra di 2 euro e 20 centesimi, se intendesse spenderli e non limitarsi a leggerlo in una rassegna stampa di libero accesso per lei alla Camera, la Schlein potrebbe riflettere sulla prudenza, a dir poco, consigliatole oggi sul Corriere della Sera da Aldo Grasso. Che non è solo il critico televisivo del giornale italiano più diffuso, ma un signor esperto di comunicazione, già dirigente Rai e tante altre cose.

“Meloni – ha scritto Grasso – parla a un elettorato con cui è già in sintonia, sia sul piano sintattico che dei contenuti (se deve andare in bagno non si fa scrupolo di dirlo). Schlein parla a una più generica “opposizione”, forte solo di una sfuggente moltiplicazione dell’io: dopo avere suggestionato più i passanti che gli elettori, la sua immagine è prigioniera di un “morphing continuo”. Che è il dissolvimento digitale di un volto sino a diventare un altro. È un po’ come mettersi al bivio, contestato sulla Stampa da Francesca Schianchi, “tra perdere e perdersi”.

“In un confronto tv – ha infine avvertito Grasso – sono necessari un’identità netta e obiettivi politici in grado di inchiodare la maggioranza alle sue responsabilità e alla verifica dei fatti. Altrimenti sono in agguato due insidie: perdere con Meloni e consegnare l’opposizione a Conte”. Concordo, modestamente.

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