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Germania, ecco l’appello preoccupato di Merkel sul Coronavirus

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I numeri crescenti del contagio da Coronavirus in Germania. L’appello di Merkel ai cittadini. I timori per il sistema sanitario tedesco. E il dialogo teso tra Berlino e Bruxelles sulle misure di anti epidemia. Il punto di Pierluigi Mennitti

“Dalla seconda guerra mondiale nessuna sfida dipende così tanto dalla nostra azione solidale: la situazione è seria, prendetela seriamente anche voi”. Per una politica abituata a discorsi poco emotivi e pieni di contenuti e dettagli, quello pronunciato sulle reti televisive pubbliche è stato un messaggio passionale. Un intervento registrato, diffuso in coda ai telegiornali serali delle reti pubbliche e anticipato in una sintesi di due minuti dalla Bild online. Un appello ai cittadini a seguire finalmente le regole adottate da governo e regioni per provare a “rallentare la diffusione del contagio”. Regole che incidono sulla vita di ciascun cittadino: “Ma ora dobbiamo, e questo è essenziale, ridurre per quanto possibile la vita pubblica nel paese, naturalmente con raziocinio e misura”. Lo Stato continua a funzionare e i rifornimenti sono assicurati, ha ripreso Merkel, e manterremo il più possibile le attività economiche.

La cancelliera ha invitato a evitare fenomeni di accaparramento e a mostrare anche in questo caso solidarietà verso gli altri cittadini, assicurando che i rifornimenti alimentari saranno garantiti in ogni momento.
Nessuna ulteriore misura restrittiva è stata annunciata. La comunicazione che in serata la cancelliera avrebbe fatto un discorso alla nazione aveva scatenato ipotesi su possibili ulteriori decisioni. Si discute se non sia necessaria l’introduzione di un divieto di uscita da casa, dal momento che in moltissime città le persone (e in particolare i giovani) non sembrano seguire i consigli a ridurre i contatti sociali. Pressioni in tal senso arriverebbero anche da Bruxelles, ha rivelato oggi la Welt, ma la costituzione tedesca non prevede una disposizione di tal genere a livello nazionale: solo comuni e regioni possono adottarla, come ha fatto oggi la cittadina bavarese di Mitterteich, primo caso in tutta la Germania. Ma la cancelliera non ha escluso nulla per il futuro: valuteremo costantemente la situazione e adegueremo le misure all’evolversi dell’epidemia.

Merkel ha cercato toni confidenziali e anche personali, come quando ha paventato il rischio che anche “l’eccellente sistema sanitario tedesco” possa andare in crisi, qualora la diffusione dell’epidemia gonfiasse il numero dei ricoverati: “Non si tratta di mere statistiche ma di madri e padri, nonne e nonni, dei propri partner”, ha detto. Ha poi mostrato comprensione per il disagio legato alle misure restrittive, ricordando di essere cresciuta in un paese (la Ddr) che vietava di muoversi fuori dal proprio paese. Ma questo “è un compito storico che si può vincere insieme” ha ancora detto, molto dipenderà da come seguiremo le regole: “Abbiamo nelle nostre mani la vita di tante persone care”, ha concluso utilizzando, chissà se consapevolmente, un tono diverso rispetto a quello di Boris Johnson qualche giorno fa. Ma ha anche voluto sottolineare differenze con sistemi politici autoritari: “Siamo una democrazia che non si basa sulla costrizione ma sul sapere condiviso e sulla partecipazione”.

E’ ”la distanza” il ”mezzo che ognuno deve utilizzare contro il virus”, per evitare il contagio da Covid-19. Merkel ha citato il ”consiglio dei virologi, che è chiaro: non bisogna stringersi le mani, che invece vanno lavate a fondo e spesso. Quindi mantenere una distanza di almeno un metro gli uni dagli altri ed evitare contatti con gli anziani, perché sono quelli maggiormente in pericolo”. Merkel ha quindi espresso un richiamo alla ”responsabilità di tutti i cittadini”, affermando che ”le misure statali rischiano di non avere efficacia se non utilizziamo lo strumento più efficace contro la diffusione del virus che siamo noi stessi. Non dobbiamo cadere nel panico, ma dobbiamo sapere che nessuno è al sicuro e che abbiamo bisogno di tutto il nostro impegno”.

La cancelliera è dovuta ricorrere a un evento eccezionale, come il messaggio alla nazione, per sensibilizzare la popolazione sulla gravità della situazione e chiedere ai suoi cittadini di prendere sul serio le misure introdotte. E questo la dice tutta sulla natura delle società occidentali di oggi, che sembrano incapaci di affrontare con solennità e responsabilità sfide drammatiche e inattese, che impongono cambi negli stili e nelle abitudini di vita. Non sono solo i giovani a trasgredire: oggi, primo giorno di chiusura dei negozi ritenuti non essenziali a Berlino, la polizia cittadina è intervenuta per chiudere 130 esercizi commerciali illegalmente aperti.

