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I discorsi di Roosevelt e Truman mai pubblicati

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I discorsi di Roosevelt e Truman in onore di Thomas Jefferson ci ricordano che è possibile coltivare l’ottimismo in tempi di crisi. L’articolo di Alessandro Albanese Ginammi, Istituto per la Cultura dell’Innovazione

Il 12 aprile 1945, il vicepresidente Harry S. Truman stava preparando il discorso alla radio che sarebbe stato trasmesso la sera seguente in occasione del Jefferson Day, la ricorrenza che Franklin Delano Roosevelt aveva istituito per il compleanno del terzo presidente degli Stati Uniti d’America.

Circa 700 miglia a sud, nel suo ritiro a Warm Springs, il presidente Roosevelt aveva dato il tocco finale al suo discorso per il Jefferson Day, che doveva essere trasmesso subito dopo quello del vicepresidente. Ci aveva lavorato tutta la settimana e a un certo punto aveva annunciato con orgoglio ai suoi ospiti di aver completato la bozza. Mentre la tavola veniva apparecchiata per il pranzo, si lamentò di un improvviso e penetrante dolore alla testa. Si accasciò in avanti sulla sua sedia e non riprese mai più conoscenza.

I due discorsi per il Jefferson Day non furono mai consegnati. Truman aveva intenzione di concludere il suo discorso dicendo: «La prossima voce che sentirete sarà quella del presidente degli Stati Uniti». Ma il pubblico americano non ha mai udito quell’introduzione e non ha mai più sentito la voce familiare di Roosevelt.

Truman e Roosevelt non hanno mai tenuto i loro discorsi, ma un articolo pubblicato dal New York Times ci dice oggi dove possiamo leggerli. Il che solleva la questione: perché vale la pena di rileggerli adesso? Nonostante il contesto specifico in cui questi discorsi sono stati scritti, i temi che mettono in evidenza sembrano ancora attuali, 75 anni dopo. Come ha commentato il quotidiano americano: «Nella loro percezione del poliedrico Thomas Jefferson, il presidente e il vicepresidente hanno giustamente colto il curioso mix di fiducia e ansia che ha a lungo definito la mente americana».

Settantacinque anni fa Roosevelt e Truman erano pronti a invocare Jefferson per ricordare alla nazione che è possibile coltivare l’ottimismo in tempi di crisi, la civiltà in mezzo ai conflitti e la fiducia di fronte all’incertezza. I loro discorsi non consegnati raccontano la storia di due Jefferson — quello aristocratico, che ispira i nostri più alti ideali — e quello proletario, agricoltore, che ci ricorda che “noi, il popolo”, in realtà, contiamo. A quanto pare, ora più che mai, abbiamo bisogno di entrambi.

Qui potete leggere il discorso di Truman e qui trovate quello di Roosevelt.

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