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David di Donatello

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I David di Donatello tra tappeti rossi, tartine e nervi scoperti

Dentro Cinecittà si brinda tra star sorridenti e politica in passerella, mentre fuori monta la protesta degli invisibili del set. Un cinema italiano spaccato tra glamour e rabbia, con Roma al centro e le periferie che si prendono la scena. I retroscena dei David di Donatello 2026

 

La “Grande Abbuffata” (di tartine, non di premi)! Se fosse un film, sarebbe il titolo perfetto per descrivere l’atmosfera a Cinecittà per i David di Donatello: un mix tra la Grande Bellezza e una fila alle poste in un giorno di sciopero. Ad accogliere gli invitati un tappeto rosso chilometrico, che si snodava tra scenografie monumentali greco-romane che facevano sentire tutti un po’ imperatori e un po’ comparse di serie B. Ad accoglierci, un esercito di controllori manco fossimo al G7 e una folla di fotografi pronti a immortalare il festival del ritocchino e degli outfit stravaganti.

Il cocktail della disperazione

Gente in smoking che si azzuffava per un arancino, mentre l’alcol continuava a scorrere. È lo spettacolo del cocktail pre-cerimonia dei David, bellezza! Intanto, file interminabili di aspiranti Vip si affollavano per ricevere l’attenzione delle decine di fotografi che affollavano gli spalti dell’anfiteatro. Una disperata ricerca dei quindici minuti di fama che contrastava con la naturalezza e la disponibilità di attori e registi.

Nel firmamento di stelle che affollavano il red carpet prima della cerimonia dei David, tra dolci afferrati da vassoi trasportati da camerieri che maledicevano il proprio lavoro e un calice di bollicine, a brillare di luce propria (e non per il botox d’ordinanza delle colleghe) c’era lei: una Matilde De Angelis in stato di grazia. Sorridente, alla mano, quasi “normale” nel suo approccio gentile con tutti, se non fosse stato per il vestito da capogiro. E che dire di Luca Marinelli? Il “bello e tormentato” del cinema italico ha spiazzato tutti: niente pose da intellettuale ombroso, ma tanta simpatia e battute fulminanti scambiate con chiunque gli capitasse a tiro.

L’amore di Quattrocchi per la Sicilia, devastata dalla Mafia

La stella più brillante dell’aperitivo pre-cerimonia e dell’intera serata è stata, però, Aurora Quattrocchi. Prima di ricevere il premio come attrice protagonista per Gioia Mia, la vulcanica attrice palermitana si è fermata a conversare con noi per alcuni minuti del suo amore per la Puglia e il Sud Italia, esprimendo rammarico per lo stato della sua bella Sicilia, devastata dalla Mafia.

La passerella dei politici

Passerella di velluto anche per la politica, accorsa in massa per farsi baciare dai flash. In prima fila, petto in fuori, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, impegnato a spiegare il suo piano per il “cinema autarchico” (ma con tecnologia spagnola?), scortato dalla sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni.

Non poteva mancare il sindaco Roberto Gualtieri, con la fascia tricolore d’ordinanza e il sorriso di chi spera che i David nascondano le buche della Capitale. Avvistati anche diversi parlamentari, primi fra tutti il leghista Durigon e Luciano Nobili, tutti molto impegnati a studiare… il buffet.

I forconi del ciak

Ma mentre dentro Cinecittà si brindava alla faccia dei tagli, fuori dai cancelli di via Tuscolana l’aria era decisamente meno frizzante. La protesta era un muro di facce stanche e striscioni al veleno: c’erano i tecnici, gli operatori, i montatori e tutto l’esercito degli “invisibili” del set che vedono i fondi ministeriali sparire nel nulla.

Tra i megafoni si intravedevano i soliti volti del sindacalismo cinematografico e i collettivi dei precari dello spettacolo, pronti a ricordare che “senza di loro il David non è che un pezzo di metallo”. Il contrasto era servito: fuori la rabbia di chi non sa se domani lavora, dentro l’ansia di chi non sa se il tartufo è abbastanza fresco.

David, il Veneto si prende tutto e Roma rosica

Il colpaccio ai David lo fa Francesco Sossai. Il suo Le città di pianura – un canto disperato sulla distruzione del paesaggio veneto con tanto di celebrazione della Tomba Brion di Carlo Scarpa – si porta a casa otto David, sette tra i più pesanti: miglior film, regia, produttore (Marta Donzelli e Gregorio Paonessa di Vivo Film con Paolo Del Brocco di Rai Cinema e Lucky Red), sceneggiatura, attore protagonista (Sergio Romano), canzone e pure montaggio al veterano Paolo Cottignola.

Sossai, trentenne cresciuto a Berlino ed ex assistente di Guadagnino, ha lasciato a bocca asciutta i “poteri forti” romani. La vittoria di Marta Donzelli, poi, è la rivincita dopo le dimissioni forzate dal Centro Sperimentale sotto i colpi della destra ministeriale.

Il messaggio è arrivato forte e chiaro: il cinema italiano si odia, odia Roma e cerca la salvezza in periferia. E ora, tutti a cercare l’ultimo bicchiere di quello buono per affogare i dispiaceri e i tagli al bilancio.

Sipario!

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