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Perché in Cina aggrediscono H&M, Burberry, Adidas e Nike?

di

H&M

H&M, Nike e altri brand occidentali stanno affrontando un boicottaggio in Cina per le dichiarazioni contro il presunto uso del lavoro forzato per produrre cotone nella regione dello Xinjiang

 

Un Boicottaggio infuria via social in Cina contro i brand occidentali H&M e Nike ma anche Burberry, Adidas e New Balance.

Mercoledì la tv di Stato cinese ha fatto partire una campagna di boicottaggio nei confronti del marchio di abbigliamento H&M.

Il motivo è una dichiarazione dell’azienda svedese risalente al 2020 in cui affermava di non volersi più rifornire con il cotone proveniente dallo Xinjiang per il sospetto che gli uiguri fossero sottoposti a lavori forzati.

Dopodiché i giornali cinesi hanno attaccato per gli stessi motivi altri brand occidentali come Burberry, Adidas, Nike e New Balance. Tanto che alcune celebrità cinesi stanno cancellando i contratti firmati con Nike e H&M.

Le azioni Nike sono crollate di oltre il 3% giovedì a Wall Street, mentre le Adidas sono scese di oltre il 6%. A Londra, Burberry ha perso oltre il 4%. Anche le azioni H&M sono scese di quasi il 2% in Svezia.

Ma perché quelle dichiarazioni aziendali sono riemerse sui social media cinesi a distanza di così tanto tempo?

Il braccio di ferro tra il mondo del fashion e le autorità di Pechino arriva all’indomani dell’introduzione di sanzioni contro funzionari cinesi. Lunedì scorso Unione Europea, Stati Uniti, Gran Bretagna e Canada hanno annunciato sanzioni proprio per le presunte violazioni dei diritti umani nello Xinjiang.

Tutti i dettagli.

IL BOICOTTAGGIO CINESE

Sui social esplode la rabbia degli utenti cinesi che lanciano appelli a boicottare la firma sportiva Nike, all’indomani di quelli contro il gigante svedese dell’abbigliamento H&M. E adesso anche alcune celebrità stanno cancellando i contratti firmati con i due brand.

Gli attacchi sono iniziati mercoledì quando la Youth League del partito ha richiamato l’attenzione sui social media su una dichiarazione di H&M nel marzo 2020 secondo cui il colosso dell’abbigliamento avrebbe smesso di acquistare cotone dallo Xinjiang, nel nord-ovest della Cina.

COSA HA FATTO H&M

La società svedese, il secondo più grande rivenditore di abbigliamento al mondo, ha affermato di essere “profondamente preoccupata” per le segnalazioni di lavoro forzato nella regione cinese del Nord-ovest.

IL LAVORO FORZATO NELLO XINJIANG

Già lo scorso anno H&M aveva annunciato la fine della collaborazione con un produttore cinese accusato di lavoro forzato ai danni delle minoranze etniche della regione.

SPARITI I CAPI DI ABBIGLIAMENTO H&M DALLE PIATTAFORME E-COMMERCE CINESE

Giovedì mattina, la ricerca di “H&M” ha prodotto zero risultati sulle piattaforme di e-commerce, tra cui Taobao di Alibaba, JD.com e Pinduoduo, l’app di elenco dei negozi di Meituan Dianping, app di mappe di Tencent e Baidu.

A differenza di alcuni paesi occidentali, dove vende online principalmente tramite la propria app o sito Web, H&M si affida a una rete di piattaforme di e-commerce di terze parti per la distribuzione in Cina. Nel paese del Dragone alcune “super app” hanno sostituito infatti singole app e siti Web.

La Cina continentale è stata uno dei quattro mercati più grandi per vendite per H&M nel 2020, durante il quale il gigante della moda ha gestito 445 negozi fisici in 146 città del paese.

COSA HA DICHIARATO H&M CINA

Come sottolinea TechCrunch, H&M sembra aver ritirato la sua controversa dichiarazione del 2020.

Un comunicato di H&M Cina ha affermato che l’azienda globale ha sempre gestito la propria catena di approvvigionamento in “modo aperto e trasparente”. Ha sottolineato che “la sua decisione non rappresenta alcuna presa di posizione politica”, confermando i suoi investimenti di medio-lungo termine nel Paese asiatico.

L’ATTACCO A BURBERRY, ADIDAS, NIKE, NEW BALANCE E ZARA

Ma il boicottaggio non riguarda soltanto il marchio svedese.

Ieri il Global Times, tabloid di partito, ha puntato il dito contro Burberry, Adidas, Nike, Tommy Hilfiger e New Balance per aver fatto “osservazioni taglienti” sul cotone dello Xinjiang già due anni fa. In articolo separato la testata ha riportato una presunta dichiarazione di Zara che riferiva di avere “un approccio di tolleranza zero nei confronti del lavoro forzato”.

IL COMUNICATO DI NIKE INCRIMINATO

Come per H&M, anche per Nike sui social ha iniziato a circolare un vecchio un comunicato riguardo il lavoro nello Xinjiang.

“Siamo preoccupati in merito a segnalazioni di lavori forzati nella regione autonoma uigura dello Xinjiang e collegati a essa”, si legge nel comunicato Nike, precisando di “non rifornirsi in prodotti provenienti dallo Xinjinag e di aver avuto conferma dai propri fornitori che non vengono utilizzati tessuti o filati da quella regione”.

Al momento non è chiaro quando i vertici della Nike abbiano pubblicato il comunicato incriminato, in quanto non riporta una data.

La Cina ha replicato, definendo “completamente infondate” le accuse e avvertito che non consentirà a nessuno di screditarla.

SCHIERATE ANCHE LE CELEBRITÀ CINESI

Secondo China Global Television Network, Wang Yibo, star di “The Untamed” con 38 milioni di followers su Weibo, ha detto che si oppone a “qualsiasi atto per imbrattare la Cina”. Wang, popolare cantante e attore, ha quindi annunciato la rescissione dei contratti di sponsorizzazione con H&M e Nike.

Stessa decisione da parte dell’attrice cinese Tan Songyun, 23 milioni di followers su Weibo.

Come riporta NbcNews, Burberry ha visto il suo iconico motivo scozzese rimosso dagli abiti indossati dai personaggi del popolare videogioco “Honor of Kings”, secondo un post sull’account Weibo ufficiale del gioco.

LA BETTER COTTON INITIATIVE

Già ad inizio 2020 altri noti brand quali Adidas, New Balance e Burberry, membri della Better Cotton Initiative, avevano sospeso i rifornimenti in materia prima proveniente dallo Xinjiang per mancanza di garanzie sul non utilizzo di lavoro forzato nella catena di approvvigionamento.

PERCHÉ PROPRIO ORA?

Non è chiaro perché la dichiarazione di H&M e di Nike sullo Xinjiang dello scorso anno siano riemerse. Né se i giganti cinesi di Internet abbiano ricevuto ordini dal governo di rimuovere i negozi online e le informazioni offline di H&M.

Quel che è certo è che le tensioni diplomatiche tra Cina e paesi occidentali sono aumentate questa settimana. Lo Xinjiang, insieme ad altre questioni, è al centro delle sanzioni contro Pechino.

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