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Che cosa ci sarà dopo il governo M5S-Lega. Il commento di Polillo

di

Lombardia

L’analisi di Gianfranco Polillo

 

Comunque vadano le cose, in questa crisi surreale, l’unica certezza è che i 5 stelle non potranno più essere il pivot del governo che verrà. Non solo perché gli elettori li hanno puniti, dimezzandone il peso politico. Ma perché, come a Roma e Torino, hanno avuto la loro occasione ed hanno fallito. La cosa peggiore sarebbe quella di far finta di nulla e ripetere lo psicodramma di questi ultimi diciotto mesi. Periodo, in cui, la crisi italiana non solo non si è risolta, ma aggravata. Basti guardare a tutti gli indicatori economici, orientati verso il basso, decisamente peggiorati anche rispetto ai non brillanti risultati degli anni precedenti.

Il primo problema che Sergio Mattarella dovrà affrontare sarà quello della presidenza del Consiglio. Occorre un uomo di esperienza. Giuseppe Conte è stato, al più, un mediatore culturale tra due opposte etnie: gli uomini del Pil e quelli della “decrescita felice”. Lo si è visto chiaramente a proposito della Tav: prima contrario e poi a favore. Ma nulla a che vedere con quanto previsto dall’articolo 95 della Costituzione, secondo il quale: “Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del governo e ne é responsabile”.

Altra leggenda da sfatare è quella della “politica dei due forni”. Fu l’espediente tattico di un uomo come Giulio Andreotti. Una specie che, nel frattempo, non si è riprodotta. Nelle mutate condizioni politiche, non più segnate dai drammi della “guerra fredda”, che, in qualche modo, ne nobilitarono gli intenti, sarebbe solo lo stanco esercizio di rituale senza anima. Va, quindi, da sé che il prossimo presidente del Consiglio, stando almeno ad una previsione ragionata, non potrà che essere un uomo d’esperienza. Disposto ad esercitare quei poteri che gli sono attribuiti dalla Costituzione.

Forse, almeno una parte dei 5 Stelle non gradirà. Mugugneranno sulla fine della loro grande illusione. Quel “cambiamento” che non aveva la forza intrinseca e nemmeno il realismo necessario, per imporsi in una società che non è disposta a seguire i capricci di una forza culturalmente minoritaria. Ma dovranno rassegnarsi. Come si diceva all’inizio sono giunti sfiancati all’appuntamento con la crisi. Del resto la situazione del Paese è quella che è. Le vecchie politiche sono fallite. Lo spettro della recessione morde le caviglie dell’Europa intera. Nella stessa Germania del rigore, si parla di abbandonare il mito di una stabilità finanziaria fino a a se stessa, per approdare verso trasformazioni profonde di un “modello di sviluppo”, sempre meno compatibile con l’evolversi della situazione internazionale.

A Sergio Mattarella spetta il difficile compito di pilotare questa crisi. Lo farà guardando soprattutto alla prospettiva di carattere più generale. Di cui gli equilibri parlamentari sono solo una componente. All’indomani delle elezioni politiche, nel dare l’incarico a Carlo Cottarelli, aveva già mostrato di non temere l’eventualità di nuove elezioni. Uno schema destinato a ripetersi se le soluzioni che gli verranno prospettate non avranno quel minimo di decenza che si richiede in questi tempi bui. È bene quindi che nessuno degli attuali protagonisti si affretti a cantar vittoria. Potrebbe cadere in una cocente delusione.

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