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F-35, profughi, energia: ecco cosa farà la Germania

F-35b

Non solo F-35. Tutte le mosse della Germania legate alla guerra Russia-Ucraina. Il punto di Pierluigi Mennitti da Berlino

 

La novità di giornata in Germania legata all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia arriva dal fronte degli armamenti. Secondo l’agenzia di stampa Dpa, il governo tedesco progetta l’acquisto di 35 Joint Strike Fighter-F35 della Lockheed Martin per sostituire gli aerei della flotta Tornado, introdotta più di 40 anni fa, nel quadro di un programma miliardario di ammodernamento dell’aviazione.

F-35, COSA FARA’ LA GERMANIA

L’F-35 è considerato l’aereo da combattimento più moderno al mondo, scrive la Dpa, e viene acquistato per la condivisione nucleare della Germania, un concetto di deterrenza della Nato in cui gli alleati hanno accesso alle bombe nucleari statunitensi. A causa della forma speciale e del rivestimento esterno, la macchina è difficile da rilevare per i radar nemici, aggiunge la nota di agenzia. Secondo un rapporto del portale “The Pioneer”, lo stanziamento del governo per l’acquisto degli F-35 ammonterebbe a 15 miliardi di euro.

DOSSIER F-35

Sempre secondo la Dpa, resta in piedi il progetto di acquisto di 15 nuovi Eurofighter che verranno utilizzati nei compiti finora eseguiti dai vecchi Tornado, per il combattimento aereo elettronico, interrompendo, sopprimendo e attaccando le posizioni di difesa aerea nemiche.

CAPITOLO PROFUGHI PER LA GERMANIA

Nel frattempo, sono più di 120.000 i profughi ucraini accolti finora in Germania, la maggior parte arrivata attraverso Berlino, la città diventata una sorta di avamposto occidentale della migrazione. Con treni e autobus direttamente partiti da Leopoli, o dai primi centri di smistamento polacchi. La catena della solidarietà si è messa in moto dalle prime ore della guerra e adesso si muove a pieno organico. Vengono riaperti i centri allestiti durante la crisi siriana del 2015/2016, mentre strutture temporanee di prima accoglienza sono state approntate nei vecchi aeroporti dismessi o sottoutilizzati come i berlinesi Tegel e Schönefeld. Mentre Berlino è destinata geograficamente ad assorbire il primo impatto, gli altri Länder sono già pronti per accogliere gli ucraini che verranno smistati.

LE PREVISIONI SUI PROFUGHI

Si prevede che il flusso dei profughi aumenti nei prossimi giorni, quando ci si attende un salto di qualità. Quelli giunti finora sono i migranti del primo momento, coloro che hanno avuto ancora il tempo di organizzare con una certa preparazione la fuga e che hanno subito meno lo shock dei bombardamenti. Da ora in poi, chi arriverà, porterà con sé maggiormente i segni della guerra e degli stenti e avrà bisogno di assistenza materiale e anche psicologica. Anche le scuole si stanno preparando per accogliere gli scolari che, ove possibile, saranno organizzati in classi separate con docenti di lingua ucraina o russa.

LA QUESTIONE ENERGETICO

Il dibattito politico invece verte ancora sulla questione energetica. In un’intervista all’edizione domenicale della Frankfurter Allgemeine Zeitung, il ministro dell’Economia e del Clima Robert Habeck ha fatto il punto sul processo di sganciamento dalla dipendenza energetica russa. Un processo lento, che può essere accelerato sul carbone ma che incontra seri problemi sul gas. Il ministro ha assicurato che entro l’autunno la Germania sarà in grado di rinunciare completamente alle importazioni di carbone russo: “Ogni giorno che passa diciamo addio a una parte del carbone russo”, ha detto Habeck, ma sul gas i problemi restano insolubili, almeno sul breve-medio periodo. Si discute su quanto fonti geograficamente alternative, come l’Algeria o un aumento del flusso di gas dalla Norvegia, possano aiutare a sostituire quello proveniente da Mosca, ma Habeck ha invitato a non farsi troppe illusioni: “Quando si tratta di gas, le cose sono più complicate perché la Germania non ha proprie capacità di importazione di gas liquido”.

DOSSIER GNL

Sul fronte LNG, il cancelliere Olaf Scholz ha annunciato la settimana scorsa la decisione di accelerare la realizzazione di due rigassificatori nei porti di Brunsbüttel e Wilhelmshaven, sul Mare del Nord. Una questione che si trascinava da tempo, con i due porti in competizione per un rigassificatore e una volontà politica non proprio determinata sul tema. L’ipotesi rigassificatore era stata lanciata più come moneta di scambio con gli Usa per il via libera di Washington al Nord Stream 2. Ora diventa un tassello della rimodulazione dell’approvvigionamento energetico tedesco, anche se per la costruzione dei due terminal ci vorrà tempo.

I SUBBUGLI POLITICI IN GERMANIA

Pressioni arrivano adesso dall’opposizione cristiano-democratica. Il leader della Cdu Friedrich Merz ha chiesto al governo di rinunciare al gas russo trasportato attraverso il Nord Stream 1, mentre l’esperto di politica estera del partito Norbert Röttgen ha spalleggiato con più forza la richiesta di embargo immediato delle fonti energetiche russe: ci costerà molti soldi, ma è l’unico modo per incidere davvero sull’economia di Mosca e costringere Putin a interrompere l’offensiva. Habeck, però, ha ancora una volta declinato l’ipotesi: con un divieto di importazione immediato, saremo costretti a confrontarci con scarsità di forniture per il prossimo inverno, ha detto alla Faz, con una serie di conseguenze a catena difficilmente gestibili come crisi economiche, alta inflazione e centinaia di migliaia di persone che potrebbero perdere il lavoro. La crisi energetica produrrebbe una crisi sociale. La via maestra, ha concluso il ministro, resta quella di accelerare sulla transizione e velocizzare i tempi del passaggio alle rinnovabili.

CAPITOLO CENTRALI MILITARI

Si discute anche della possibilità di prolungare l’attività delle tre centrali nucleari che, secondo i piani della transizione energetica, dovrebbero andare in pensione a fine anno, decretando l’ufficiale fuoriuscita della Germania dall’energia atomica, e dell’opportunità di dilazionare anche la fuoriuscita dal carbone, che il nuovo governo voleva anticipare entro la fine di questo decennio.

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