L’intervento televisivo della cancelliera è la testimonianza che la diffusione del contagio ha preso una brutta piega anche in Germania. Angela Merkel non aveva mai utilizzato lo strumento del messaggio diretto ai cittadini nei suoi quattro anni di mandato al di fuori del consueto appuntamento di fine anno, qui riservato al capo del governo e non al presidente della Repubblica che parla a Natale. Neppure durante i mesi difficili della crisi finanziaria 2008-2009.

Tali appelli sono stati in verità molto rari anche nella storia della Bundesrepublik, legati a momenti davvero eccezionali. Il predecessore di Merkel, Gerhard Schröder, uno che faceva dell’empatia con i cittadini uno dei suoi punti di forza, vi ricorse due volte: nel marzo 1999, all’inizio della guerra in Kossovo a cui la Germania prese parte per la prima volta dopo il secondo conflitto mondiale e nel marzo 2003, all’inizio della guerra in Iraq a cui la Bundeswehr invece non partecipò. Anche Helmut Kohl si presentò davanti alle telecamere due volte nello stesso anno 1990, in altrettanti momenti storici: il 1° luglio per l’introduzione della moneta unica tedesca e il 2 ottobre, alla vigilia della riunificazione. Drammatico fu invece l’appello di Helmut Schmidt nell’ottobre del 1977: era il periodo del terrorismo Raf e l’ex cancelliere parlò alla popolazione in occasione del rapimento del presidente degli imprenditori Hanns Martin Schleyer. Occasioni solenni o tragiche che si contano sulla punta delle dita e scandiscono la storia di una nazione. Ma questo è il primo che racconta una crisi globale, di cui quella tedesca è solo una parte.

Merkel ha però anche dovuto reagire alle critiche di chi l’accusa di aver atteso troppo tempo prima di assumere le redini dell’emergenza. Nei primi tempi tutta la gestione della crisi e della comunicazione era stata lasciata al ministro della Salute Jens Spahn, agli esperti dell’istituto Koch e al virologo della Charitè di Berlino. Solo l’11 marzo, a crisi oramai inoltrata, la cancelliera ha affrontato per la prima volta in pubblico l’emergenza coronavirus, in una conferenza stampa con il ministro della Sanità. Nei giorni successivi è però divenuto evidente che la cancelleria abbia avocato a sé il timone della regia, con qualche intoppo come avvenuto nel coordinamento con i Länder. Non le è riuscito di semplificare a livello federale la catena di comando e le misure vengono oggi suggerite dal governo: per la loro applicazione restano competenti le regioni e ognuno le declina secondo le proprie sensibilità e responsabilità. Alla fine l’accusa è che la ritardata reazione di Merkel possa aver rallentato l’adozione delle misure di contrasto e contribuito alla scarsa sensibilità mostrata dai cittadini, specie dai giovani che sembrano non aver compreso la serietà della situazione. È stato perso tempo prezioso, tanto più che l’evoluzione in Italia mostrava a tutti l’entità della minaccia in arrivo.

Un giorno prima, un’altra tedesca al vertice di un’istituzione, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva fatto un’ammissione tanto onesta quanto sconcertante: “Tutti coloro che non erano degli esperti hanno sottovalutato la situazione”.

Ultimo aggiornamento sui contagi, dato delle 19 del 18 marzo sulla base dei dati forniti dai ministeri della Sanità dei Länder (dati generalmente più aggiornati rispetto a quelli ufficiali del Koch Institut). I numeri mostrano un’accelerazione esponenziale: 12.050 contagi, 31 morti, 71 guariti. Gli epicentri sono sempre a ovest e a sud: Nordreno-vestfalia 4.268, Baden-Würrtenberg 2.184, Baviera 1.798. Nella capitale il numero dei contagi è salito a 383. In quarantena è finito anche il sindaco di Berlino, che aveva incontrato qualche giorno fa l’ambasciatore di Israele, risultato oggi positivo. Questa mattina il presidente del Koch Institut ha esortato i cittadini a seguire le restrizioni delle autorità e ha lanciato un allarme: “Siamo all’inizio dell’epidemia, se non riusciremo a ridurre i contagi, nel giro di due-tre mesi potremmo contare fino a 10 milioni di casi”. Una prospettiva che fa tremare anche il robusto sistema sanitario tedesco.

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