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Vi racconto il caos calmo in Germania sul Coronavirus

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Che cosa succede in Germania sul Coronavirus? Tutti gli aggiornamenti nell’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

Le parole sono state trovate, le misure conseguenti meno. La Germania si chiude di fronte all’atteso dilagare del contagio, ma lo fa in ordine sparso, con misure che si rincorrono di ora in ora, differenti da regione a regione, senza che si sia riusciti a trovare un coordinamento centrale che, pur tenendo conto delle diverse evoluzioni sul territorio (e dell’organizzazione federale delle competenze) gestisse unitariamente le decisioni di maggiore impatto sulla vita economica e sociale. Così la Germania sta perdendo il vantaggio temporale di un’epidemia partita con una decina di giorni di ritardo rispetto all’Italia. Il triste conteggio fermo alla giornata di ieri è di oltre 2500 casi e 5 morti.

LE REGIONI LITIGANO, FALLISCE IL TENTATIVO DI TROVARE STRATEGIE COMUNI

Per contrastare quella che la stessa Angela Merkel ha definito una “situazione più insolita rispetto a quella della crisi bancaria”, la cancelliera aveva riunito nel tardo pomeriggio di ieri i presidenti dei 16 Länder tedeschi, con l’obiettivo di trovare una linea unitaria sulle linee guida con cui affrontarla. Un incontro durato almeno due ore in più del previsto tra scontri e litigi, come raccontano questa mattina i quotidiani, al termine del quale Angela Merkel si è dovuta limitare a lanciare ai tedeschi in diretta tv una serie di appelli comportamentali: evitate dove possibile i contatti sociali, annullate anche gli eventi con meno di mille partecipanti, la funzionalità dello Stato deve essere preservata, il cuore centrale dell’economia deve continuare a funzionare.

IL NODO DELLA CHIUSURA DELLE SCUOLE

Mentre tutti i paesi vicini, seppure in ritardo, adottano via via misure sempre più restrittive in vigore già dalle prossime ore (dalla Francia al Belgio, dalla Danimarca alla Norvegia, dalla Polonia all’Estonia), la Germania demanda ai Länder le decisioni pratiche più stringenti, a partire da quello che è diventato il punto centrale di queste ultime ore: la chiusura delle scuole. Il più ascoltato virologo del paese, Christian Drosten della Charité di Berlino, presente nella task-force che accompagna il ministro della Salute Jens Spahn, ha detto ieri di aver cambiato idea sull’argomento. Sulla base di uno studio scientifico americano, il blocco delle manifestazioni pubbliche combinato alla chiusura delle scuole risulta una misura “estremamente efficiente” per ottenere l’obiettivo che la politica dice di voler perseguire: rallentare la velocità del contagio e spalmarlo su un arco di tempo più lungo per evitare il collasso degli ospedali. La risposta emersa dalla riunione di ieri è invece che una chiusura generale delle scuole in tutto il paese non è al momento contemplata. È ipotizzabile in alcune regioni l’anticipazione delle vacanze pasquali, ma qualsiasi decisione è demandata ai Länder. Le cronache raccontano di scontri accesi tra presidenti (Baviera favorevole da un lato, Assia contraria dall’altro) e tra alcuni di essi e la ministra federale dell’Istruzione (contraria).

DECISIONI AFFIDATE AI SINGOLI LANDER, CHE UNO DOPO L’ALTRO ORDINANO DI CHIUDERE

Così le regioni vanno per conto loro, a seconda della gravità della situazione locale e del momento. La chiusura delle scuole potrebbe comportare un passo in avanti deciso verso il blocco progressivo delle attività, data la difficoltà per molti genitori di barcamenarsi tra figli e lavoro. Alcune comunità locali, regionali o cittadine, hanno già deciso di compiere il passo. Baviera, Saarland, Berlino e Bassa Sassonia l’hanno annunciato questa mattina, la città di Halle (con 250 mila abitanti la più grande della Sassonia-Anhalt) l’ha formalizzato già da ieri. Nordreno-Vestfalia e Baden-Württemberg, due delle regioni più colpite, decidono in queste ore. L’elenco si aggiorna di minuto in minuto. Singolarmente i Länder stanno adottando altre misure restrittive, come il divieto di visite negli ospizi in Baviera. Una cascata di notizie provenienti da ogni angolo del paese sta inondando le agenzie di stampa e le testate online.

