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I militari russi anti Covid-19 sono in Italia con il via libera Usa. Parla Sapelli

di

Giulio Sapelli

La missione dei militari russi anti Covid-19 in Italia vista da Giulio Sapelli, storico, economista ed esperto di geopolitica

 

Quali cambiamenti si possono attendere nei rapporti dell’Italia con il resto del mondo, e segnatamente con le due superpotenze rivali Usa e Cina che si stanno contendendo la fedeltà del nostro Paese?

Io spero vivamente che questa crisi insegni agli italiani una volta per tutte cos’è la Cina, ossia un Paese che si spaccia come grande potenza ma dove la gente mangia ancora gli animali senza macellarli con tutte le regole igieniche del caso. Del resto, dal mio punto di vista, collaborare con la Cina è come collaborare con la Germania nazista. Per carità, lo abbiamo fatto in passato, ma su piccoli scambi, ad esempio lavorando con le acciaierie di Hitler. Ma essere, per tornare all’attualità, l’unico Paese del G7 che ha firmato un Memorandum of Understanding con Pechino, ossia con un Paese che non riesce neanche a dirci la verità sul Coronavirus, è semplicemente una vergogna.

Anche lei avrà però notato quel recente sondaggio secondo cui gli italiani si sentono più al sicuro in un’alleanza con la Cina piuttosto che con gli Usa.

La mia reazione davanti ai sondaggi è ricordare la famosa massima di Churchill di cui si omette di norma la seconda parte. Mi riferisco ovviamente alla frase “La democrazia è il sistema di governo meno peggiore che abbiamo”, e la seconda parte era “fino a quando non si parla con gli elettori”. Ad ogni modo, quel sondaggio non mi sorprende affatto. Non scopriremo mica adesso che la Cina si è comprata mezzo Nord Italia e alcune industrie di punta, ma anche buona parte del nostro establishment di cui il nostro attuale ministro degli Esteri è l’esponente meno illustre? O che i cinesi – vedi la storia emblematica delle donazioni di mascherine – sono maestri assoluti della propaganda? Io credo che dobbiamo essere contenti se non siamo ancora un paese occupato militarmente. Da questo punto di vista, c’è da dire però che gli Usa sembra si stiano svegliando, a differenza di altri…

A differenza di chi, professore?

Chi è ancora avvolto in un sonno profondo sono quei giornalisti paludati che quando hanno visto arrivare i militari russi in Italia hanno gridato all’invasione, senza capire minimamente che quei soldati erano lì perché li hanno mandati gli americani.

Sta forse dicendo che quel famoso convoglio che ha attraversato mezzo paese a bandiere (russe) spiegate non è arrivato su iniziativa di Putin e del nostro governo?

Dietro quel convoglio c’è chiaramente l’accordo tra Russia e Usa per costruire un fronte comune contro la Cina. Una cosa che a noi sfugge completamente perché siamo diventati del tutto incapaci di riconoscere una mossa diplomatica classica come far fare al vassallo ciò che l’imperatore non può fare.

Eppure qui si è gridato allo scandalo.

Le persone che hanno lanciato l’allarme russo in Italia ovviamente non sanno chi è Henry Kissinger e cosa fece quasi mezzo secolo fa con Mao in funzione anti-Breznev. Non conoscendo questo precedente, non sono stati ovviamente in grado di riconoscere questo piccolo ma significativo tentativo di riavvicinamento russo-americano. E chi hanno scelto come cavia, Washington e Mosca, se non il vassallo che ha permesso alla Cina di comprare con quattro soldi gran parte del Paese e della classe dominante?

(estratto di una conversazione più ampia pubblicata il 30 aprile su Start Magazine; qui la versione integrale)

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