Per la capitale la chiusura delle scuole sarà a tappe: si comincia lunedì con gli istituti superiori. La vicenda di Berlino è un po’ il simbolo di quel che sta accadendo, della complessità del processo decisionale e dell’indeterminatezza dei responsabili politici. Il sindaco Michael Müller si era finora distinto per una certa resistenza ad adottare misure coraggiose, attirandosi negli ultimi due giorni critiche furibonde da parte della stampa locale. Il clima generale è cambiato, l’opinione pubblica si è d’un colpo sensibilizzata e allarmata, e il sindaco sta prendendo decisioni che appena 48 ore fa aveva rifiutato: dalla chiusura delle scuole a quella di club e discoteche, fino all’annullamento di concerti ed eventi culturali e alla chiusura dei musei. Un passo in avanti due giorni fa, la decisione di far disputare a porte chiuse la partita di calcio di una delle due squadre cittadine è stata presa dall’amministrazione sanitaria del quartiere in cui si trova lo stadio.

La Germania si scopre così imballata nelle decisioni di fronte alla crescita improvvisa dei contagi. Fino a un paio di giorni fa l’emergenza non era il tema esclusivo del dibattito pubblico. In due giorni lo è diventato e fra poco i cittadini si chiederanno dove erano i politici che avrebbero dovuto avere la lungimiranza di anticipare alcune mosse, magari guardando quanto stava accadendo nella vicina Italia.

OSPEDALI: RINVIARE GLI INTERVENTI PROGRAMMATI, ATTREZZARSI PER I PAZIENTI DEL CORONAVIRUS

Indicazioni comuni sono state invece prese per la strategia ospedaliera. Molte misure sono già contemplate nei piani pandemici, che il ministro Spahn aveva fatto scattare già nei giorni scorsi. L’imperativo è lasciare i posti letto disponibili per i malati di coronavirus. Da lunedì prossimo tutte le operazioni, gli interventi e i ricoveri non urgenti già pianificati dovranno essere rimandati a data da destinarsi. La decisione ultima spetta naturalmente ai medici, i costi saranno coperti dalle casse mutue pubbliche. Le strutture ospedaliere sono anche chiamate a programmare e implementare l’ampliamento del personale medico e infermieristico per rafforzare la tenuta dei reparti di terapia intensiva. “È un banco di prova per il sistema sanitario, per l’intero paese e per la politica”, ha detto il presidente della Baviera Markus Söder, uno dei più risoluti nella riunione di ieri.

LA QUESTIONE DELLE RESTRIZIONI ALLE ESPORTAZIONI DI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE

Sulla questione delle esportazioni di dispositivi di protezione personale e mascherine che coinvolge l’Italia (ma anche la Svizzera) e di cui ieri Start Magazine ha dato conto c’è da registrare solo la posizione specificata un paio di giorni fa dal ministro della Salute Spahn. Si era parlato di blocco alle esportazioni, il ministro ha detto che si è trattato di un equivoco e che si tratta di “restrizioni”. Ha aggiunto che, data la scarsità dei prodotti, la Germania vuole assicurarsi che le partite vadano dove c’è davvero bisogno, giacché nelle ultime settimane su questi prodotti si è aperto un mercato al rialzo e molta merce veniva consegnata a chi pagava di più: per questo è ora necessaria un’autorizzazione e si farà in modo di velocizzarla. Ha assicurato che una corsia preferenziale sarà data ai paesi dell’Ue. Sarà bene non farsi tuttavia troppe illusioni. Il blocco delle esportazioni fu fatto anche dall’Italia, ogni paese massimizza le proprie risorse. Sempre due giorni fa, a una domanda specifica, Merkel ha detto che non siamo di fronte a un terremoto, dove c’è un’area sola di crisi, l’emergenza invade tutti.

ECONOMISTI CHIEDONO UN FONDO DI SALVATAGGIO PER LE AZIENDE

Già varate le norme per la facilitazione del ricorso da parte delle aziende ai fondi per sostenere la riduzione dell’orario di lavoro ed evitare licenziamenti. Sei esperti, in rappresentanza dei principali istituti economici, hanno presentato un piano articolato di interventi che il governo sta discutendo, nel quale c’è la richiesta di allentare i vincoli di bilancio e rinunciare allo Schwarze Null, di favorire la liquidità, di sospendere alcuni obblighi fiscali, di anticipare l’abolizione prevista per il 2021 della tassa di solidarietà e di estenderla anche alle aziende. Gli economisti propongono anche la costituzione di un vero fondo statale di salvataggio per le aziende, come quello che salvò le banche durante la crisi finanziaria del 2008.

Il piano del governo sarà presentato oggi dai ministri delle Finanze e dell’Economia. L’industria, dal canto suo, chiede investimenti massicci, ritenendo di basso profilo le misure esistenti e già annunciate da Altmaier (Economia) nei giorni scorsi, come i fondi della KfW per la liquidità alle aziende. Ormai si fa conto che la Germania andrà in recessione, l’economia era in affanno già prima della crisi e la prospettiva di misure più stringenti che potrebbero bloccare parte del sistema produttivo rende tutto più nero.

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